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sweet umarells

Nel 2003 c’era un blog che leggevo sempre. Era scritto da un gruppo di passsi bolognesi che scrivevano di umarells e zdaure. Dovevo scegliere dove andare, se Napoli, Trento o Bologna. Scelsi Bologna per la sorella, le torri, Guccini e per quel blog che raccontava di una città di provincia rossa e un po’ vecchia, e io queste cose me le sono sentite sempre un po’ cucite addosso.
Quattordici anni dopo con quel tizio che scriveva il blog, quello degli umarells, ho cominciato a lavorare. Mi chiama e mi chiede se ho letto ciò che ha scritto. Si diverte lui, sorride sempre. E ieri, dietro la tivvù che poi non è proprio tivvù ma solo perché forse la tivvù è cambiata, io lo guardavo e rincorrevo tutti i pensieri di quando a 18 anni leggevo le sue parole, proprio le sue, e quelle parole restavano parole e non avevano volti né suoni né accenti. E ora, 14 anni dopo, lui dice “socc’mel bam bam” e io mai avrei immaginato che dietro a tutte quelle parole lette ci fosse un suono così gentile di vita.

Ho in me ancora moltissima tenerezza, quando mi guardo nelle foto dei videomeichers e penso a che vita pazzesca mi scorre addosso. E ancora un enorme bisogno di conforto e abbracci.

antonella-pascale

Posted on Mag 11, 2017 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

la bomba

Senti che bomba. Lo sguardo smarrito della psicologa che in un colpo si vede annullati mesi di parole spese per il perdono. Imparare a perdonarsi, questo Antonellina non lo sapeva fare.
Se quel giorno anziché avesse allora vedi poteva andare.
Se quel giorno.
Se Antonellina.
Se quel giorno Antonellina non fosse stata Antonellina.
Una casa che voleva avere la forma di un abbraccio e si è fatta cenere per quel giorno in cui Antonellina ha fatto l’Antonellina che è cambiata. Si credeva migliorata. Si credeva cresciuta. Si credeva più giusta e di fronte al pubblico scettico difendeva con orgoglio la fatica del voler essere migliore.
“Vai” gli ha detto.
Il pubblico dirà “vedi che avevo ragione io?”. No, risponderà Antonellina, e lei lo sa il perché solo che non lo sa spiegare.
E allora ascoltatemi. Via il telefono, spegnete la tv. Non ascoltate altro che me.
Difendetela, abbiatene cura. Regalate ad Antonellina una carezza e un abbraccio. Perdonatele tutto, almeno per un po’. Stringetela al petto e assicuratevi che il suo batta. Accertatevi che mangi, che dorma, che abbia tutto ciò di cui ha bisogno. Siate una buona compagnia. Usate la comprensione e quando non capite non cercate altro da ciò che è in grado di dire. Portate pazienza, siate buoni. Per un po’. Siate per lei ciò che ora non è in grado di essere. Fate per lei ciò che ora non è in grado di fare. Allontanatevi se non potete darle tutto questo. Via, lontani voi e i vostri problemi. Lontani voi e i vostri imbarazzi. Non è il momento. Via da lei tutto ciò che non può chiamare speranza.

Posted on Apr 2, 2017 in Canto meglio di Apicella | 0 comments

8 marzo

Mi ricordo un 8 marzo, la serranda della cucina era abbassata e dai fori entrava la luce di primavera. Forse facevo le medie, o le elementari, non ricordo. So che ero grande abbastanza per togliermi il pigiama, vestirmi e lavarmi da sola. So che avevo lo zaino pronto per la scuola, perché lo zaino si preparava la sera prima perché non bisognava scordarsi niente. Io mi ricordo, eccome se me lo ricordo, che in via Pitagora al numero 10 in Castella Grotte entrava quella luce di primavera e papà, che all’ora del mio risveglio era già al suo secondo giro di giostra, entrò in casa con quattro mazzetti di mimosa gialli, di un giallo così fosforescente, quasi abbagliante, che a quella luce di primavera faceva una pernacchia. Io mi ricordo, eh se mi ricordo, la sua fatica di dover vivere con quattro donne e sentirsi sempre in minoranza. Sempre in perdita, sempre in cerca di una sintonia che non ha mai avuto.

Posted on Mar 8, 2017 in Giuro sulla testa dei miei figli | 0 comments