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Bologna, canzone triste

Io speravo, visto che sono un’ingenua, che dal 5 marzo anche le mie giornate sarebbero migliorate. Pensavo che le mie giornate avrebbero avuto contorni più nitidi, che non ci sarebbe stata più nebbia e che il sol dell’avvenire altro non era che l’arrivo della primavera marzolina e del blu dove dev’esser blu, e del rosso mattone Bologna delle case lì dove già sono le case. Invece il 5 marzo quando mi sono svegliata ho scoperto che non era cambiato niente, o che forse era cambiato tutto tranne il colore del cielo e del rosso mattone Bologna.
Allora il 5 marzo ho cominciato ad essere triste e oggi, che invece è 11 marzo, continuo ad essere triste. Ma non triste come vi sentite voi quando la mattina aprite il giornale e scoprite che Luigi Di Maio è così un bravo ragazzo. La tristezza, che è uno stato d’animo, vista così è anche bella. La mia tristezza, dal 5 marzo, invece non è mica bella. Allora lunedì 5 marzo sono andata dalla dottoressa per un fastidio che avevo e quella, anziché dirmi che non era niente di ché, mi ha prescritto medicine, diete e controlli. Allora quando sono uscita dallo studio medico e pioveva di quella pioggia nè da ombrello nè da capo scoperto, ho cominciato a camminare dalla periferia al centro e le facce della periferia, tra bulli poveri e stranieri, erano tristi almeno quanto la mia. Allora mi sono sentita come in quel romanzo russo che Caramazov mi ha regalato, in cui c’è un tizio che cammina per strada, cerca il Cremlino ma è così sbronzo che al Cremlino non ci arriva mai. E nel viaggio da Mosca a Petuškì incontra gli angeli che lo scherniscono e gli dicono delle cose. Ecco, i bulli i poveri e gli stranieri del quartiere San Donato di Bologna erano tipo gli angeli di Erofeev, solo che io non ero ubriaca ma solo triste. E con cento euro in meno per la mia traversata a New York. Allora dovevo correre verso il rassicurante centro, che anche lì pioveva, però ci sono i portici e la gente lì è più ricca e quindi meno triste. Con la pioggia avevo risolto, con la tristezza un po’ meno. Il mio farmacista di fiducia mi salverà dalla tristezza, ho pensato. Che voi forse non lo sapete ma in via San Vitale a Bologna c’è un farmacista che si chiama Federico Aicardi che non lo so come ha fatto a prendere la laurea in farmacia, perché quando lo conosci non ti sembra uno che ci sta tanto con la testa. Che forse è per questo che la gente ci va, così si sente meno malata. E pure io, che ho fatto un master in comodità, quando devo andare in farmacia col cavolo vado da altri. Piuttosto allungo, penso, crepi la pigrizia!
Poi c’è da dire che Federico è il farmacista-musicista più famoso di Bologna, perché lui era amico di Dalla, Guccini e con la Pivano ci ha scritto pure un pezzo. Ha sette profili su Facebook perché ha troppi amici, ma non come me e voi che di amici ne abbiamo forse cinque e su Facebook settecento. I suoi sono amici per davvero, perché se vai ad un suo concerto scopri che tutti gli vogliono bene e cosa sono gli amici se non quelli che ti vogliono bene. Mi chiedo spesso.
Allora sono entrata in farmacia ma delle medicine prescritte ne mancava una. “Non ti preoccupare Antonella, domani passo a trovarti a Palazzo Belloni – che poi è dove lavoro – e ti porto la medicina così ti curi”.
Il giorno dopo Federico a Palazzo Belloni ci è entrato davvero e ha detto che era il farmacista di Antonella e che doveva darmi una cosa. Io non lo so se a voi è mai capitato di avere un farmacista che con la pioggia e la nebbia viene a trovarvi a lavoro, ma non credo onestamente perché di una cosa sono certa ovvero che voi non siete come me, ovvero tristi come me. Non come nella settimana dal 5 all’11 marzo, almeno. Infatti la cosa vi ha stupiti e mi avete chiesto perché un farmacista, per di più famoso in città, faccia la Montagna che va da Maometto. E non il contrario, che sarebbe anche giusto. Poi, il fatto che insieme alla medicina mi abbia portato in regalo anche il suo miglior disco con le canzoni più famose e dopo la consegna mi abbia fatto una carezza e si sia congedato con un “ciao bella bimba”, voi questa cosa qui non la capirete mai. E tutto questo per dirvi quanto, nella settimana più triste dell’anno – forse ma non ci giurerei che le prossime non saranno mica uno scherzo – ho capito che al mondo ci sono due tipi di persone: quelle di fiducia e poi tutti gli altri. E che chi ti vuol bene, vedi Caramazov, non rientra nella prima cerchia corale. E alla luce di quanto appena detto, temo che anche la settimana dal 12 al 18 marzo sarà una bella impresa.

Posted on Mar 11, 2018 in Culona inchiavabile | 0 comments

Christmas blues

Negli anni novanta credevo fosse colpa dei regali mai giusti e mai solo per me.

Un anno ho pensato fosse colpa di quella brutta litigata tra mamma e nonno Giacomo.

Negli anni duemila pensavo che fosse colpa della ribellione adolescenziale.

Tra il 2004 e il 2011 pensavo invece che fosse colpa del dover lasciare Bologna per qualche giorno e “dio che dramma! E se poi non riesco a tornare?”

Dal 2012 e il 2015 credevo fosse colpa delle assenze definitive.

Nel 2016 era colpa della depressione, degli attacchi di panico, dei brutti sogni, della vita ferma e lontana.

Oggi, 2017 dopo Cristo, nonostante Paolo, nonostante il sole a Bologna, nonostante la scelta di risparmio giusta e ponderata, nonostante Saturno lontano dal segno della Vergine e quindi alèalèalè, nonostante e finalmente l’attuazione di soluzioni pratiche al Christmas Blues, vorrei come regalo la fine di questo dramma annuale. Andare a letto, dormire, riuscire a dormire, smetterla di sognare, non pensare o pensar bene, o addirittura meglio, vorrei non sentirmi costretta, vorrei litrate di bevande che mi accoppino e quelle però le abbiamo ma non funziona, vorrei non doverlo dire eppure lo dico.

Promesse per il 2018. Risolvere il mio problema con il natale.

Posted on Dic 25, 2017 in Giuro sulla testa dei miei figli | 0 comments

E non abbiam bisogno di parole

Mi manca il cioccare dei piatti la domenica mattina, le cozze gratinate. Mi manca il fresco delle lenzuola stese al sole ad asciugare e poi stirate con la stessa cura con cui si prendeva cura degli altri. Mi manca la sua certezza nel credere che in qualche modo ce l’avremmo fatta, mi manca la zuppa di pesce con la razza e tutto il resto, la focaccia calda del mattino. Mi manca la sua idea di speranza, le verze al vino che non mangiavo, che dopo averci lasciate Luigina ha rifatto e io ne sono andata matta. Mi manca sentirmi in colpa per tutti quei giorni in cui non la chiamavo e mi manca non poterlo più fare. Mi manca l’odore del suo caffè e il suo berlo a sorsini dopo il riposo del pomeriggio. Mi manca non poterle dire che a volte mi sento sola, che sto lavorando tanto e a volte troppo, che se ci fosse ancora non potrei lavorare così tanto perché lei verrebbe prima di tutto. Mi manca non sentire i suoi passi sulle ciabatte consumate, l’odore di fumo di sigaretta sulla giacca da casa grigia, le sue mani ruvide che accarezzavano le mie guance da bambina. Mi manca l’idea di saperla nonna e quanto in Rebecca avrebbe rivisto gli occhi e le stesse espressioni della sua seconda figlia. Mi manca mamma in questi giorni di successi personali, quando tutto il mondo mi dice brava e lei non c’è più e non lo può sapere quanto, tutto sommato, ci sia del vero in quel brava.

Posted on Nov 24, 2017 in La patonza deve girare | 2 comments

Unter den linden

E domani sarà ancora Berlino.

Via tutto, avanti il bello che abbiamo da anni. Unter den linden, spogli, drammatici come l’inverno, viviamo il continente. Fatti ariete per me mio Paolo, l’u-bahn 3 verso Koloniestrasse. Bando ai dispiaceri, mi porti tra le pagine che leggi e i disegni che mi fai. JLo ha un cuore così grande che in due ci staremo benissimo.

Fai la valigia dai, buonanotte.Buonanotte beibi.

Berliner strasse

Posted on Nov 10, 2017 in L'Italia è il paese che amo | 1 comment