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le sorelle non tradiscono

Ciò che loro hanno, e io non ho, e l`amore e fiducia e piacere sempre ed ogni giorno in e per qualcuno che non rientra nella genealogia Pascale.
Niente di grave, nessuna mancanza prepotente. Solo mi chiedo cosa voglia dire avere quella cosa lì, e nel frattempo averla sublimata ma mai davvero avuta. Per incapacità, per sfortuna, per chissà quale diavolo di motivo che non sia io, ma poi alla fine sono io.
Una colonna sonora, un film, ora esco e vado da quella che sento e chiamo famiglia ma che famiglia non é. Persone. Qualcuno che mi abbracci perché preziosa e meritevole d`amore.
Viva, come sono tutte quelle cose che hanno bisogno di cura e carezze.

Posted on Set 15, 2019 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

sweet umarells

Nel 2003 c’era un blog che leggevo sempre. Era scritto da un gruppo di passsi bolognesi che scrivevano di umarells e zdaure. Dovevo scegliere dove andare, se Napoli, Trento o Bologna. Scelsi Bologna per la sorella, le torri, Guccini e per quel blog che raccontava di una città di provincia rossa e un po’ vecchia, e io queste cose me le sono sentite sempre un po’ cucite addosso.
Quattordici anni dopo con quel tizio che scriveva il blog, quello degli umarells, ho cominciato a lavorare. Mi chiama e mi chiede se ho letto ciò che ha scritto. Si diverte lui, sorride sempre. E ieri, dietro la tivvù che poi non è proprio tivvù ma solo perché forse la tivvù è cambiata, io lo guardavo e rincorrevo tutti i pensieri di quando a 18 anni leggevo le sue parole, proprio le sue, e quelle parole restavano parole e non avevano volti né suoni né accenti. E ora, 14 anni dopo, lui dice “socc’mel bam bam” e io mai avrei immaginato che dietro a tutte quelle parole lette ci fosse un suono così gentile di vita.

Ho in me ancora moltissima tenerezza, quando mi guardo nelle foto dei videomeichers e penso a che vita pazzesca mi scorre addosso. E ancora un enorme bisogno di conforto e abbracci.

antonella-pascale

Posted on Mag 11, 2017 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

“se uno ama, l’amata la vuole vedere”

Era il 9 agosto del 2015. Eravamo io, Paolo, Chiara, Michele e Valentina. C’era la piada con alici, squaquerone e rucola. C’era il sole e forse l’idea di un amore che la sera prima a 118 km di distanza era stato tradito. C’era il giornale e la puntata sugli amori rock.
Stasera ho ritrovato quella pagina.
Questa è la risposta a chi mi chiede perché conservo sempre tutto ciò che credo bello.

stefania-sandrelli-gino-paoli-la-stampa

Il cantautore e l’attrice, la passione ha sapore di sale

Nella loro storia, un tentato suicidio e una canzone immortale

di Fulvia Caprara

In un’inquadratura lenta, precisa, sensuale, Stefania Sandrelli appare distesa, a pancia sotto, intenta a prendere il sole su una spiaggia deserta, nella prima sequenza di uno dei suoi film capolavoro, Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli. L’immagine di quel corpo morbido e moderno, invitante ma non aggressivo, richiama subito una nota musicale, un accordo celeberrimo che parla di mare, di spiaggia, di passione.

Era il 1965 e Sandrelli, già contesa dai registi più famosi, interpretava Adriana, ragazza fragile e remissiva, incapace di sopravvivere nel demi monde dello spettacolo dove ogni sogno, per una donna sola, ha un costo alto e inevitabile. Niente in comune con la vera Stefania Sandrelli che due anni prima, nel giorno del quindicesimo compleanno, 5 giugno ’61, aveva conosciuto Gino Paoli, scatenando un’irresistibile attrazione di cui una figlia, Amanda, e una canzone, Sapore di sale, sono i frutti migliori. Lui era di scena alla Bussola di Viareggio, lei aveva una voglia matta di conoscerlo, adorava il suo modo di cantare, lo aveva visto in tivù e avrebbe fatto di tutto per farsi invitare a ballare. Non fu difficile. Quella fanciulla in fiore, vestita di verde acqua, un abito con le frange che partivano da sotto il seno, colpì subito l’autore. La differenza d’età era proibitiva, Paoli aveva quasi trent’anni e, sulle prime, tentò di sottrarsi. Ma fu un attimo, poi non ci fu più niente da fare.

Gli incontri segreti
Cominciarono fughe e segreti, incontri e appuntamenti clandestini. La minorenne spensierata, cresciuta in Versilia con il sogno della danza classica e la mania del cinema, sgattaiolava via di notte, calandosi dalla finestra, attenta a non farsi beccare dalla madre, per poi rientrare all’alba, con l’aiuto della cameriera, dopo scorribande d’amore, corse sull’auto scoperta del cantante, jazz, baci, sesso in pineta. Tutto pur di stare insieme, sfidando i divieti, la realtà che vedeva Paoli regolarmente coniugato con Anna Fabbri (Sandrelli, all’inizio, non lo sapeva) e il pericolo di essere solo una delle tante conquiste del musicista sciupafemmine.

Più tardi le note suggellarono l’incantesimo, sulla sabbia dove lei si lasciava cadere, accanto a lui, nelle sue braccia, lontano da tutto, «lontano da noi, dove il mondo è diverso, diverso da qui». Sì, è vero: Sapore di sale parlava di lei e le altre, anche se c’erano o c’erano state (nel ’61 il cantautore aveva dedicato Senza fine a Ornella Vanoni e l’attrice ha dichiarato di ritrovare se stessa anche, o forse di più, in Che cosa c’è), non arrivarono a provocare quell’onda di desiderio, quello struggimento amoroso di uno degli evergreen più amati della storia della canzone italiana.

Alla radice dell’ispirazione c’erano la nostalgia e forse la consapevolezza che il cinema, a poco a poco, avrebbe separato gli amanti. L’ex ragazzina, che ormai viveva a Roma mentre Paoli l’avrebbe voluta a Milano, stava diventando diva. Sotto il sole dell’estate del ’63, mentre Sapore di sale balza in vetta alle classifiche, Sandrelli gira a Sciacca Sedotta e abbandonata di Pietro Germi. Paoli continua a tempestare di telefonate la casa di famiglia, la signora Sandrelli risponde che Stefania non c’è anche quando c’è. Quando i due riescono a comunicare volano parole grosse, sono i litigi della paura, quelli di quando si è lontani e si avverte che il filo sta per spezzarsi.

Amanda, figlia d’arte  
Alla fine è il cantante-poeta che non regge, una nuvola di disperazione gli offusca la mente, lo spinge a prendere una pistola e a spararsi un colpo al cuore. Che, per fortuna, si blocca intorno al pericardio: «Il suicidio – dirà più tardi – è l’unico arrogante modo dato all’uomo per decidere di sé. Eppure io sono la dimostrazione che neppure così si riesce a decidere davvero…». Lei, tra molte cautele, riceve la notizia sul set. Parte subito, si precipita in ospedale, tenta di sdrammatizzare dicendo una cosa semplice, logica, che non fa una piega e ricorda le battute di certi suoi personaggi, lievi, disincantati, innocenti solo in apparenza: «Se mi ami talmente tanto, perché vuoi morire? Se uno ama, l’amata la vuole vedere».

Così succede che Paoli riesca a ridere, uscendo dal buio che l’aveva avvolto, tornando a credere in quell’amore, nato proibito e diventato necessario. Un anno dopo, nell’ottobre ’64, nasce Amanda, una figlia che più «d’arte» non si può. L’intesa tra i genitori, cantautore glorioso e attrice di fantastico talento, va avanti ancora un po’. L’equilibrio è difficile da mantenere, il cinema incalza. Paoli non approva certe scelte, non vorrebbe che la sua compagna recitasse in Io la conoscevo bene e si oppone fieramente alla prospettiva di vederla nella Noia di Damiano Damiani, tratto dal romanzo di Moravia, e poi interpretato da Catherine Spaak. La fine di tutto arriva intorno al ’68. Ma la memoria del legame impetuoso resta, intatta, nel sapore di mare, nel «gusto un po’ amaro di cose perdute».

Posted on Feb 17, 2017 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

un mondo di intenti

“Stava al mondo in un modo così gentile che era bello guardarlo”, ha scritto Paolo Nori.
Io questa frase qui me la sono appuntata come tutte quelle volte che leggo una cosa bella e temo di dimenticarla. Poi comunque la dimentico però magari poi la ritrovo e quando la rileggo è come una preghiera, la leggo eppure non la leggo perché tante di quelle volte l’ho letta da riuscire a scandire lettera per lettera, la cadenza con cui l’ho letta si ripete nonostante gli anni e in quel momento sento tutta la vita addosso. E quando succede è così bello che il quaderno degli appunti dovrebbero insegnarlo a scuola.

Le mie psicologhe sono due donne molto belle.
La prima mi ha tenuto la mano per un po’ di tempo e poi mi ha lasciata andare da un’altra. Non ho ancora chiesto perché, eppure la cosa mi ha fatto un po’ male, ma come? ora che avevamo cominciato a conoscerci mi lasci? cosa ho fatto, cosa c’è di sbagliato in me? non sono particolarmente interessante? vuoi che sia altro? diventerò altro. Non c’è stato verso, io non ero abbastanza per lei, “ti seguirà la dottoressa x”, x chi? x, va bene, occorre accettare il rifiuto e la certezza di non essere sempre giusti per l’altro.
La seconda, ma ci conosciamo da poco, si siede lì davanti a me e si muove ininterrottamente come se le scappasse una scoreggia e sa di non poterla fare perché le circostanze no, no. Ondeggia e gioca con i capelli che, non scherzo, sono belli come quelli delle pubblicità della Pantene. Non so dire se è bella nel senso di figa oppure no e di base non mi interessa poi tanto, a me basta guardarle i capelli e sapere che una con dei capelli così belli ha senz’altro qualcosa di interessante da dirmi.
Io e le miei psicologhe parliamo, che poi mica vero, io parlo e loro chiedono, e l’ultima volta abbiamo parlato di Beppe Grillo. Essì, Beppe Grillo. Ora, star qui a raccontare il senso del discorso sarebbe un po’ come svelare i segreti di quei giorni in cui io e le mie psicologhe stiamo molto bene insieme e terrò il filo logico per me, tutto però è partito da un fatto, ed è verità assoluta, che io da piccola volevo diventare il Presidente della Repubblica.
Ridono le mie psicologhe, ridono moltissimo e mi impongono moltissimi perché. Perché qua su giù, e io rispondo con una lucidità che ero convinta di aver perso.

La scorsa settimana Jenny è tornata a Bologna. Non ci vedevamo da due anni e mezzo e per due abituate a dividersi tutto o quasi tutto, è un’eternità di cui si sente nostalgia. Nostalgia però non ce n’è stata perché a quel tavolo, tra tutti i racconti di tutto ciò che è stato e forse sarà, c’era la bellezza di ciò che comunemente si identifica con la parola amicizia, che non sai cosa vuol dire fino a quel preciso istante in cui dopo l’ennesimo saluto, sulla strada verso casa, cerchi sul telefono quanto costa un volo da Bologna a Berlino e, mentre ci smanetti, la sorella grande scrive che il 12 novembre ha un volo Londra-Bologna.
Non tutti possono permettersi tutta questa meraviglia, non tutti.

Posted on Ott 2, 2016 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

post-it di tanto amore

QUARANTA GATTI IN CASA

Mia moglie li protegge in modo morboso, così visto che non mi ascolta, ho pensato di lasciarle dei “pizzini”, come usava fare in Sicilia un capo mafioso, per dare ordini ai suoi affiliati.

Quaranta gatti in casa non sono pochi. Devi stare attento a camminare e a sedere sui divani. Avendo l’età che ho, se inciampo mi rompo un femore o anche tutte e due. So che tu li proteggi in modo morboso e anche io ho dei momenti di simpatia per loro. Ti confesso che quando una gattina miagola dispiaciuta perché non trova i suoi piccoli, io l’accompagno. Spesso ricevo delle occhiate imploranti come se pensasse che li ho uccisi io.

1. Ti prego, fai in modo che diminuiscano i gatti. Quaranta sono troppi.

2. Un signore di Saludecio vorrebbe due gattini per i suoi nipoti. Dì a Gianni di portargliene subito quattro.

3. Un vecchio di San Marino è disposto a custodirne almeno una decina. Si accontenta di 100 euro al mese. Accetto.

4. Consiglio di addormentarne dieci e portarli non lontano dalla grande trattoria “Il Sottobosco”. quasi in cima a Via Maggio e mollarli lì.

5. Ci sono tre gatte incinta e Gianni mi dice che, affogandoli subito, i gattini non soffrono.

6. Per lo meno adesso, che arriva la buona stagione, cominciamo a tenerli tutti fuori casa.

7. Se entri nel mio studio ci sono sei gattini nati dietro la Divina Commedia.

8. So che sono morti due gatti e tu li hai fatti seppellire sotto la roccia che potrebbe essere anche il futuro sepolcro delle mie ceneri.

9. Volevo accarezzare la tua gatta preferita, che ho trovato nel giardino, e lei mi ha graffiato. Con chi posso lamentarmi?

10. O trovi una maniera, per decimare questa invasione, o me ne vado a vivere a Santarcangelo.

PS. Sono ancora in attesa di qualche tua risposta, accetto anche tuoi pizzini.

Tonino

Tonino e Lora

Tonino e Lora

Posted on Mag 2, 2016 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

lei e io

A furia di modifiche e correzioni e smadonnamenti vari altrove, ho quasi dimenticato quali fossero le credenziali di questo posticino qui. Mi sono fermata e mi son detta che erano quelle, che sapevo, che da quando questo posticino mi è stata regalato non le ho più dimenticate.
E tutto ciò che avevo la necessità di appuntare era questo.
Ho immaginato una sera in Piazza Maggiore in cui le tendo la mano per dirle che penso a lei ogni santo giorno e che vorrei fare per lei tutto ciò che il tempo, i soldi, le possibilità non mi consentono di fare. Ho solo il tempo da darle, tutto ciò che riesco a tenere fuori dal lavoro disperato e dall’amore paziente, il mio tempo è per lei. Tutti i santi giorni, per tutta l’umanità che si porta addosso e da cui attingo per ricordarmi bambina e figlia, con lei, di quella generazione fatta di dignità e scelte.
Avevo bisogno di appuntarmelo qui, per quella sera in cui ho immaginato di tenerle la mano come da mesi faccio e lei la mano non me la prende mai ma io gliela allungo e lei sa che c’è. Tanto basta, dopo 12 anni non serve altro per sentirci amiche.

Posted on Apr 10, 2016 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments