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Alibi e distintivo

Ricapitolando.

Come da pronostico pressoché scontato, Virginio Merola diventerà sindaco di Bologna al secondo turno.
La Borgonzoni straccerà le palle ma qui nella city in cuor nostro lo sappiamo come sarebbe se il pronostico non fosse così scontato e Bologna non fosse Bologna: . I paki continueranno a vendere birre sottobanco senza avere la licenza per poterlo fare, i punkabbestia continueranno a sostare in Bolognina indisturbati tra i loro Blu e un quartiere che non li vuole e quindi a maggior ragione ci restano, i collettivi studenteschi di 35enni fuori corso continueranno la loro lotta a suon di hashtag (#bolognanonsilega ce lo porteremo avanti per almeno un paio d’anni, quando la giunta Merola cadrà per il piccio di un qualche assessore che non ha avuto ciò che voleva) e il Resto del Carlino e Repubblica tireranno fuori i migliori titoli e io grazie a loro renderò migliori le mie soste al bar.

Con mia tanta gioia il candidato di sinistra più a sinistra ha avuto una martellata nelle palle così enorme che posso solo augurarmi gli sia di monito, per quella volta in cui mi ha scaricata per la moglie di un compagno di lista, la stessa lista che lo ha scaricato prima ancora di iniziare la campagna elettorale. Essò compagni però, e che bei compagni.

Come da sorpresa invece il mio candidato grillino di provincia ha superato ogni sua tenera aspettativa maledicendo i 14 voti che non gli hanno permesso di dar voce al suo tumulto civico. Io però glielo avevo detto, “vai nelle frazioni sentiammè, usa meglio feisbuc, no lascia perdere tuiter non è per te, dammi ‘sti volantini, ci penso io”. Niente oh, avevo ragione io e aveva torto lui. Chiaro no?

Mi manca mia madre, mi manca mio padre, mi manca il mare, mi manca Paolo. Piango e mi nascondo, e dico che è tutta colpa della tiroide che preme tra la bocca e il petto. Ah dotto’ vedesse come preme.

Posted on Giu 9, 2016 in Si contenga! | 0 comments

carte da decifrare

Apro un libro e a caso scelgo una pagina da leggere. Una sola. Leggo delle cose molto belle, due persone che si incontrano e si condividono per la durata esatta di una pagina che, ad occhio, non dura più di cinque minuti. Dieci se ci sono parole che non conosco e devo andarmele a cercare. Credo allora che quella pagina sia un buon motivo per acquistare quel libro con la garanzia di potermi regalare serate molto belle e racconti di speranza. Perché è a questo che servono le storie, per quella possibilità di regalarci mille vite che probabilmente non vivremo mai ma che ci danno la speranza che si, si può vivere altrimenti e questo credo che dovrebbe essere un dovere. Tornata a casa comincio a leggere bramando l’arrivo di quella pagina quando lui, timido ed impacciato, si cimenterà ai fornelli con il solo obiettivo di piacerle e lei si sentirà lusingata al punto da sentire di aver sanato il credito che la vita le doveva. I due si accomodano sul divano e con un bicchiere di vino tra le mani si raccontano di quella volta che, prima dell’amore, c’era la sorpresa nell’aver incontrato qualcuno con cui star bene. E poi i baci, i tantissimi baci, l’anticamera di un letto pronto ad accoglierli e farli sentire, finalmente, bene. Le mani che si toccano, il non averne mai abbastanza, il caffè la mattina, i capelli arruffati, il sole che scalda, il saluto rimandato dieci o venti volte, un bacio e un bacio ancora. E allora penso che quel libro sarebbe dovuto finire esattamente in quel momento, e invece no, il libro continua e non ci sono più baci, non ci sono più carezze, il passato torna e con lui anche la paura, una pagina non fa primavera, una notte non basta a portare buoni frutti. Lui la allontana, lei glielo lascia fare. Alla fine di quel libro non so se ci voglio arrivare. I romanzi rosa si concludono con due che si amano e vivono un lieto fine, certi romanzi invece sono storie consumate da anni e anni vissuti senza aspettarsi niente che non sia l’inverno.

Posted on Mar 24, 2015 in Si contenga! | 0 comments

chiamami ancora “darling”

Il mio farmacista è un uomo meraviglioso.
Io quando entro nella mia farmacia di fiducia vengo sempre accolta da sorrisi e “ma buongiorno”, “ma buonasera”, “ciao bella come stai?”, “eh, come sto” rispondo io “se son qui proprio bene non sto”.
E anche il mio farmacista mi vuol bene perché dalla mia richiesta di aiuto al suo trovare la soluzione migliore per il mio malessere ci passa poco, pochissimo tempo.
E visto che il mio farmacista mi conosce da 8 anni e di fatti e abitudini mie personali ne sa più delle mie sorelle, i nostri dialoghi si condiscono sempre di ricordi di “quella volta che”.
Come quella volta che, appunto, mia sorella corse in farmacia per i miei drammi febbrili e al buongiorno seguì un “ah ma tu sei la sorella, ah ma come sta? ah poverina” e la sorella rimase incredula di fronte a cotanta confidenza e profondissima conoscenza di ciò che mi fa bene e ciò che mi fa meno bene, di ciò che con me funziona e ciò che con me è solo placebo e quindi funziona comunque.
Il mio farmacista ieri all’ennesima richiesta di aiuto mi ha puntato il dito ammonitore e mi ha detto “datti una regolata” e io, che al farmacista voglio proprio tanto bene, sono tornata ragazzina alle medie quando il professore giudicava il mio non essere mai abbastanza. Sguardo basso e mortificazione, umiliata sull’abc della farmacologia che ad una cosa così anche un bambino di 5 anni ci sarebbe arrivato, io che da piccina non perdevo una puntata di Medicina33 ed Elisir e chiedevo sempre a mamma di poter ordinare il cumulo enorme di medicine che in casa Pascale riempivano gli armadi. E invece no, sono distratta, intelligente ma non si applica, ho dimenticato le basi, pago e vado via e facciamo presto perché l’umiliazione è troppa. Troppa.
E un attimo prima di lasciare il bancone sento in lontananza qualcuno che mi dice “riguardati tesoro”. Alzo lo sguardo e riconosco i suoi occhi blu che mi guardano sorridenti.
A me tesoro in quel modo là non me lo dice più nessuno e quanto mi manca lo so solo io.
E sono tornata a casa sul mio leggero cuore di panna.

Posted on Set 26, 2014 in Giuro sulla testa dei miei figli, Si contenga! | 2 comments

chi ha rose non aspetti rose

È il primo giorno di settembre e a Bologna fa freddo. A Bologna quando fa freddo non fa semplicemente freddo, a Bologna il freddo è come una pernacchia di umidità che ti entra nella testa e tu credi ti sia venuto il mal di testa ma no, non è vero, perché appena torni a casa smetti di sentire freddo e la testa si libera da quella cappa che nel tragitto verso dove devi andare ti ha accompagnato.
Oggi ho scoperto che sono più veloce del 25 che da via Azzurra arriva fino a Porta San Vitale. I miei passi svelti, leggeri e agili trottano verso San Vitale e non c’è gara ormai da quando la city s’è ripopolata e tutti sono tornati a viverci, perché io volo leggera sulle mie scarpette ginniche bianche e molto sporche verso la meta.
Oggi a Bologna fa freddo e io ho corso verso casa e nonostante il freddo e il mal di testa io ho corso più veloce del 25, con la certezza che solo qui tra queste quattro mura sarei riuscita a ridare dignità a questo primo giorno di settembre.
Oggi ho imparato il senso di “riposi in pace”. Oggi ho imparato anche il senso di “lasciateci in pace”. Oggi ho imparato che se diventare grandi vuol dire smettere di accettare giustificare e capire, allora voglio solo che questi dieci giorni passino con la stessa fretta e leggerezza con cui i grandi sono riusciti oggi a calpestarci.

Posted on Set 1, 2014 in Si contenga! | 0 comments

#iodiconoallammorbidente

Sarà forse perché molti dei tanti non hanno idea di cosa so fare.
Sarà forse perché alcuni sono convinti che io “faccio i social network” e quindi di base non faccio una sega, e altri invece sono convinti che io vendo prodotti tipici e quindi “allora chissà quanto mangi”.
Sarà forse perché qualche tempo fa ho detto qualcosa sui fenomeni virali. Parecchio tempo fa.
Sarà forse perché ho una smisurata passione per Gianni Morandi e per qualsiasi cosa lui dica, faccia o pensi.
Sarà forse anche per altro, ma non mi importa.
Fatto sta che da qualche giorno in tanti mi chiedono cosa penso dell’ice bucket challenge convinti probabilmente che la mia passione per Gianni Morandi, che tra i primi s’è sottoposto alla secchiata, sia in contrasto evidente con il mio giudizio, voi credete, certamente negativo dei fenomeni virali in chiave social e da lì smascherare la mia datata battaglia tra testa e panza.
Ora, io un’idea sulla faccenda ce l’ho eh ma ora come ora, sarà forse per noia o per una rinata attenzione verso le piccole piccolissime cose quotidiane, ho molta più voglia di raccontarvi del motivo per cui sono contraria all’uso dell’ammorbidente per fare il bucato.
Sicura di farvi cosa gradita, aspetto impaziente il prossimo stronzo che nel prossimo bar comincerà a pormi domande cretine a cui, senza offesa, non ho assolutamente voglia di rispondere.

Posted on Ago 28, 2014 in Si contenga! | 2 comments

ah mammà, la revolutiòn!

È il 9 luglio e ho molto freddo. Indosso la maglietta, il jeans, le solite tennis e il golf che uso spesso anche d’inverno. Ho freddo e no, non mi sento per niente bene.
Una sigaretta per me è una pausa, anche ora anche a casa, però eddai Pasca’ è solo sindrome premestruale, ne avrai ancora per almeno altri vent’anni abbondanti.
Prendo il portatabacco, chiudo il filtrino tra le labbra, sfilo la cartina, prendo la giusta quantità di sbriciolato e lo distribuisco uniformemente. Lui arriva e si accorge che ormai è inevitabile, che il caso ci ha imposto di essere anche solo per due minuti chiusi in un piccolo spazio.
Accendi la sigaretta e io che proprio scema non sono o comunque non sempre, lo so che stai facendo dei gran tiri per ridurre quei due minuti di imbarazzo a cui certi spazi ci costringono.
Il tabacco sulla mia sigaretta è ormai pronto, posiziono il filtrino, giro la cartina nella chiusura, lecco la parte adesiva e chiudo il mio paglierino di pausa. Ho finito e visto che io non sono te varco quella soglia.
Scemo guarda che ho capito il gioco, ma il guaio è che tu non hai capito il mio e quanto meravigliosa io possa essere se solo mi chiedessi scusa. Che non sono le cinque lettere messe insieme che mi interessano, basterebbe che la smettessi di identificarmi come quella che ti ha consigliato per tempo di smetterla un attimo prima di farti colpire in testa da un fulmine. E per fortuna dico io, che se avessi deciso di superare quel limite con le preannunciate e dovute conseguenze del limite superato, cosa avresti fatto cretino?
Sei andato via a testa bassa, come tutte quelle volte in cui sei costretto a condividere con me quegli spazi.
Mi dispiace pensarti stupido e allora facciamo che rimango in attesa di capire in cosa puoi piacermi.
Ci penso eh, le faremo sapere.

La ginecologa mi ha detto che ho un utero perfetto per la procreazione che di ‘sti tempi non è facile trovare un utero bello, capiente e sano come il mio.
Il giorno in cui un uomo meraviglioso deciderà di amarmi al punto da voler realizzare con me la sola rivoluzione possibile, c’è una buona percentuale di probabilità che il fiocco sia rosa e anche doppio per la verità.
Ma se la componente maschile dovesse prevalere, e quindi smentire il gene Pascale e riequilibrare il quantitativo di rosa e blu della mia famiglia, imporrò al pargolo la frequentazione obbligatoria di una serie di corsi assolutamente necessari sul modo in cui guardare una donna e sul rispetto per i no che spesso dalle donne arrivano.
Insieme ai si, è chiaro, e gli ancora e i fermati un attimo, voglio guardarti, replichiamo la scena all’infinito fino a che la pellicola non finisce e poi la riguardiamo insieme.
Epperò gioia mia non capiterà sempre, sallo.

mauro biani

Posted on Lug 9, 2014 in Si contenga! | 0 comments