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la bellezza ci salverà

“Sovente, alle due di notte, rientrando nel mio alloggio a Bologna, attraverso questi lunghi portici, l’anima esaltata da quei begli occhi che avevo appena visto, passando davanti a quei palazzi di cui, con le sue grandi ombre, la luna disegnav le masse, mi succedeva di fermarmi, oppresso dalla felicità, per dirmi: com’è bello!”.

Stendhal – Viaggio in Italia, 1826

"Vengo da te Maria" - 2013

“Vengo da te Maria” – 2013

Posted on Giu 29, 2015 in Scendo in campo | 0 comments

wouldn’t it be nice

La notizia era bella, bellissima, e condita da moltissimo entusiasmo e volontà di stappare.
Eppure.
Eppure no. Chi ne avrebbe goduto realmente non c’è più, chi diceva di volerne godere non ha voluto esserci. Il resto, in certi momenti, fa contorno. O rassicurazione.

Posted on Giu 17, 2015 in Scendo in campo | 0 comments

climbing per nani

Il poeta vicino di casa diceva “felicità, improvvisa vertigine”.
Ora, non me ne vorrà il poeta se la parola felicità non riesco a farla mia e alzi la mano chi può dire per sé il contrario. Chapeau, distintivo e molti baci a chi può e sa dirlo.
Io però ci provo e per provarci ho sfidato la paura di volare e di essere appesa come una salsiccia stagionata. Lo chiamano climbing, io lo chiamo “essere Walter Bonatti”. E lo so, io non sono nè sarò mai Walter Bonatti, io soffro di vertigini e i miei nemmeno 5 metri di arrampicata libera con conseguente scapicollata e volo e Bob che mi prende e mi trattiene mentre cado giù non sono il K2, nè il Cervino, nè 30 giorni da Mr Crocodile Dundee.
Io sono Antonellina che ad una pendenza di 30° si ferma e chiede aiuto perché troppo ripida e “aiutami Bob non ce la faccio”, io sono Antonellina che vive di precauzioni e cerca di non farsi male perché Antonellina non deve farsi male. Antonellina però per tutto il mese di maggio si è fatta male e così male che ha avuto bisogno di sentire la terra addosso, sporcarsi le mani di roccia e magnesite e all’ennesimo invito di Bob non ha saputo rinunciare.
La sera in cui ho conosciuto Bob, dopo i primi convenevoli, abbiamo parlato di montagna, di arrampicata, di falesie e bellezza. Erano giorni in cui cercavo eroi e riempivo le giornate di racconti di Bonatti e Corona senza sapere esattamente ciò che mi stavano raccontando. Io avevo le mie montagne, fatte di fatica che per necessità tentavo e tento ancora di superare. A distanza di un anno, dopo tanto dolore, ho tradotto le parole in fatti e ho smesso di scavalcare e scalciare. “Devi fare piccoli passi, i piccoli passi sono i più giusti” mi ha detto Bob. Ho pianto, ma non diteglielo. E quando era in arrampicata per legare la corda ai rinvii gli ho urlato “Bob ma dove vuoi arrivare?”, “al cielo” mi ha risposto. Era a soli 30 mt di altezza che per uno che ha scalato il Monte Bianco sono anche pochi, e io ero là sotto con il naso all’insù che lo vedevo piccolo piccolo e che al cielo davvero ci stava arrivando, e allora una lacrima m’è scesa e poi ho sorriso.

Lui è Bob. Questa è la mia montagna.

Posted on Giu 15, 2015 in Scendo in campo | 0 comments

non plus ultra

A dimostrazione evidente del fatto che il mio livello di cretinaggine riesce talvolta ad assestarsi su punteggi inferiori al 3, sfatando dunque l’annoso dramma del 7 ormai consolidato, domenica ho fatto le valigie e sono corsa giù in terrolandia. Stupore dei presenti e stupore anche degli assenti nel vedermi arrivare “già” il 21 dicembre e non il solito 23 o 24 o toh, forse un anno il 22.
Il viaggio con tappa molisana, a dimostrazione evidente del fatto che il Molise esiste e ad essere sincera Termoli è proprio una bella cittadina, si assestava su presupposti livelli di imbarazzo che gli esperti davano da 6 a 10. Mica per niente, è che 5 ore in macchina con uno il cui livello di intimità è pari a 5 e nel fine settimana 6, complice l’uso e abuso di alcolici e festeggiamenti vari, non è esattamente un presupposto favorevole al tedio che l’A14 riesce a riservare a noi emigranti che torniamo a casa per le feste comandate. Gli esperti, pur consapevoli degli abbracci e di quel “sei davvero una bella persona”, hanno messo in conto che una cabina piccola, seppur confortevole, non sarebbe stata sufficiente a quell’essere “talmente intimi da” poter essere talmente liberi di raccontarsi ogni singola paura legata all’ennesimo ritorno a casa. E invece.
A dimostrazione evidente del fatto che non ci sono distanze che nel rapporto tra due esseri umani che si vogliono bene da enne anni possano dirci cambiati o addirittura peggiorati, all’arrivo nel capoluogo barese ho avuto quattro braccia e una birra pronta sui binari della stazione. E il fatto che due di queste quattro braccia mi siano state lontane per circa un anno, non ha cambiato di una virgola la bellezza dell’incontro.
Ci sono molti modi per dirsi “ti voglio bene” e uno di questi è mangiare un panino al volo e correre in quella via Pitagora dove mi attende la certezza di qualcuno che ha bisogno di me per sentirsi totalmente felice. Il fatto poi che all’arrivo mi si sia presentato un lazzaretto tra sorella e compagno allettati e vittime di ennesimi virus stagionali, non ha precluso di un centimetro la gioia del comunicarmi che “ci sposiamo”. Che io lo sapevo già da un pezzo, che il paese è piccolo e la gente mormora e anche se lui vive a Londra e lei a Castellana, le notizie viaggiano su linee dell’etere sulle quali nessuno è capace di tenersi un pirito, figuriamoci se poi quel qualcuno mi è parente e pure abbastanza stretto. E a dimostrazione evidente del fatto che siamo di fronte ad un lieto evento, con tanto di anello e sbrilluccicosi cotillon che gli esperti davano per ovvi e imprescindibili visto il soggetto innamorato che si inginocchia e chiede di essere sposato, non c’è stata febbre nè virus che abbia inciso sul racconto di ogni singolo particolare della richiesta alla sorella che viene dal nord. E sono state carezze, abbracci e la certezza che di grande amore trattasi, che le coppie felici esistono e che è molto stupido rinunciare alla bellezza. Mancava lo spumante, eccerto, ma per quello c’è tempo, sono qui per restare quel tanto che basta per rendere giustizia alla fatica che avete fatto per arrivare fino a qui.
A dimostrazione evidente del fatto che di coppia seria trattasi, e anche di questo gli esperti ne erano a conoscenza, i giorni seguenti sono stati elenchi, calcoli di spesa, programmi di festeggiamenti in salsa pugliese che se in Puglia non ci sei mai stato e non hai mai avuto la fortuna di essere invitato ad un classico matrimonio pugliese, proprio non lo puoi immaginare. E a chi ritiene che in tutta questa macchina organizzativa ci sia un’inutile fatica, che basta un sindaco e due persone per sposarsi, non sa proprio che cosa si perde.
Passiamo dunque in elenco le varie voci di spesa e, a dimostrazione evidente del fatto che il matrimonio è rappresentativo dei soggetti che si uniscono a giuste nozze, anche gli esperti sono ben coscienti del fatto che ad allungare i tempi e riconsiderare il budget è certamente e senza alcuna ombra di dubbio, la qualità del cibo e la certezza che non v’è matrimonio che possa dirsi perfetto senza i frutti di mare crudi. E’ necessario dunque, e lo sanno anche gli esperti, che occorre fare un calcolo degli invitati che, visto il richiedente matrimoniale, supera di gran lunga le decine e centinaia.
Da aplomb matrimoniale, inoltre, si richiede la presenza di compagni e compagne, mariti e mogli e se ci sono dei figli contiamo pure i figli.
In cima alla lista degli invitati ci sono io e ci mancherebbe anche, sono la capolista nonché massima sostenitrice dell’evento.

Antonella più 1

Più uno cosa? Più uno chi?
“Il tuo più uno è sulla fiducia”.
Dunque, a dimostrazione evidente del fatto che mia sorella e il suo compagno mi amano moltissimo, ci si mobilità in favore di quel +1. Gli esperti si riuniscono in commissione permanente, sempre la stessa da una decina d’anni ad oggi, ed escludono la possibilità di redigere previsioni che possano dirsi almeno approssimative. Le variabili da considerare sono troppe e tante, il destinatario delle previsioni è vittima di continui turbamenti emotivi e la domanda, seppur costante e in crescita, non influisce in alcun modo sull’offerta che suo malgrado rimane invariata, con picchi di recessione non indifferenti.

Ora, se la cosa non ti fosse ancora chiara, quando io parlo di “più uno” parlo di onestà, di carezze e di baci, di fiducia e progetti futuri, di dormire insieme e di mani che si cercano nel sonno, di quel desiderio di autonomia e libertà a cui non è un problema rinunciare, della certezza che non ci sarà giorno in cui ogni mia azione sarà declinabile in te, per te e con te, dove per me intendo anche te e dove tu in me vedi un po’ di te.
E allora se il giorno del matrimonio di mia sorella non hai nulla da fare, io ti aspetto eh e sarò molto, molto carina. Lo dicono anche gli esperti. 

Tonino Guerra - Pennabilli, gennaio 2013

Tonino Guerra – Pennabilli, gennaio 2013

Posted on Dic 26, 2014 in Scendo in campo | 0 comments

camere separate

La vita, a volte, produce confusioni semantiche di questo genere. E gli uomini vi si adattano e continuano a vivere dimenticando il fatto che ha cambiato di segno: le stesse cose, gli stessi gesti, le stesse persone, ma tutto nella direzione di un percorso opposto. L’elaborazione dei dati è la stessa, ma il segno davanti, quello che li colloca al disopra o al disotto dello zero, è cambiato. Ma a volte gli uomini riescono a elaborare, anche dalla più oscura catastrofe, qualcosa di vitale: l’idea di un nuovo assestamento. Una posizione, nel mondo, che non riproduce più quella infantile, che non tende più verso la quiete iniziale, ma che accetta di giocarsi nell’incognita del presente. Altre volte gli uomini procedono solamente per inerzia dimenticando che essa non tende ad altro che a spegnere l’energia, a affievolirsi verso un punto morto. E in un certo senso Leo è arrivato a questo punto. Ha bisogno di una nuova carica, ha bisogno di credere realmente che la vita stia continuando. Deve finalmente procedere al disimpasto fra chi è vivo e chi è morto.

Pier Vittorio Tondelli

Posted on Nov 21, 2014 in Scendo in campo | 0 comments