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pippo non lo sa

E’ l’anno 2015 ormai e io ripesco dal passato i ricordi di una famiglia che mangiava intorno allo stesso tavolo, litigava per il solo bagno presente in casa e viveva insieme non sempre amando lo stare insieme.
Per l’anno 2015 ho preventivato grossi cambiamenti con la certezza che i “si” saranno certi e forti come un “affermativo signore” e i “no” decisi e netti come un “negativo signore”.
E’ febbraio 2015 e un tizio che ho incrociato un paio di volte – e con pessimi risultati – mi ha proposto di andare a Sanremo tra luci, paillettes, colori, pessima musica e ingranaggi pazzeschi.
“Ho quattro posti letto liberi a 100 mt dall’Ariston – mi ha detto – io non potrò starti dietro perché ci devo lavorare, ma immagino te la saprai cavare”. Eccerto che me la so cavare, perdio, è la kermesse musicale capace di lasciarsi raccontare anche da chi considera Sanremo un prodotto datato e pregiudizialmente osceno. Ed è evidente come delle opinioni di certa gente io riesca a non curarmene, visto e considerato che di defezioni emozionali trattasi per le quali, ahimè, non ci si può far molto.
Quando io parlo di Sanremo, ai più che non ce l’hanno ancora ben chiaro nella testa, parlo di famiglie che appuntano su un foglio il loro insindacabile giudizio su questo o quel brano, che giudicano il vestito della valletta di turno come osceno o come impeccabile, che si ok Mike ha fatto la storia, ok Fazio ma mai come nel ’99, la Clerici proprio no vi prego e alla Raffa Pelloni si perdona sempre tutto, e il sogno del trionfale ritorno del grande Pippo nazionale in smoking come il solo in grado di riconsegnare garbo e splendore al carrozzone targato Rai.
Quando io parlo di Sanremo, e quando un tizio mi propone di farne parte, il pensiero corre veloce a quelle serate in cui nella cucina di via Pitagora una famiglia di cinque persone era giuria di qualità quasi sempre in disaccordo con quell’altra giuria di qualità, dove però gli ufficiali eravamo noi e quelli pagati da mamma Rai erano in realtà dei venduti asserviti alle logiche delle case discografiche. Noi eravamo quelli giusti perché popolari e sentimentalmente impegnati, loro quelli sbagliati perché non facevano mai vincere il migliore. Noi al massimo riuscivamo a far coincidere il nostro vincitore con il loro premio della critica, la sola giuria che riconoscevamo come legittima perché quasi sempre nostra alleata.
Non abbiamo mai vinto noi, un po’ come alle elezioni, per dire.

E allora mamma io mi sa che ci vado davvero a Sanremo. Cambi d’abito tu mi dici? Cavolo non ci avevo pensato. Meno male che ci sei tu a ricordarmi che noi soubrette abbiamo il cambio d’abito tre volte in una sera. Meno male mamma.

Posted on Feb 7, 2015 in Canto meglio di Apicella, L'Italia è il paese che amo | 2 comments

cargo battente bandiera liberiana

Due di due

Due di due

A Talamello c’erano un uomo e una donna seduti al tavolo della Locanda dell’Ambra.
A Talamello lei si è detta sazia dopo l’antipasto.
A Talamello lui a forza di parlare s’è sentito la saliva prosciugare e perdio perché non parli, perché non mangi?
A Talamello lei non sapeva dare i giusti contorni a quel frastuono che ha in grembo.
A Talamello lui si disse preoccupato.
A Talamello lei si disse dispiaciuta.
A Talamello c’erano un uomo e una donna seduti al tavolo in silenzio e no, non erano attaccati ai loro aggeggi tecnologici per sentirsi meno soli. No, loro sono altro e loro soli non lo sono nemmeno quando non hanno mani da toccare. Loro soli non lo sono mai.
A Talamello quella sera c’era un uomo sicuro che quel silenzio non sarebbe durato tanto.
A Talamello quella sera c’era una donna insicura anche sulla scelta dell’amaro.
A Talamello quella sera c’era moltissimo amore e la speranza nella fine di un’estate che tarda ad arrivare.
Mannaggia.

Posted on Set 9, 2014 in Canto meglio di Apicella, L'Italia è il paese che amo | 0 comments

flânerie per principianti

Flâneur

Il dialetto bergamasco spiegato ad una meridionale, Paolina e la certezza che con lei il tempo è sempre bello e mai noioso, “quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno”, gli incontri fortunati a Bergamo Alta e tutti i Paoli B. della mia vita, i treni non sempre puntuali e quindi zaino in spalla facciamo un giro a Treviglio, Carlotta che dopo 17 anni continua a prendersi cura di me, la Menabrea dalla Marina, i neretti sul lago Maggiore, gli omosessuali sul lago Maggiore, Giancarla felice di sapermi con sua figlia, la polenta concia di Oropa, Fratus fedele compagno di scoperta di alberi belli sotto cui fermarsi, Fratus che mi chiama “ragazza di città”, Tina Modotti e i suoi passi, Torino e che bella sei, tu che sbuchi dalla porta e mi dici “ciao” e in quel momento ho ben chiara nella testa l’idea che si ne vale la pena, l’autista calabrese che un po’ marpione un po’ curioso mi chiede da dove vengo e dove vado, il 40enne calabrese in giacca e cravatta a ferragosto che in metropolitana mi chiede da dove vengo e dove vado e aggiunge “spero di rivederti” e invece io no perché in metropolitana eravamo solo io e te e non offenderti ma le notizie al tg le sento anch’io, l’anziano calabrese che a Porta Susa mi chiede di prendergli una bottiglia d’acqua e “signora quello zaino dev’essere veramente pesante”, no rispondo io perché ho davvero spalla e braccia forti per sentirmi leggera e bellissima in questo lungo viaggio, il dubbio che se a Torino sono tutti calabresi e a Piazza Bologna sono tutti calabresi e a Bologna ci vivono più calabresi che leccesi allora in Calabria chi ci vive? e non lo so, ma è chiaro che in Calabria alzano l’indice di natalità nazionale perché se no non si spiega proprio come fate ad essere ovunque, e poi Italo grissini salviettine e sorrisi e di nuovo una calabrese gnocchissima che fa la ballerina nelle discoteche e si ubriaca con il vino gentilmente offerto dal signor Italo, un po’ naif un po’ scema ma che tenerezza e allora tranquilla ti porto io la valigia, le tue unghie limate possono dirsi salve, Siena e gli abbracci alla stazione e una birra tra le mani e lassù sul Monte Amiata fa così freddo che il buon Igor di cui chiaramente capisco subito il talento di amante ci prepara la cena e quel lombo lì in crosta di pane è una delle cose più buone che io abbia mai mangiato e quindi felicità, eppure non basta perché il giorno dopo ci sono le terme e una cascata di acqua che rende ogni centimetro di pelle un formicolante punto g di pensieri sconci e statte ferma e buona Pasca’ ci sono dei bambini, e poi il festival motivo di reunion di noi giovani trapiantati a Bologna, dal Veneto alla Sicilia non ci facciamo mancare niente, l’intero stivale è lì sull’Amiata per Senti che Fiora, eccerto che lo sento che Fiora e Valeria che mi racconta gli effetti della presenza di mercurio nelle cave amiatine e io pugliese trapiantata al nord il mercurio l’ho sentito davvero lì sul monte, e poi Spinoza.it e la sola cosa che posso pubblicamente dire su questa faccenda è che i vippps dovrebbero chiamarsi tutti Francesco per sembrare più carini e meno scemi, e poi la carezza di mamma Rosalba e scusami se ho pianto, scusami se ho bestemmiato, non ero in me mamma Rosalba ma volevo comunque dirti che quella tua carezza mi ha guarita più di tutti gli antidolorifici del mondo, e le file di cipressi della Val d’Orcia, il gelato al pecorino e che bella compagnia, e fatto 30 facciamo 31, e quindi andiamo in Umbria e in Umbria non vuoi lasciarti offrire un caffè da una coppia di siciliani sul lago Trasimeno solo perché siamo una bella compagnia? eccerto, offrimi pure sto caffè, raccontiamoci le nostre vite e poi ciao noi andiamo a Jesi con guida locale che ci spiega, ci racconta di questo Federico II che lì è nato però attenzione perché qui ci è nata pure la Boldrini e allora ciao Boldrini, e scusa se non ci tratteniamo ma sono anni che sogno di andare a Senigallia e lì ho una rotonda sul mare che mi aspetta, e siamo rimasti tutti lì sulla spiaggia per i fuochi d’artificio sul mare, e che bello il mare e noi tutti zitti, per ogni sparo c’è il pensiero a lei a lui a noi, è tutto molto romantico, siamo un gruppo di persone fisicamente sole ma con nel cuore qualcuno che ci tiene compagnia, e che bello il bagno a Senigallia, la Pascale è lanciatissima per uno dei suoi mirabolanti tuffi ma no il mare a Senigallia è basso basso e quindi non si galleggia con le gambe penzoloni ma fa niente, sono spiaggiata come una vacca al pascolo beata e sorridente, andiamo Matteo è ora di tornare a casa, carichiamo la macchina e partiamo e che bella scoperta sei e scusa se ti ho raccontato di me più di quanto forse avresti voluto sapere ma grazie comunque perché era un bel po’ che non parlavo così bene con qualcuno, e poi Bologna, il pakistano sotto casa preoccupato della mia prolungata assenza e io lo rassicuro sul fatto che grazie a me e alle mie troppe birre potrà ricominciare a pagarsi il mutuo, infilo le chiavi nel portone e vedo questa casa così poco casa ma così tanto famiglia e capisco che partire è tutto ciò che voglio fare d’ora in avanti con la certezza che al ritorno avrò collezionato decine di bellissime cartoline e molte carte geografiche ancora da decifrare.

Posted on Ago 23, 2014 in L'Italia è il paese che amo, La patonza deve girare, Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

senti che po

– Come stanno?

– Stanno tutti bene.

Cammino gloriosa e altera su un lungo tappeto rosso di orchidee e gardenie. Anche a Pontida non fanno caso alla o chiusa di “due ravioli alla bergamasca per favore” e insieme ai ravioli mi consigliano anche il cotechino. Bbbono il cotechino, e com’é ‘sta festa della Lega? E che ne so, la Lega dev’essere in disgrazia perché celti non ne ho visti e mentre io meridionale e fiera addentavo il mio cotechino gli altri, polentoni e meno fieri, mangiavano la pizza.

Spotted: se conoscete qualcuno il cui nome inizia con la P. e il cognome con la B. vi prego di presentarmelo. É destinato a diventare subito il mio migliore amico.

Qui Biella, al bar della Marina mi aspettano per la colazione. É stato difficile trovare in questo feudo sabaudo qualcuno capace di sorridere e quando lo trovi, perdio che fortuna, entra di diritto nella cartolina che di Biella porteró a casa.

Io e Carlotta siamo proprio belle insieme, la casa dalle finestre che ridono é la scenografia ideale per i nostri racconti. Io parloparloparlo come non faccio mai, Carlotta ascoltaascoltaascolta e poi ride e poi mi dice “ti voglio bene”.

Altro che sciarmelsceic.

Posted on Ago 12, 2014 in L'Italia è il paese che amo | 2 comments