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film muto

Da quando ho il computer in assistenza la mia vita è diversa. Ho una connessione dal cellulare che funziona male, un pc decrepito del coinquilino che funziona peggio, un ufficio che mi fa cagare e qualcuno che mi aspetta a casa. Ho molti libri da leggere, una dieta da seguire e molte medicine da prendere. Ho braccia grandi che aspettano il mio arrivo, altre che aspettano un mio ritorno, altre che mi chiedono scusa, altre che mi chiedono per favore, un telefono che aspetta un mio cenno che stenta ad arrivare e dei biglietti da fare. Ho cuori grandi che mi aspettano e cuori che non hanno mai avuto voglia di aspettarmi se non per quel breve lasso di tempo utile alla sola idea di occuparlo. Il cuore, è chiaro, o altro. Mica lo so.
Pavia, Torino, Milano e dintorni. Poi la Puglia, l’ultimo saluto e una spalla ad accompagnarmi.

E’ un film muto, una mail mai spedita e ormai persa e moltissime cose da spiegarti. Intanto il disco si consuma e la processione non cammina, ah anvedi che santi, e quanto so’ belli, bevi sto vinello, ridi con me, ridi con lui, fuma qua, fuma là, tra qualche anno ti riconoscerà.
A Bologna la vita arriva sempre in ritardo ma che fa, trullallerò trullallà.

Posted on Nov 13, 2014 in La patonza deve girare, Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

una notte da leoni

Nei venerdì sera a Bologna non c’è anima che possa dirsi salva. E’ dark Bologna, una città che è un bosco, dove di lupi che vagano sotto i portici ne abbiamo a iosa, dove le persone migliori si travestono da Caino ed elemosinano consolazione sulle spalle dei poliziotti. Anzi pullotti, siamo a Bologna, perdio!
Questa volta l’accusa era violazione di domicilio, ci siamo superati perbacco.
“Ma tu dov’eri, dov’eri?” urla piangendo l’accusato.
Persa ed annebbiata ma lucida abbastanza per non rischiare la pelle, vagavo per la city con addosso qualcosa che non volevo. Cioè no ho sbagliato, volevo dire, ehm, cioè lo volevo eccome, ma quattro anni fa e dannata vita mia che arrivi sempre in ritardo.
“Attore romagnolo fermato dalla polizia: panico in un condominio di via San Vitale” titola Il Resto del Carlino, spregiudicato e sempre sul pezzo sulle notti cittadine tra bagordi e lupi mannari.
In fondo poteva andarci peggio, ce la siamo cavata con poco. E poi mi hai abbracciata. E poi l’ho abbracciato.

Ed è subito sabato.

Posted on Nov 8, 2014 in La patonza deve girare | 0 comments

flânerie per principianti

Flâneur

Il dialetto bergamasco spiegato ad una meridionale, Paolina e la certezza che con lei il tempo è sempre bello e mai noioso, “quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno”, gli incontri fortunati a Bergamo Alta e tutti i Paoli B. della mia vita, i treni non sempre puntuali e quindi zaino in spalla facciamo un giro a Treviglio, Carlotta che dopo 17 anni continua a prendersi cura di me, la Menabrea dalla Marina, i neretti sul lago Maggiore, gli omosessuali sul lago Maggiore, Giancarla felice di sapermi con sua figlia, la polenta concia di Oropa, Fratus fedele compagno di scoperta di alberi belli sotto cui fermarsi, Fratus che mi chiama “ragazza di città”, Tina Modotti e i suoi passi, Torino e che bella sei, tu che sbuchi dalla porta e mi dici “ciao” e in quel momento ho ben chiara nella testa l’idea che si ne vale la pena, l’autista calabrese che un po’ marpione un po’ curioso mi chiede da dove vengo e dove vado, il 40enne calabrese in giacca e cravatta a ferragosto che in metropolitana mi chiede da dove vengo e dove vado e aggiunge “spero di rivederti” e invece io no perché in metropolitana eravamo solo io e te e non offenderti ma le notizie al tg le sento anch’io, l’anziano calabrese che a Porta Susa mi chiede di prendergli una bottiglia d’acqua e “signora quello zaino dev’essere veramente pesante”, no rispondo io perché ho davvero spalla e braccia forti per sentirmi leggera e bellissima in questo lungo viaggio, il dubbio che se a Torino sono tutti calabresi e a Piazza Bologna sono tutti calabresi e a Bologna ci vivono più calabresi che leccesi allora in Calabria chi ci vive? e non lo so, ma è chiaro che in Calabria alzano l’indice di natalità nazionale perché se no non si spiega proprio come fate ad essere ovunque, e poi Italo grissini salviettine e sorrisi e di nuovo una calabrese gnocchissima che fa la ballerina nelle discoteche e si ubriaca con il vino gentilmente offerto dal signor Italo, un po’ naif un po’ scema ma che tenerezza e allora tranquilla ti porto io la valigia, le tue unghie limate possono dirsi salve, Siena e gli abbracci alla stazione e una birra tra le mani e lassù sul Monte Amiata fa così freddo che il buon Igor di cui chiaramente capisco subito il talento di amante ci prepara la cena e quel lombo lì in crosta di pane è una delle cose più buone che io abbia mai mangiato e quindi felicità, eppure non basta perché il giorno dopo ci sono le terme e una cascata di acqua che rende ogni centimetro di pelle un formicolante punto g di pensieri sconci e statte ferma e buona Pasca’ ci sono dei bambini, e poi il festival motivo di reunion di noi giovani trapiantati a Bologna, dal Veneto alla Sicilia non ci facciamo mancare niente, l’intero stivale è lì sull’Amiata per Senti che Fiora, eccerto che lo sento che Fiora e Valeria che mi racconta gli effetti della presenza di mercurio nelle cave amiatine e io pugliese trapiantata al nord il mercurio l’ho sentito davvero lì sul monte, e poi Spinoza.it e la sola cosa che posso pubblicamente dire su questa faccenda è che i vippps dovrebbero chiamarsi tutti Francesco per sembrare più carini e meno scemi, e poi la carezza di mamma Rosalba e scusami se ho pianto, scusami se ho bestemmiato, non ero in me mamma Rosalba ma volevo comunque dirti che quella tua carezza mi ha guarita più di tutti gli antidolorifici del mondo, e le file di cipressi della Val d’Orcia, il gelato al pecorino e che bella compagnia, e fatto 30 facciamo 31, e quindi andiamo in Umbria e in Umbria non vuoi lasciarti offrire un caffè da una coppia di siciliani sul lago Trasimeno solo perché siamo una bella compagnia? eccerto, offrimi pure sto caffè, raccontiamoci le nostre vite e poi ciao noi andiamo a Jesi con guida locale che ci spiega, ci racconta di questo Federico II che lì è nato però attenzione perché qui ci è nata pure la Boldrini e allora ciao Boldrini, e scusa se non ci tratteniamo ma sono anni che sogno di andare a Senigallia e lì ho una rotonda sul mare che mi aspetta, e siamo rimasti tutti lì sulla spiaggia per i fuochi d’artificio sul mare, e che bello il mare e noi tutti zitti, per ogni sparo c’è il pensiero a lei a lui a noi, è tutto molto romantico, siamo un gruppo di persone fisicamente sole ma con nel cuore qualcuno che ci tiene compagnia, e che bello il bagno a Senigallia, la Pascale è lanciatissima per uno dei suoi mirabolanti tuffi ma no il mare a Senigallia è basso basso e quindi non si galleggia con le gambe penzoloni ma fa niente, sono spiaggiata come una vacca al pascolo beata e sorridente, andiamo Matteo è ora di tornare a casa, carichiamo la macchina e partiamo e che bella scoperta sei e scusa se ti ho raccontato di me più di quanto forse avresti voluto sapere ma grazie comunque perché era un bel po’ che non parlavo così bene con qualcuno, e poi Bologna, il pakistano sotto casa preoccupato della mia prolungata assenza e io lo rassicuro sul fatto che grazie a me e alle mie troppe birre potrà ricominciare a pagarsi il mutuo, infilo le chiavi nel portone e vedo questa casa così poco casa ma così tanto famiglia e capisco che partire è tutto ciò che voglio fare d’ora in avanti con la certezza che al ritorno avrò collezionato decine di bellissime cartoline e molte carte geografiche ancora da decifrare.

Posted on Ago 23, 2014 in L'Italia è il paese che amo, La patonza deve girare, Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

signore senza gonne

“Signora mia ma che freddo fa?”
E mentre nella mia testa risuonava quel motivetto di Nada che mi piace tanto rispondo che si è vero, un luglio così non s’è mai visto. E aggiungo “signora cara, è da un mese che esco di casa con l’ombrello in borsa” e lei “ah certo signora mia, l’ombrello in borsa ci vuole sempre”.
E vaglielo a spiegare che fino a novembre 2013 io l’ombrello nemmeno ce l’avevo e che se ora ce l’ho e me lo porto sempre dietro è perché la signora Luisa, super mamma altoatesina e spacciatrice di bellissimi libri, mi ha insegnato che nella vita occorre dotarsi di precauzioni per evitare di finire malati. Le mamme fanno questo di professione, ti propongono una strada alternativa a quella che tu hai intrapreso, poi puoi scegliere però loro son lì pronte con la soluzione che non accetti ma poi, e succede perdio, ripensi a ciò che ti hanno detto e finisci per dar loro ragione da vendere e medaglie d’oro che l’oro più bello non basta. Quando poi ai buoni consigli associano pranzi e cene condite d’amore che di quell’amore assorbi tutto per riuscire a farne scorta nei periodi di magra, allora il valore è doppio e sai che la medaglia d’oro proprio non basta per dare merito a quel valore umano che nei mesi ti porti addosso.
Ogni giorno ce n’è una, ogni giorno c’è un incontro assolutamente casuale, ogni giorno sulla strada verso l’ufficio c’è il signore della casa di riposo con le sue Marlboro rosse che a forza di vedermi sfrecciare su via Pizzardi ha cominciato a far cenno con la mano in segno di saluto. Poi c’è la ragazza fricchettona con cui ci lanciamo sguardi da “ancora tu ma non dovevamo vederci più”. E poi c’è la badante filippina, o coreana non lo so per me sono tutti uguali (cit.), che accompagna la vecchina bolognese che inveisce contro le nuore e a forza di vederci tutti i santi giorni ha cominciato a sorridermi come se in quel sorriso ci fosse moltissima invidia per me che invece sento solo il suono di ciò che voglio sentire. Poi c’è il signor Andrea con il quale dopo aver ricordato Pertini e la tolleranza dei fumatori rispetto ai non fumatori, ha deciso di presentarsi e ogni volta che esco in terrazzino a fumare lui passa di lì e “ciao Antonella” “ciao Andrea” “stai bene eh” “stia bene anche lei”. E poi ci sono i moniti del panettiere/verduraio/salumiere che “va là, io son qui che butto il rusco tre volte al giorno e te sempre lì con la paglia” e io “bhè, almeno ci salutiamo”.
Ah ah ah, che carina Antonellina che incontra, dice, fa, saluta e poi se ne va.
Il fatto poi che il più delle volte io sia chiamata signora anziché signorina, o cinnazza o bella bambina alla fine non mi disturba nemmeno tanto.
È strano, perché io proprio non me lo ricordo il momento in cui da signorina, cinnazza o bella bambina son diventata signora. Ecco appunto, esattamente in quale momento avete smesso di considerarmi Antonellina e avete cominciato a chiamarmi signora? Ecco io questo passaggio me lo sono proprio perso e bravo chi lo sa, birra pagata e molte grazie.
Signora per me è la signora Luisa, quella delle precauzioni per intenderci, lei che è signora perché saggia, madre di famiglia e che famiglia, sorridente e severa all’occorrenza, efficiente ed efficace, donna moglie e amica, garbo gentilezza e intelligenza che una come lei a Gaza avrebbe risolto tutto nel giro di due giorni.
La signora Luisa non lo sa ancora ma quel discorso lì dell’ombrello come precauzione per non farsi male, io ce l’ho segnato sull’agendina dei pensieri giusti e ad oggi, che di male ne ho avuto quanto basta per sentirmi dalla parte del giusto e non del fortunato quando mi succede qualcosa di bello, è ciò che mi porta ad affrontare con serenità la possibilità di scegliere.
Farsi del bene o farsi del male. Tracciare quella linea di demarcazione tra il giusto e lo sbagliato, portare avanti con dignità la bellezza dei propri pensieri e delle proprie paure.
Signora Luisa, tu che cammini veloce verso le tue montagne dammi il tempo di riprendere fiato e poi aspettami lassù in cima, la Signora Antonella arriva. Eccome se ci arriva.

L'arte della gioia

L’arte della gioia

Posted on Lug 31, 2014 in La patonza deve girare | 0 comments

singletudine

Single è quella persona che la domenica mattina si sveglierà pensando che la cosa più giusta da fare sia pulire casa per fare tutto ciò che in settimana non riesce a fare.
Io sono quella persona che consapevole del disordine e dei piatti del giorno prima ancora da lavare, ha come unica preoccupazione la domenica mattina dover incastrare gli incontri della domenica pomeriggio e quelli della domenica sera.
È evidente dunque che ad oggi, nella mia vita super impegnata tra un abbraccio di qua ed un abbraccio di là, non c’è spazio sufficiente per riuscire ad incastrare anche una vita sentimentale.
A meno che il futuro uomo non abbia nel suo curriculum una serie infinita di skills che gli permettano di candidarsi per la posizione di: amante, uomo delle pulizie, addetto ai baci e agli abbracci, consulente di vita e amico degli amici.

Si prega di allegare: referenze di ex (minimo due), anamnesi aggiornata al max 31/12/2013 e attestato di partecipazione al corso “È facile superare il complesso di Edipo se sai come farlo”.
Requisiti preferenziali: aver sostenuto l’esame di Bologna 1 con votazione minima 25/30, scarpe comode per camminare, buone doti culinarie, amore per Nanni Moretti, tolleranza al fumo.
Non verranno prese in considerazione le candidature di: vegetariani, astensionisti elettorali, grillini, destrofili, promotori della coprofagia di Gianni Morandi, avvocati, fricchettoni, modenesi, baciatori a pennello stitico.

Astenersi gay e perditempo.

Posted on Lug 13, 2014 in La patonza deve girare | 6 comments