Menu di navigazione

8 marzo

Mi ricordo un 8 marzo, la serranda della cucina era abbassata e dai fori entrava la luce di primavera. Forse facevo le medie, o le elementari, non ricordo. So che ero grande abbastanza per togliermi il pigiama, vestirmi e lavarmi da sola. So che avevo lo zaino pronto per la scuola, perché lo zaino si preparava la sera prima perché non bisognava scordarsi niente. Io mi ricordo, eccome se me lo ricordo, che in via Pitagora al numero 10 in Castella Grotte entrava quella luce di primavera e papà, che all’ora del mio risveglio era già al suo secondo giro di giostra, entrò in casa con quattro mazzetti di mimosa gialli, di un giallo così fosforescente, quasi abbagliante, che a quella luce di primavera faceva una pernacchia. Io mi ricordo, eh se mi ricordo, la sua fatica di dover vivere con quattro donne e sentirsi sempre in minoranza. Sempre in perdita, sempre in cerca di una sintonia che non ha mai avuto.

Posted on Mar 8, 2017 in Giuro sulla testa dei miei figli | 0 comments

Felicia come Felicità

Commara Felicia è una signora dal numero indefinito di anni che per un numero ancora più indefinito di anni, credo comunque una cinquantina, è stata amica di mio papà e fa le cartellate più buone del mondo. Commara Felicia è quella signora a cui parlo di amore e ometti e lei mi capisce, e io penso che lei con me ci prende sempre. Commara Felicia mi chiede spesso dei ragazzi, quelli che erano miei amici e poi sono diventati amici di mia mamma e lei sa bene quanto erano importanti. Commara Felicia non sa quanto ho pianto nell’ultimo anno però io credo che lo abbia capito, perché ha il cuore così grande che capisce sempre e io non so proprio come fa. Infatti oggi mi ha scritto su whatsapp che mi vuole bene e io le ho risposto che le voglio bene anch’io. Poi ha provato a mettermi un’emoticon e ci è quasi riuscita. Quasi.

Posted on Dic 31, 2016 in Giuro sulla testa dei miei figli | 0 comments

occhi di ragazza

Quando ad Antonellina torna la blefarite è perché non piange abbastanza. L’oculista aveva spiegato a Mamma Chella che le lacrime sono formate da acqua, sali minerali e grassi e Antonellina nelle lacrime aveva troppi grassi, “ma se è così magra?” disse Mamma Chella e l’oculista le rispose ridendo, e basta. La blefarite, così come la disidrosi e tante altre piccole beghe da piccola di casa, è quella cosa che quando torna Antonellina si ricorda piccola piccola con Papà Nicola che la teneva ferma e Mamma Chella che cercava di aprirle l’occhio per mettere le goccine. Quelle goccine bruciavano tantissimo e per Antonellina era un sacrificio enorme sopportare quella brutta tortura. L’oculista disse a Mamma Chella che per lubrificare al massimo l’occhio era necessario che Antonellina piangesse e, cuore di madre, ogni volta che Antonellina piangeva accettava di buon grado il dispiacere del pianto perché quelle lacrime le facevano bene.

Sono passati sei mesi da quel giorno in cui Antonellina ha avuto paura al punto da non riuscire a tornare più a casa. Pao le ha rimproverato il non aver raccontato abbastanza perché tutto il resto del mondo capisse. Antonellina era invece convinta che bastavano i fatti e che nel migliore dei mondi possibili una che non torna più a casa a dormire o ha di meglio da fare o a casa ha paura di tornare. Nel migliore dei mondi possibili, che però è evidente appartiene solo ad Antonellina, il miglior modo per condannare l’errore è riconoscere l’errore. Ma l’errore pare non ci sia stato e tutti vivono la loro vita senza chiedersi perché. Antonellina da settimane incontra il motivo del non ritorno ogni santo giorno e, nonostante i sei mesi, trema ancora. Antonellina non vorrebbe tremare e anzi, sogna quel momento in cui sarà così forte da guardare l’errore negli occhi e dirgli con tutta la ferocia che cova da mesi “bastardo”.

Violenza è il nome dell’errore, passibile dei sinonimi più svariati, uno di questi è Amedeo Mancini che con un pugno ha ucciso un uomo arrabbiato dopo che gli avevano offeso la donna. Scimmia, puttana, terrona di merda, deve venirti un cancro sono i sinonimi perfetti di quella cosa che si chiama violenza e che vi piace leggere nei titoli di giornale convinti che la cosa non vi riguardi mai.
E per voi mai un rimorso di coscienza, mai uno.

Posted on Lug 13, 2016 in Giuro sulla testa dei miei figli | 0 comments

di tanto amore

“Peggio di così non può andare” mi dicevano il 31 dicembre. Dicevano “la svolta” e aggiungevano “vedrai che andrà bene”. Nessuno si aspettava che a 5 giorni dall’inizio del nuovo anno un’auto mi avrebbe presa in pieno per farmi volare per metri e metri oltre con la testa schiacciata con violenza sul manto stradale. Sembrava uno di quei film in cui l’attore si ritrova a terra dopo un brutto colpo e una luce bianca gli fa ripensare a tutto ciò che forse, in quel momento sta per perdere. Io, in termini di perdite, credevo di saperne abbastanza per potermi dire sufficientemente preparata alla prossima. Eppure eppure, ciò che in quell’istante ho visto è stata la terrazza dell’Arena del Sole e su quella balconata del teatro di città, un monte di anni fa, io mi sono sentita felice e a quella felicità non ero pronta a rinunciare. Ho tremato, sicura che da quel momento in poi qualcosa sarebbe cambiato. Nel bene o nel male, per chi mi ama e per chi ha smesso di amarmi, e per chi così tronfio da triste vita si relega nel suo spazio piccolissimo perché “senza più neanche l’intenzione del volo”.
Ventiquattrore di ospedale per l’improbabile considerazione, poi dimostrata reale, che ad una come me un botto e un volo del genere possono al massimo causare qualche ammaccatura. Nessuno gli aveva mai detto che dietro questi 50 miseri chili c’è Sailor Moon che sfida le forze del male e quello che i medici chiamano “miracolo” altro non è che un piccolo corpo nel cuore di un super eroe. E i super eroi non smettono di esserlo nemmeno in assenza di un pensiero a centinaia di chilometri di distanza. La linfa smette di essere linfa nell’esatto momento in cui non ha più ossigeno e non ha più voglia di andarlo a cercare. I super eroi ne escono ammaccati, ma hanno gambe e braccia e testa così forti che oltre ad un parabrezza sono in grado di distruggere anche il rispetto, nonostante il tanto amore. E poi l’arrivo di una famiglia, di quel che resta di una famiglia, con la cura e il garbo di chi sa cosa vuol dire soffrire e pronto a partire solo per esserci e dire “io ci sono”. Che persone enormi sono i componenti della mia famiglia lo sappiamo in tanti, cosa sono in grado di fare io ora lo so una volta in più.
Ciò che ho imparato da tutta questa faccenda è che non mi vergognerò mai più di piangere con loro, che le paure si chiameranno paure e le gioie si chiameranno gioie, che con loro non sarò più Sailor Moon che nega piuttosto che dire e che tornerò una volta in più, perché il motivo del ritorno avrà nomi e cognomi così chiari proprio perché indispensabili.
E di tutto il pianto che non ho negato ciò che mi resta è la parola amore, che mi porge il braccio, mi mette a letto e mi dice che il 5 gennaio ha avuto paura.

Posted on Gen 9, 2016 in Giuro sulla testa dei miei figli | 2 comments

la cura

Rifiuto l’idea di avere quel tipo di problema. La verifica c’è stata ma in assenza di dottore serio e super specializzato il problema non sussiste. “La scienza prima di tutto”, che è anche un’ottima scusa per negare quel problema di cui sopra. E allora facciamo passare queste dannatissime feste e tentiamo il volo verso quel 7 gennaio in cui le luci si spegneranno e tutto tornerà alla normalità. Fino a primavera, almeno. Ho tre mesi per tentare la cura, nel frattempo faccio quello che devo fare oscurando la vista quel tanto che basta per arrivare a quel 7 gennaio senza troppi danni, ricordandomi di quel giorno di dicembre in cui ho capito di avere quel tipo di problema là e ho trovato anche il modo enorme di risolverlo. Poi tanto me ne dimenticherò e dirò in giro che è colpa della tiroide.
E’ la sciiiiieeeenza, bellezza.

Posted on Dic 17, 2015 in Giuro sulla testa dei miei figli | 0 comments