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tutto è bene quel che finisce bene

Nel posto in cui mi hanno di recente assunto succedono cose.
Per esempio, mi hanno raccontato che di tutti i colloqui che hanno fatto, e ne hanno fatti a decine, sono stata l’unica a cui non è stata posta la domanda che ogni donna prossima ai 30 anni si aspetta in un colloquio di lavoro.
“Vuoi avere figli?”.
“Che domande”, avrei voluto rispondere “certo che ne voglio, ma prima dovrei trovare qualcuno che non mi proponga convivenze al secondo appuntamento, qualcuno che non mi attacchi ogni momento per i miei vizi o per le mie insicurezze, qualcuno che non mi sostituisca il giorno dopo aver litigato con una che al contrario mio ha il papi pieno di soldi, qualcuno che accetti il fatto che ci sono giorni dell’anno in cui non è facile sentirsi sereni, qualcuno che abbia braccia occhi e cuore grandi e così grandi da rendere quei giorni più sopportabili, qualcuno che ami il mare e la montagna, qualcuno che abbia voglia di cucinare per me e che mi tenga calda la pancia in quei cinque giorni al mese. Qualcuno a cui regalare scatole di pastelli colorati e che si esalti come un bambino per uno scarabocchio da poter rifare insieme, qualcuno a cui io possa mostrarmi nuda e non sentirmi sbagliata se non ho la pancia piatta o per i segni sul corpo segno di anni passati a mangiare pasta e colesterolo, qualcuno a cui mostrare i piedi sicura che riderà, qualcuno a cui mandare libri e canzoni vecchie com’era vecchio mio padre, qualcuno a cui poter parlare dei miei genitori e a cui presentare con orgoglio le mie sorelle, qualcuno a cui poter presentare Egidio con la certezza che cercherà di convincerlo che sta facendo una cazzata, qualcuno disposto ad andar via quando decido di far pulizie e poi tornare con una birra tra le mani e che accetti la mia gioia di avere una casa pulita, qualcuno che non abbia voglia di andare per centri commerciali e che accetti il fatto che io odio fare shopping, qualcuno a cui regalare una pianta e sapere che averne cura significa per lui aver cura di noi, qualcuno che abbia voglia di stare con i suoi amici e che soprattutto abbia degli amici, qualcuno a cui dare almeno tre baci al giorno senza dovergli chiedere il permesso. Onestamente, presidente, le sembra facile trovare tutto ‘sto popò di roba in una sola persona? Quindi si, per rispondere alla sua domanda, voglio dei figli ma non credo arriveranno a breve”.

La domanda non è arrivata e tento di non interrogarmi troppo sul motivo per cui, è evidente, io non possa sembrare una che presto o tardi diventerà madre. Fa niente, non importa, se non altro mi sono risparmiata un faticoso amarcord di tutto ciò che non ho dato e tutto ciò che negli ultimi 4 anni non mi è stato dato.
Grazie presidente.

Posted on Lug 8, 2015 in Culona inchiavabile | 0 comments

benedizione pascale

Questa volta non ci sono state telefonate né messaggi né gentili intercessioni che mi chiedevano di tornare per le feste.
Questa volta nessuno mi ha chiesto di tornare perché le feste si passano in famiglia e quindi tocca prendere ormai atto del fatto che nessuno sentirà la mia mancanza in una tavola imbandita con ogni ben di dio e io che mangio mangio e poi mi divincolo per digerire.
Le feste sono famiglia e Antonellina è famiglia a sé e per sé.

Odio le feste, le odio moltissimo.

Benedizione Pascale - aprile 2015

Benedizione Pascale – aprile 2015

Posted on Apr 5, 2015 in Culona inchiavabile | 0 comments

miss, mia cara miss

I miei ometti tutti speciali quando mi accompagnano a casa rimangono lì fermi nelle loro playmobile fino a quando il portone non si chiude. I miei ometti tutti speciali mi chiudono nelle loro braccia da 20 chili l’una per darmi tutto l’amore che questo ennesimo natale mi ha negato. I miei ometti tutti speciali sono speciali perché quando io sono con loro mi sento la più speciale fra tutte, e anche quando ci passa accanto la gnocca di turno loro la guardano con la coda dell’occhio, mi rendono partecipe del pensiero sconcio, io ci metto il carico da novanta, ridiamo e poi mi accompagnano a casa. I miei ometti tutti speciali hanno braccia anche per me. E che fortuna.

Posted on Dic 25, 2014 in Culona inchiavabile | 0 comments

è intelligente ma non si applica

Un giorno ho conosciuto un tipo che in una scala da uno a dieci, e a voler essere veramente parecchio gentili, s’è beccato un 2. Ma solo perché un’oretta prima era riuscito a farmi un po’ ridere. Un po’, mica tanto.
Ora, voi giustamente vi chiederete cosa ha fatto per meritare un 2, che il 2 io non l’ho dato nemmeno a Pacciani, per dire. A domanda legittima e impellente io vi racconto una storia.

Era una fredda sera d’estate e io tornavo da una città bellissima a cui avevo affidato il cuore. No non tutto il cuore, un pezzettino, quel tanto che basta per sentirsi feriti nell’esatto momento in cui il custode di quel pezzettino non sa più che farsene. E’ evidente dunque come in quella fredda sera d’estate era necessaria una svolta utile alla cura di quel pezzettino dimenticato e incustodito.
Era un paesino di montagna, c’erano molte persone e anche molto belle, c’era la musica, uno spettacolo molto divertente e la birra, fiumi di birra, fiumi di vino, vodka in saldo e pure buona e nemmeno russa (il politicamente corretto non mi abbandona mai). Vittima di quel testo di Vecchioni per l’amico Guccini che ad un certo punto dice “e non c’è niente che non passi con il vino”, io quel verso l’ho preso un po’ troppo alla lettera e ad ogni mio dramma corrisponde sempre una sonora bevuta. Il fatto poi che la sonora bevuta sia sempre la risposta anche ai festeggiamenti, fa di me una persona che consuma alcol cinque giorni su sette. E no che non va bene, lo so benissimo che non va bene, “Anto così non va bene” mi disse la piccola Annina guardandomi consumare due bottiglie di vino, e all’epoca onestamente mi sembravano anche poche. Ora lo so che erano troppe, sono cosciente del vizio e dell’errore ma ci è voluta un’intera primavera e un’intera estate per arrivare a capirlo. Poi l’ho capito e anche se non ho smesso, sono sempre più cosciente del fatto che sta arrivando il momento in cui sarà necessario smettere. Se non altro perché da gennaio sarò disoccupata e non potrò più permettermi nulla che non abbia il sapore del Tavernello.
Autodenunce a parte, io quella sera ero triste e la vodka era parecchio buona. A fine serata, complice l’alcol, la rabbia e uno spettacolo che nelle intenzioni era di satira politica ma che in realtà aveva quel vago sapore democristiano che ci portiamo più o meno tutti addosso, polemizzai con un paio di signore lì presenti sulle evidenti pecche dei vipsss accorsi lì sul monte.
Era una serata fredda, ma così fredda che anche il cuore mi s’era gelato e i nervi erano tesi, tesissimi e mentre mi contraevo e digrignavo ogni parte mobile del mio corpo, la mia amica mi si presentò davanti con uno dei due vipsss in salsa democristiana: “chiedigli ciò che vuoi”. E io che in quel momento ero esattamente l’immagine di Nanni Moretti che ha bisogno di litigare con qualcuno, colsi la palla al balzo e gli piazzai un comizio biascicato alla vodka condito di bestemmie e critiche e giorni dopo mi hanno riferito di avergli detto “non mi prendere per il culo che t’ho capito”.
Il giovane, ma nemmeno tanto, vipsss ribatteva con calma e pacatezza e qualche stronzata l’ha detta e io ero uno tsunami di alcol e rabbia. Però proprio scema non sono e se la spari grossa sta pur certo che lo capisco. Il guaio è che mesi dopo, analizzando le reazioni di quella sera, mi sono chiesta se forse tra le stronzate era stato anche capace di dire qualcosa di sensato. Dopo un paio di minuti di rovinoso dubbio ho concluso la faccenda con un chissenefrega e bon, pensiamo ad altro.

E poi io stamattina sono arrivata in ufficio con la solita flemma che da qualche tempo mi accompagna, con le occhiaie che mi scavano la pelle separata dal nasone, gli occhi tristi, i capelli arruffati, la schiena gobba e credetemi quando vi dico che io manco in adolescenza mi sono vista tanto cessa. Accendo il pc, controllo la mail, un’occhiata ai social, un po’ di rassegna stampa e in attesa di fingere di fare ciò che devo fare, la solita sbirciata ai miei blog di riferimento, quelli senza i quali non possiamo dirci “buongiorno”. E allora leggo di qua, poi di là, e poi quell’altro e quell’altro ancora. E penso che è proprio tanto che non leggo il blog del vipsss socio dell’altro vipsss di cui sopra e corro a recuperare la colpevole mancanza. Niente, niente di nuovo, si ostina a fare altro nella vita ‘sto qua. E allora visto che mi piace leggere ciò che scrive e visto che stamattina ho bisogno di moltissima serenità e lui quando scrive mi rasserena, allora vado a ritroso e scelgo random dei vecchi post da leggere. Uh bello penso, qui parla del suo matrimonio e c’è anche la vignetta di Makkox, che bello. E il post rimanda al link del blog della sposa e io che per i matrimoni e le storie d’amore vado matta corro a leggere ciò che ha da dire la sposa del vipsss che mi regala momenti di serenità. Scopro allora che anche la sposa scrive, anzi scriveva, cose abbastanza simpatiche e leggendo leggendo leggendo scovo un post il cui titolo attrae subito la mia attenzione: “Post porno”. Post porno?? Genio, leggo subito. Il post è abbastanza carino ed esordisce con link esterno ad un suo amico un po’ blogstar. Ecco, io la parola blogstar non l’ho mai sopportata granché, vuoi per passati abusi vuoi perché non vuol dire proprio niente. Epperò curiosa so’ curiosa e allora andiamo a vedere di chi si tratta. Comincio a leggere e più leggo e più non riesco a fermarmi, poi arriva il capo che mi sorprende immersa nella mia lettura ma non mi importa, sono presa e niente e nessuno può fermarmi. Leggo di amori finiti, di storie divertenti, di amici da bar, di madri che curano i propri genitori, fotografie ingiallite, fotografie ricche di senso, una bellissima umanità dietro ogni singola parola scritta e da me letta e poi riletta. Si sono fatte le 11.30 e io non ho combinato ancora niente. Lasciatemi leggere, non ammorbatemi, zitti, state tutti zitti perché io possa immaginare una bellissima colonna sonora dietro quelle parole.
E nella lettura ho ignorato totalmente i contorni di quel template che mi avrebbero detto chiaramente il nome e il cognome dell’autore della mia lettura del mattino. Leggo leggo e trovo tra le parole del mattino il racconto di un blog che il tizio ha aperto con un suo amico e che sta riscuotendo parecchio successo. Goccia da manga giapponese perché è proprio del tizio di cui sopra che stiamo parlando, il socio di quell’altro, il bersaglio di una serata di rabbia e frustrazione, il vipsss di quella fredda serata di montagna e la mia testa che ondeggiava al ritmo di “che coglionazzo, che coglionazzo”. E voi non lo potete nemmeno immaginare quanto io sia riuscita a sentirmi in colpa per la rabbia di quella sera contro qualcuno che ha probabilmente un mondo bellissimo da poter raccontare.

Ciò che ho imparato da questa faccenda:
– anche gli stronzi hanno un cuore di panna
– non tutti gli stronzi sono stronzi sempre
– io delle persone non capisco una beata minchia.

Posted on Dic 5, 2014 in Culona inchiavabile | 0 comments

passaggi di tempo

Io a Bologna ci vivo da dieci anni e in dieci anni ho visto e vissuto l’abbandono di chi per mesi mi ha accompagnata, a volte anche per anni e poi è andato via. Pronta capace e sicura, che se non sei sicuro sicuro sicuro che il resto del mondo valga la pena, perché di pena trattasi, finisci per rimandare le valigie per mesi, anni, tanto.
Quelli che vanno via da Bologna si possono distinguere in due macro categorie: quelli che almeno tre volte l’anno cercano di tornare e quelli che non tornano per paura del rimpianto di averla lasciata. Poi ci sono anche quelli che non l’hanno mai amata ma sono pochi, pochissimi e quindi rappresentano un’eccezione che detta la regola di cui sopra.
E io ora avevo in mente tutto un discorso complicatissimo che andando a ritroso mi ha portata a pensare a te city mia, bagascia e villana, ma ora forse a causa del vino non riesco a rimettere insieme i pezzi. Che poi a voler essere sinceri sinceri sinceri, io a mettere insieme i pezzi non sono mai stata troppo brava.
Ciò di cui ho certezza ora, vino a parte, è che stasera non sono riuscita a spiegare di cosa parlo quando parlo di “casa” e forse l’interlocutore non era adatto o forse, altamente probabile, io non sono in grado di raccontare.
Tento mappe concettuali dall’età di 16 anni, la logica non è il mio mestiere e non mi riconosco meriti che non siano circoscrivibili nell’area del buon ascolto.
E’ venerdì sera, via San Vitale si popola di giovani scalmanati che sfogano le loro innate doti canterine intonando un “Macho man” nel tentativo di dimostrare alla gnocca di turno che loro cantano le canzoni dei gay perché sono così virili da non subirne la bellezza. E’ dunque chiaro come quelle sciacquette siano del tutto ignare di quel capolavoro che è In & out, poverette.

Ho avuto una settimana difficile. 1500 km in 40 ore di pugni nella pancia. Ho addominali pronti a qualsiasi cosa, chili che per adesso mi tengono ancora in piedi, rimproveri di chi mi vorrebbe sana forte e in carne, rimproveri di chi mi vorrebbe propositiva, gli abbracci di chi vive il rimpianto di non esserci stato come una condanna, i figli mai abbastanza, i genitori mai per sempre, quella fottuta tensione al meglio che non basta mai, la serenità che costa oro diamanti e platino che non abbiamo nelle tasche, un articolo da scrivere su cooperazione e capitale e mannaggia a me e al giorno in cui ho accettato, contratto in scadenza, conto corrente tra lo zero e l’uno e la certezza di un corpo che parla e urla il suo basta.
Che fatica esserci per quanti dei tanti mi chiedono un caffè, una birra e due chiacchiere. Che fatica faccio voi nemmeno lo potete immaginare.

Posted on Nov 29, 2014 in Culona inchiavabile | 0 comments