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Non succederà più che torni alle tre

Tu immagina di lavorare per mesi in un clima da Fuga da Alcatraz, per di più ipermansionato. Immaginati in attesa di una spiegazione sulla busta paga che non arriva e immagina di doverla pretendere. Immagina di dover dire al tuo proprietario di casa che no, questo mese non ce la fai. Immagina poi di doverlo dire anche il mese dopo, e il mese dopo ancora. Eccetera eccetera. Immagina i tuoi progetti e immagina di doverli mettere da parte. Niente di serio, piccole cose. Un regalo di matrimonio mai fatto ma che non dimentichi, un amico che si sposa e vuoi partecipare alla sua felicità, delle lenzuola nuove Ikea di cotone dozzinale, ma ti va bene così. Un sushi oliuchenit con un’amica e un biglietto del treno per poter dire “ciao come va, io sto bene e voi”. Immagina di avere 10 euro per far la spesa e immagina di non averli più, e non perché tu non abbia fatto niente per averli ma perché uno a cui hai salvato il culo ti è passato di fianco e ti ha messo la mano in tasca. Immagina di dover rinunciare al mare quando per 33 anni aspetti aprile per poter toccare di nuovo la sabbia, quando per essere felice ti basta una birra sulla spiaggia anche quando il mare è quello di Rimini e tu invece sei abituata a Monopoli ma chi se ne frega, quella si chiama felicità. Immagina di doverti vergognare per un regalo fatto col cuore, ma che in cuor tuo sai corrispondere al tuo bisogno. E sai anche che i tuoi grazie non saranno mai così consistenti, anche se non richiesti. Immagina di sentirti costantemente in una situazione di bisogno, che è tutto ciò che non hai mai fatto nè voluto. Immagina delle scuse, forse non ora, forse non domani ma, sta pur certa, arriveranno. E invece no. Immagina che al non saper come fare riesci a trovare comunque una soluzione positiva, perché scema non sei e nella merda ci hai navigato spesso e sai che da quella merda ne esci linda e bella. Sai che sei stata molto brava a resistere e questo fa di te una persona enorme. Tu, non chi non conosce la vergogna. Perché tu credi ancora a quella cosa lì del lavoro pagato. Nè bene nè male. Con dignità.
Immagina cosa è stato, e forse un giorno finirà. Immagina però, intanto, di non permettere più di farti così male.

Posted on Ott 25, 2018 in Giuro sulla testa dei miei figli, La patonza deve girare | 0 comments

L’anima popolare della Bovisa

Stavo pensando che è molto bello dare un’immagine ai racconti delle persone a cui vuoi bene. Che di cose, storie, famiglie, delle vite degli altri hai la testa piacevolmente piena e tu a quei racconti, quelli belli, hai da sempre dato un’immagine. Immaginata, pensata, inventata. Poi capita, un giorno a caso, che quei racconti si fanno reali perché quella casa è lì, la vedi, è esistita davvero. E poi ci sono i racconti sulle città e di come cambiano, che sono da sempre i racconti che preferisci, i più belli. Che se no a New York col cazzo che ci andavi.
Hai ascoltato, ascolti e poi qualcosa ritorna.
Lui starebbe molto bene con lui. Di quel posto di Milano dice quelle cose lì e tu pensi che insieme al pub, a Bovisa o da McSorley nell’East Village, starebbero benissimo insieme.
Quanta immaginazione mi dà questa vita qua. Balorda, irreale, a volte casuale, ma spesso cercata.
Amo i racconti della mia vita e amo quel modo strano in cui i cerchi già chiusi e a volte aperti riescono ad intrecciarsi e a darmi meraviglia.

Posted on Ott 10, 2018 in L'Italia è il paese che amo | 0 comments