Mi manca il cioccare dei piatti la domenica mattina, le cozze gratinate. Mi manca il fresco delle lenzuola stese al sole ad asciugare e poi stirate con la stessa cura con cui si prendeva cura degli altri. Mi manca la sua certezza nel credere che in qualche modo ce l’avremmo fatta, mi manca la zuppa di pesce con la razza e tutto il resto, la focaccia calda del mattino. Mi manca la sua idea di speranza, le verze al vino che non mangiavo, che dopo averci lasciate Luigina ha rifatto e io ne sono andata matta. Mi manca sentirmi in colpa per tutti quei giorni in cui non la chiamavo e mi manca non poterlo più fare. Mi manca l’odore del suo caffè e il suo berlo a sorsini dopo il riposo del pomeriggio. Mi manca non poterle dire che a volte mi sento sola, che sto lavorando tanto e a volte troppo, che se ci fosse ancora non potrei lavorare così tanto perché lei verrebbe prima di tutto. Mi manca non sentire i suoi passi sulle ciabatte consumate, l’odore di fumo di sigaretta sulla giacca da casa grigia, le sue mani ruvide che accarezzavano le mie guance da bambina. Mi manca l’idea di saperla nonna e quanto in Rebecca avrebbe rivisto gli occhi e le stesse espressioni della sua seconda figlia. Mi manca mamma in questi giorni di successi personali, quando tutto il mondo mi dice brava e lei non c’è più e non lo può sapere quanto, tutto sommato, ci sia del vero in quel brava.

Posted on Nov 24, 2017 in La patonza deve girare | 1 comment