“Stava al mondo in un modo così gentile che era bello guardarlo”, ha scritto Paolo Nori.
Io questa frase qui me la sono appuntata come tutte quelle volte che leggo una cosa bella e temo di dimenticarla. Poi comunque la dimentico però magari poi la ritrovo e quando la rileggo è come una preghiera, la leggo eppure non la leggo perché tante di quelle volte l’ho letta da riuscire a scandire lettera per lettera, la cadenza con cui l’ho letta si ripete nonostante gli anni e in quel momento sento tutta la vita addosso. E quando succede è così bello che il quaderno degli appunti dovrebbero insegnarlo a scuola.

Le mie psicologhe sono due donne molto belle.
La prima mi ha tenuto la mano per un po’ di tempo e poi mi ha lasciata andare da un’altra. Non ho ancora chiesto perché, eppure la cosa mi ha fatto un po’ male, ma come? ora che avevamo cominciato a conoscerci mi lasci? cosa ho fatto, cosa c’è di sbagliato in me? non sono particolarmente interessante? vuoi che sia altro? diventerò altro. Non c’è stato verso, io non ero abbastanza per lei, “ti seguirà la dottoressa x”, x chi? x, va bene, occorre accettare il rifiuto e la certezza di non essere sempre giusti per l’altro.
La seconda, ma ci conosciamo da poco, si siede lì davanti a me e si muove ininterrottamente come se le scappasse una scoreggia e sa di non poterla fare perché le circostanze no, no. Ondeggia e gioca con i capelli che, non scherzo, sono belli come quelli delle pubblicità della Pantene. Non so dire se è bella nel senso di figa oppure no e di base non mi interessa poi tanto, a me basta guardarle i capelli e sapere che una con dei capelli così belli ha senz’altro qualcosa di interessante da dirmi.
Io e le miei psicologhe parliamo, che poi mica vero, io parlo e loro chiedono, e l’ultima volta abbiamo parlato di Beppe Grillo. Essì, Beppe Grillo. Ora, star qui a raccontare il senso del discorso sarebbe un po’ come svelare i segreti di quei giorni in cui io e le mie psicologhe stiamo molto bene insieme e terrò il filo logico per me, tutto però è partito da un fatto, ed è verità assoluta, che io da piccola volevo diventare il Presidente della Repubblica.
Ridono le mie psicologhe, ridono moltissimo e mi impongono moltissimi perché. Perché qua su giù, e io rispondo con una lucidità che ero convinta di aver perso.

La scorsa settimana Jenny è tornata a Bologna. Non ci vedevamo da due anni e mezzo e per due abituate a dividersi tutto o quasi tutto, è un’eternità di cui si sente nostalgia. Nostalgia però non ce n’è stata perché a quel tavolo, tra tutti i racconti di tutto ciò che è stato e forse sarà, c’era la bellezza di ciò che comunemente si identifica con la parola amicizia, che non sai cosa vuol dire fino a quel preciso istante in cui dopo l’ennesimo saluto, sulla strada verso casa, cerchi sul telefono quanto costa un volo da Bologna a Berlino e, mentre ci smanetti, la sorella grande scrive che il 12 novembre ha un volo Londra-Bologna.
Non tutti possono permettersi tutta questa meraviglia, non tutti.

Posted on Ott 2, 2016 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments