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gambe molli

La pressione si alza, le gambe tremano e le braccia non riescono a reggere il peso di ciò che non riesci più a gestire. Allora riesci a dire alle colleghe al bar che no, non ti senti tanto bene, e loro pensano che il tuo malessere è il loro malessere. La chiamiamo insoddisfazione, frustrazione, voglia di vivere che non riesce a spiccare il volo. Solo che le gambe cedono e dio benedica le sedie piazzate lì proprio alle tue spalle, spalle che da qualche tempo senti scoperte con la punta del coltello proprio lì ad un passo da te e ci stai male perché questa cosa non ti era mai successa ma stringi i denti, stringi stringi stringi nella speranza che il mandante sia colpito da un monito di coscienza che ci riporti tutte sulla retta via del bene. Al momento però è la sedia che conta, al coltello ci penseremo domani.

Lo hanno chiamato attacco di panico e ci mancherebbe, se ti manca il fiato, la pressione si alza e sei nella cerchia di quelli che il mondo considera “giovani” in che altro modo vuoi chiamarlo? No vi dico, signori miei, io non soffro di attacchi di panico. Guarda che non c’è niente di male dicono loro, e tu lì a spiegargli che sì sei stanca, sei stressata, il coltello è lì proprio ad un passo ma va bene, c’è sempre di peggio, sei una pratica tu, mica come gli altri. Gli altri chi? Che ne so io, gli altri che possono permettersi il lusso di usare la parola panico.

E la tiroide? Dove la mettiamo questa tiroide? Che ne so dottoressa, con tutta la gente che sta male sarà mica il caso di occuparvi lettini e sedie, sono una pratica io, martedì vado dalla mia dottoressa, guardi qui, era scritto in agenda. “Faccia attenzione, può ricapitare, intanto prenda il valium”, butto giù, non sarà né più né meno di due cannette fatte bene. Boooom, badabam, tupitù, touchè. Valium 1 – Pascale 0.

Cose che ho imparato da questa faccenda.

1 – le analisi bisogna farle più spesso
2 – non sono Sailor Moon
3 – il Policlinico Sant’Orsola è sempre una garanzia di efficienza e qualità
4 – quando le gambe mi cedono, ho le gambe e le braccia del mondo che amo
5 –  sono contenta.

Posted on Mag 21, 2016 in Canto meglio di Apicella | 0 comments

post-it di tanto amore

QUARANTA GATTI IN CASA

Mia moglie li protegge in modo morboso, così visto che non mi ascolta, ho pensato di lasciarle dei “pizzini”, come usava fare in Sicilia un capo mafioso, per dare ordini ai suoi affiliati.

Quaranta gatti in casa non sono pochi. Devi stare attento a camminare e a sedere sui divani. Avendo l’età che ho, se inciampo mi rompo un femore o anche tutte e due. So che tu li proteggi in modo morboso e anche io ho dei momenti di simpatia per loro. Ti confesso che quando una gattina miagola dispiaciuta perché non trova i suoi piccoli, io l’accompagno. Spesso ricevo delle occhiate imploranti come se pensasse che li ho uccisi io.

1. Ti prego, fai in modo che diminuiscano i gatti. Quaranta sono troppi.

2. Un signore di Saludecio vorrebbe due gattini per i suoi nipoti. Dì a Gianni di portargliene subito quattro.

3. Un vecchio di San Marino è disposto a custodirne almeno una decina. Si accontenta di 100 euro al mese. Accetto.

4. Consiglio di addormentarne dieci e portarli non lontano dalla grande trattoria “Il Sottobosco”. quasi in cima a Via Maggio e mollarli lì.

5. Ci sono tre gatte incinta e Gianni mi dice che, affogandoli subito, i gattini non soffrono.

6. Per lo meno adesso, che arriva la buona stagione, cominciamo a tenerli tutti fuori casa.

7. Se entri nel mio studio ci sono sei gattini nati dietro la Divina Commedia.

8. So che sono morti due gatti e tu li hai fatti seppellire sotto la roccia che potrebbe essere anche il futuro sepolcro delle mie ceneri.

9. Volevo accarezzare la tua gatta preferita, che ho trovato nel giardino, e lei mi ha graffiato. Con chi posso lamentarmi?

10. O trovi una maniera, per decimare questa invasione, o me ne vado a vivere a Santarcangelo.

PS. Sono ancora in attesa di qualche tua risposta, accetto anche tuoi pizzini.

Tonino

Tonino e Lora

Tonino e Lora

Posted on Mag 2, 2016 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

be smart

Io non capisco il motivo per cui quando mi chiedete “che fai?” e io vi rispondo “lavoro in un’agenzia di moda bimbo” nella peggiore delle ipotesi si scatenano 5 minuti di sonore risate, nella migliore “no dai, davvero, cosa fai?”.
Fingo di non capirne il motivo ma il motivo lo so eh. Dopo anni vi aspettavate un santino elettorale, un “dillo agli amici” e poi “è una bellissima esperienza”. E la vostra reazione sarebbe stata compiaciuta, sorridente come quelli che sapevano già.
No signori miei, io lavoro per far sì che i vostri figli vi portino a casa soldi, soldi e ancora più soldi, che se non ci riuscite voi ci penso io a far lavorare le vostre creature, ah ah ah. Si rido, cosa rido, ah ah. Rido, rido per niente. Ogni bambino in entrata 5 euro, il mio impegno per voi vale 5 euro che, come dice la Mezzadri, equivale ad uno spritz. Ma a me cosa importa? A me lo spritz non piace. Mi piace la birra, una birra a Bologna costa 4 euro, ergo il vostro bambino vale 1 euro, perché per ogni stronzata che vi racconto io ho bisogno di una birra per fermare il senso di colpa. Finirò alcolizzata, molto più di adesso. Perché con l’estate i bambini aumentano, è la riviera signori diamoci da fare, uno spritz, due spritz, tre spritz, non mi piace ma lo bevo lo stesso perché la Mezzadri me lo ha detto. No dai, allora prendo una birra, un bambino quindi una birra, 1 euro di guadagno, cosa ci faccio? Sigarette no, un pacco di cartine grazie, il tabacco ce l’ho di scorta perché sono nata formica e formica resto.
La mia capa dice che non avrò mai l’imprinting milanese, “Anto, tu sei qui, e qui e l’imprinting milanese. Tu a questo non ci arriverai mai però questo deve essere il tuo obiettivo”. “Zi padrone”. Ti dico sì e mi paghi 200 euro al mese, e i genitori di Veronica che l’imprinting milanese, perché di Lodi, ce l’hanno nel sangue, dicono che una così non la potrebbero sopportare. Io invece sopporto tutto, che cosa vuoi che sia, che cosa vuoi che faccia. Ho combattuto mostri che a confronto lei, le sue amiche e il loro papi sono fili marroni su un tappeto di ciniglia. “Sciacquami le palle” è stata l’espressione pensata e ovviamente non detta al suo ennesimo rimprovero del non essere mai abbastanza.

“Anto che fai?”
“Nei miei sogni salvo il mondo dai cattivi e sono felice”

Posted on Mag 1, 2016 in L'Italia è il paese che amo | 0 comments