Ciò che vorrei scrivere non lo posso scrivere perché ciò di cui voglio scrivere racconterebbe qualcosa che ancora non sa a una di quella decina scarsa di persone che ogni tanto passano da questo posticino qui. L’ho fatto spesso ed è stato evidente solo e unicamente a chi di quelle righe era protagonista. Sono stata brava, molto brava. Qualche volta alla lettura è seguito un messaggio o una telefonata, un chiarimento quando non ce n’era bisogno, a volte un grazie quando ce n’era ancor meno bisogno. Ciò che oggi vorrei scrivere, e non posso, non si può nascondere tra le righe, non si può dire bisbigliando e non c’è urlo che possa contenerlo. Il problema è che da quando ho azzerato tutto e mi sono imposta il tentativo di ricominciare, ho imparato a dire moltissimi “no”, alcuni “non mi importa” e molti “aspetta che devo pensarci su”. Il problema è che là fuori non tutti se l’aspettavano.
Ora, il problema vero è che il più delle volte ciò di cui scrivevo senza nomi e cognomi ma comunque a prova di scemo erano pensieri di moltissimo affetto “nonostante tutto”. Ciò che oggi invece stavo per scrivere e poi ho cancellato era un discorso di considerazioni e accuse su ferite e affanni che le azioni, anche in un contesto di non azione, hanno causato.
Ora, il guaio vero è che ad un certo punto ho smesso con fatica di elargire le mie considerazioni in merito a questo o quello perché non ne avevo più voglia. Il guaio ancor più guaio è che scrivere ciò che vorrei scrivere equivale a rendere reale l’accusa al destinatario che, in questo caso, è il denunciante e pur di di non sentirselo dire preferisce far finta di niente.

Posted on Mar 18, 2016 in Canto meglio di Apicella | 0 comments