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San Vitale è casa mia

Via San Vitale 73

Via San Vitale 73

Parafrasando il buon Culicchia che di Torino aveva fatto casa e a pochi giorni da quel che nel diario della mia vita trentennale si potrebbe tranquillamente definire un “cambio di rotta”, chiamerò questo post “San Vitale è casa mia”.
A chi ha avuto la fortuna di ricevere in dono l’idea di casa, non potrà sfuggire il motivo per cui quelli che si avvicinano sono giorni pregni di malinchetudine.
Ho avuto due case nella mia vita: la prima di diritto per gentile concessione ereditaria e familiare. Grande, spaziosa, calda e a tratti odiata per quel bisogno di fuga e la richiesta di ritorno, per quel “torna” mai detto ma sempre mal celato e le corse sul primo notturno della sera e poi gli arrivi, che per gli altri erano piatti preferiti e tavole imbandite e per me erano corse e affanni.
Poi c’era la seconda casa, quella vera, quella che per dieci anni ha lenito gli strascichi da ritorno della prima casa, condono per chi tornando a casa trovava chiacchiere e compagnia, piatti caldi e post-it con frasi dalle grafie sempre diverse ma che dicevano
pressochè sempre la stessa cosa: “bentornata a casa”.
San Vitale è casa mia, perché nel 2006 Giulia mi offrì un posto dove poter ricominciare e da quella casetta incastrata in quello che tutti a turno hanno definito la casa di Escher, aver la possibilità di vivere sicura che tra quelle quattro mura tutto sarebbe apparso
risolvibile. Incalcolabili ore di racconti che avrei dovuto raccogliere su un quaderno, appunti di un futuro brillante fatto di possibilità, la casa del “dove si mangia in 3 si mangia anche in 4” e il fatto che da 4 si diventava nel giro di poche ore 7 o 8 era una regola a cui alla lunga ci eravamo abituati e abbondantemente preparati con più sugo, più pasta, più tutto.
La casa in cui Ilaria, Jenny, Michela, Alessia, Valeria, Chiarina, Lidia hanno studiato per diventare piccole donne. La casa in cui sono tornate per dirsi che le piccole donne crescono, con le tazzine portate dal paese e io, padrona di casa, che dopo oltre dieci anni ricordo ancora come vi piaceva il caffè e quanto zucchero avrei dovuto riservarvi.
La casa dei Paoli, dei Brembilla Baietta Bergamelli chiusi nel loro loculo senza luce e la certezza che uscendo da quella stanza mi avrebbero trovata al solito posto, nella postazione di chi pronto ad ascoltare e a parlare ci è nato. Per anni abbiamo posato i mattoni di quel che siamo oggi, da Bergamo Bellaria e Madrid abbiamo scoperto che tutte le strade portano a Bologna, anche senza Bologna.
San Vitale è casa mia perché dopo la morte di mio padre tutto ciò di cui avevo bisogno era trovare qualcuno che piangesse al posto mio e quando, tornando, ho trovato eccessi di risate e una sfrenata voglia di ballare sul mondo, ho alzato muri che manco Berlino e per abbatterli abbiamo aspettato febbraio, con una birra e una rosa bianca su cui c’era scritto “scusami, ricominciamo”. Era la mia piccina e oggi, che tutto è fuorchè piccina e molto più Carrà e molto meno Pavone, mi ringrazio per quella volta in cui ho sbrigliato la matassa e mi sono imposta biglia su piano inclinato che chiede perdono e comprensione.
San Vitale è casa mia perché dopo la morte di mia madre e dunque in assenza di famiglia apparente, Letizia mi ha raccontato che le famiglie esistono e resistono e non c’è futuro per chi non è pronto a riconsiderare un passato di amore e sorellanza, nonostante il tanto dolore. Dopo anni dal duro scontro ho ripensato a Letizia e le ho chiesto scusa per quella volta che lei mi ha parlato e io non ho capito. Ora ho capito e me lo sono appuntato qui da qualche parte, come monito per tutte quelle volte che avrò bisogno di capire.
E che beffa se ad una Letizia si sovrappone una Serena, caposaldo di assenze ma abbracci e profumo di casa che lasciano la scia. Serena nata da un copione di Fellini, compagna di cura e chiacchiere eterne, la certezza della sera di dover riprendere la griglia e tagliare le melanzane.
San Vitale è casa mia perché non c’è posto al mondo che possa raccontare tutto ciò che sto per diventare. A tutti quelli che di San Vitale hanno una fotografia che racconta ciò che siamo stati e che a volerle raccogliere tutte insieme potremmo farci una libreria di album.
Lascio San Vitale e chiudo l’album per cominciarne uno nuovo. Piango? Un po’. E poi sorrido perché dietro quella porta ci sono tutti i ricordi di dieci anni di bellezza. E poi sorrido ancora, perché lì di fronte c’è una nuova porta, un nuovo cerchio appena aperto e qualcuno a cui la mattina dire “buongiorno amore”.

Posted on Feb 24, 2016 in Torno perché avete bisogno di me | 3 comments

non cedi perché esisti, perché respiri tu

In una stanza fredda sulle mura cittadine, circondata da fogli, pattume e resti di ciò che si può tranquillamente definire una vita da punkabbestia, accendo il computer per sbrigare le ultime cose di lavoro che ho lasciato in sospeso. Ho digitato lavoro e sui motivi per cui, digitando, ho riso molto ci si potrebbero scrivere libri ma il web è spietato, bellessa, e allora mi fermo un attimo, nell’esatto momento in cui all’entusiasmo è seguita un’altra bella risata. Tornando verso i 3 mq di stanza di momentaneo alloggio mi sono fermata a prendere tre birre, sicura che mi sarebbero state di ottima compagnia nella serata dedita alla canzone italiana. Peccato che a meno di mezz’ora dall’inizio della kermesse, un paio di quelle birre siano già state svuotate e il panico da “e mo’?” è il segno evidente di quella consistente riduzione di libertà che ad oggi nessuno capisce. A parte noi, che di ferite ne abbiamo già cucite abbastanza. Voi direte – e dite – che sono io ad averlo permesso. Io risponderei – e rispondo – che ognuno deve aver cura di se stesso.
Mancano pochi minuti all’inizio della seconda puntata in cui i big si scavalcheranno a ritmo di flebili ululati e io mi ricordo di quanto, esattamente un anno fa, io sono stata felice. 

Posted on Feb 10, 2016 in Canto meglio di Apicella | 0 comments