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come in un ritornello della carrà

A chi ha fatto le scuole a Castellana Grotte hanno inculcato l’idea dell’essere antisismico, una specie di super-uomo di imprinting castellanese che in caso di movimenti peristaltici della terra, scorreggioni dall’alto e dal basso, si sente sempre protetto. Ti raccontano che tra te e il centro della terra c’è uno strato cuscinetto di natura carsica – le grotte, appunto – che ti proteggono dalla natura quando s’arrabbia, e quando vai via dal paesello ti porti addosso quell’invincibilità che tutti quelli nati da Barletta in su non sanno proprio cosa vuol dire.
Oggi, ripulendo il pc di tutte le cose inutili accumulate in anni di smadonnamenti, ho ritrovato una frase di un tizio russo che diceva “a me, comunque, di tutte queste scosse non me ne frega niente, sono antisismico”.
Ecco, io pure credevo di essere antisismica, fino a rendermi poi conto che non lo sono affatto e le persone che considero migliori sono quelle che almeno una volta hanno avuto il coraggio di dire “ho paura”.
Il resto sono solo rutti e scorregge.

Posted on Gen 25, 2016 in Canto meglio di Apicella | 0 comments

di tanto amore

“Peggio di così non può andare” mi dicevano il 31 dicembre. Dicevano “la svolta” e aggiungevano “vedrai che andrà bene”. Nessuno si aspettava che a 5 giorni dall’inizio del nuovo anno un’auto mi avrebbe presa in pieno per farmi volare per metri e metri oltre con la testa schiacciata con violenza sul manto stradale. Sembrava uno di quei film in cui l’attore si ritrova a terra dopo un brutto colpo e una luce bianca gli fa ripensare a tutto ciò che forse, in quel momento sta per perdere. Io, in termini di perdite, credevo di saperne abbastanza per potermi dire sufficientemente preparata alla prossima. Eppure eppure, ciò che in quell’istante ho visto è stata la terrazza dell’Arena del Sole e su quella balconata del teatro di città, un monte di anni fa, io mi sono sentita felice e a quella felicità non ero pronta a rinunciare. Ho tremato, sicura che da quel momento in poi qualcosa sarebbe cambiato. Nel bene o nel male, per chi mi ama e per chi ha smesso di amarmi, e per chi così tronfio da triste vita si relega nel suo spazio piccolissimo perché “senza più neanche l’intenzione del volo”.
Ventiquattrore di ospedale per l’improbabile considerazione, poi dimostrata reale, che ad una come me un botto e un volo del genere possono al massimo causare qualche ammaccatura. Nessuno gli aveva mai detto che dietro questi 50 miseri chili c’è Sailor Moon che sfida le forze del male e quello che i medici chiamano “miracolo” altro non è che un piccolo corpo nel cuore di un super eroe. E i super eroi non smettono di esserlo nemmeno in assenza di un pensiero a centinaia di chilometri di distanza. La linfa smette di essere linfa nell’esatto momento in cui non ha più ossigeno e non ha più voglia di andarlo a cercare. I super eroi ne escono ammaccati, ma hanno gambe e braccia e testa così forti che oltre ad un parabrezza sono in grado di distruggere anche il rispetto, nonostante il tanto amore. E poi l’arrivo di una famiglia, di quel che resta di una famiglia, con la cura e il garbo di chi sa cosa vuol dire soffrire e pronto a partire solo per esserci e dire “io ci sono”. Che persone enormi sono i componenti della mia famiglia lo sappiamo in tanti, cosa sono in grado di fare io ora lo so una volta in più.
Ciò che ho imparato da tutta questa faccenda è che non mi vergognerò mai più di piangere con loro, che le paure si chiameranno paure e le gioie si chiameranno gioie, che con loro non sarò più Sailor Moon che nega piuttosto che dire e che tornerò una volta in più, perché il motivo del ritorno avrà nomi e cognomi così chiari proprio perché indispensabili.
E di tutto il pianto che non ho negato ciò che mi resta è la parola amore, che mi porge il braccio, mi mette a letto e mi dice che il 5 gennaio ha avuto paura.

Posted on Gen 9, 2016 in Giuro sulla testa dei miei figli | 2 comments