Il poeta vicino di casa diceva “felicità, improvvisa vertigine”.
Ora, non me ne vorrà il poeta se la parola felicità non riesco a farla mia e alzi la mano chi può dire per sé il contrario. Chapeau, distintivo e molti baci a chi può e sa dirlo.
Io però ci provo e per provarci ho sfidato la paura di volare e di essere appesa come una salsiccia stagionata. Lo chiamano climbing, io lo chiamo “essere Walter Bonatti”. E lo so, io non sono nè sarò mai Walter Bonatti, io soffro di vertigini e i miei nemmeno 5 metri di arrampicata libera con conseguente scapicollata e volo e Bob che mi prende e mi trattiene mentre cado giù non sono il K2, nè il Cervino, nè 30 giorni da Mr Crocodile Dundee.
Io sono Antonellina che ad una pendenza di 30° si ferma e chiede aiuto perché troppo ripida e “aiutami Bob non ce la faccio”, io sono Antonellina che vive di precauzioni e cerca di non farsi male perché Antonellina non deve farsi male. Antonellina però per tutto il mese di maggio si è fatta male e così male che ha avuto bisogno di sentire la terra addosso, sporcarsi le mani di roccia e magnesite e all’ennesimo invito di Bob non ha saputo rinunciare.
La sera in cui ho conosciuto Bob, dopo i primi convenevoli, abbiamo parlato di montagna, di arrampicata, di falesie e bellezza. Erano giorni in cui cercavo eroi e riempivo le giornate di racconti di Bonatti e Corona senza sapere esattamente ciò che mi stavano raccontando. Io avevo le mie montagne, fatte di fatica che per necessità tentavo e tento ancora di superare. A distanza di un anno, dopo tanto dolore, ho tradotto le parole in fatti e ho smesso di scavalcare e scalciare. “Devi fare piccoli passi, i piccoli passi sono i più giusti” mi ha detto Bob. Ho pianto, ma non diteglielo. E quando era in arrampicata per legare la corda ai rinvii gli ho urlato “Bob ma dove vuoi arrivare?”, “al cielo” mi ha risposto. Era a soli 30 mt di altezza che per uno che ha scalato il Monte Bianco sono anche pochi, e io ero là sotto con il naso all’insù che lo vedevo piccolo piccolo e che al cielo davvero ci stava arrivando, e allora una lacrima m’è scesa e poi ho sorriso.

Lui è Bob. Questa è la mia montagna.

Posted on Giu 15, 2015 in Scendo in campo | 0 comments