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un ricordo che vale dieci lire

A dimostrazione evidente del fatto che i comuni sette gradi di conoscenza con me si riducono a due, quando non a zero, il colloquio di stamattina è andato esattamente così.

A dimostrazione evidente del fatto che non sono io che sono particolarmente intelligente ma siete voi che siete particolarmente scemi, vi volevo dire che l’ultima versione aggiornata di Publisher è del 2013, il che dimostra che a fare le vostre cazzo di brochure ci potete mettere vostro nipote. Quello che fa le medie, il ragazzino che fa le superiori sarebbe già un talento sprecato.

Per la prima volta non ho soluzioni, non ho piani B, non ho nulla tra le mani in cui poter intravedere un colore che sia vicino alla speranza.
Ti avevo messo tra le mani un po’ d’amore e giorni che erano pietre vive e album da colorare. Mi hai restituito un pacco vuoto. “Tieni, questo è tutto ciò che mi hai dato”. Niente? “Si, niente”. E a me quel niente sembrava cuore e coraggio di una vita passata a tenersi in piedi da soli e che grandissima sconfitta non essere riuscita a dirtelo in maniera così chiara da poter ricevere almeno un “no grazie, non mi interessa”. Hai risposto niente, e forse niente era.

Posted on Mag 25, 2015 in Canto meglio di Apicella | 0 comments

one day long

C’erano notti in cui, dormendo con Thomas, improvvisamente apriva gli occhi e lo vedeva irrigidito a fissare nel vuoto. Gli si accostava chiedendogli a cosa stesse pensando e Thomas rispondeva, spaventato, sull’orlo del panico: “Chi sei? Con chi sto dormendo?” e Leo capiva che in quel momento Thomas non stava chiedendogli chi realmente fosse, ma quale specie di bizzarria semantica esistesse da fargli dividere il letto con uno sconosciuto. E non riuscendo a rispondere a quella domanda, atterrito dal sentimento di separazione e di privazione, stava immobile, con gli occhi sbarrati a chiedersi per quale motivo giacesse accanto a un carnefice, a qualcuno che lo stava crudelmente spossessando dal sé.
Allora Leo, sforzandosi di non toccarlo, si alzava, accendeva la luce, scherzava, diceva qualche battuta, apriva la finestra, leggeva a voce alta una pagina nel tentativo di riportare Thomas a quella realtà che si era dissolta, paurosamente, fra i loro corpi. E quando si accorgeva che Thomas aveva superato il momento critico, allora gli andava vicino e gli stringeva solamente la mano dicendogli: “Abbiamo bisogno di tempo. Di mettere tempo fra noi. Di vivere insieme, di viaggiare insieme, perché il nostro pensiero riconosca istintivamente l’altro; e lo riconosca come una presenza automatica di consuetudine e di affetto. Abbiamo bisogno di molto tempo per accettare la brutalità del fatto di non essere più soli.”

Camere separate – Pier Vittorio Tondelli

Posted on Mag 19, 2015 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

coincidenze

Nel 2015, il giorno in cui so che mio padre è morto da tre anni, il paese dei mammoni si prepara a festeggiare la festa della mamma.
Non me ne vorrete se oggi, e alla fine anche ieri e anche un po’ l’altro ieri, io non riesco ad essere felice vero? Se non riesco ad accettare i vostri sfoghi su quelle madri che vi stanno rovinando la vita, sui baci che non volevate dare, sulle madri assenti, sui fiori che vorreste mandare, sui fiori che manderete e le telefonate che farete. Mi capirete, eppure non mi capirete mai abbastanza. Mi chiederete se ho studiato per domani, se sono pronta e io vi risponderò che no, non lo sono e non ho nemmeno pronta la mise. E con lo sguardo ammonitore mi chiederete perché e io bambina di dieci anni con i capelli arruffati gli occhi bassi e lo stomaco fissato tra la bocca e il cuore, vi risponderò che oggi, proprio oggi, non riesco a trovare un solo motivo per farmi del bene perché io non ho più nessuno che mi dice “brava” e noi bambine di dieci anni non chiediamo altro.

Posted on Mag 10, 2015 in Canto meglio di Apicella | 0 comments