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normopeso

Mi capita spesso di incontrare persone che mi dicono “uh maronna come vai sciupata” e io non ho alcuna voglia di star lì a spiegarne il motivo.
Poi ci sono quelli che mi vedono quasi quotidianamente e mi dicono “ehi ma hai messo su qualche chilo” e io, fiera e felice, rispondo “si si”. E alla fine la cosa più bella è che non devo nemmeno spiegare il motivo perché loro il motivo lo sanno già.

Posted on Apr 28, 2015 in Canto meglio di Apicella | 0 comments

caro diario

Mi manchi, mi manca l’odore di sigaretta sui tuoi vestiti. Fumavi le Multifilter rosse morbide e conservo sulla libreria il tuo ultimo pacchetto. Quello non finito, quello che conservavo nella sacca rosa insieme all’accendino. Non ce la facevi ad alzarti da sola e allora con forza ti sollevavamo e ti mettevamo sulla carrozzina. Dicevi che avevi bisogno di sole per l’osteoporosi e imbardata come se fosse marzo, e invece era già luglio, ti portavamo sotto gli alberi per i tuoi dieci minuti di libertà. Era la tua libertà e papà non aveva mai davvero accettato quel tuo bisogno di compagnia. Forse ti sentivi sola, forse noi non eravamo abbastanza, forse papà non era stato abbastanza. Forse ti mancavano i tuoi fratelli, forse ti mancava la possibilità di essere altro che madre e moglie, forse non ci hai mai detto tutto, forse non ti abbiamo mai chiesto abbastanza. Mi manca l’odore che avevi su quel maglione grigio che mettevi spesso all’inizio degli anni duemila. Era di maglia grossa, aveva i bottoni grandi e lo usavi per stare in casa, seduta lì di fianco al camino mi aspettavi nelle mie notti da adolescente tra scuola, partito e tutto ciò che non ti ho mai raccontato. Quello era il maglione degli anni in cui io quindicenne e arrabbiata indossavo solo vestiti scuri e mi coprivo il volto con lunghi capelli neri che urlavano tristezza e attenzioni. Prendevi i vestiti che non usavamo più e li facevi tuoi, sovvertivi l’ordine naturale delle cose che racconta di bambine che si infilano nei grandi vestiti delle mamme per sentirsi grandi e donne. E invece tu donna in quel modo malizioso e carico di vezzi non lo sei mai stata. Non ai nostri occhi almeno. Lo sei stata, perché di tue foto da giovane e bella abbiamo riempito i cassetti. Avevi i vestiti del sessantotto, quei maglioni bianchi con il collo alto, i pantaloni alla zuava e le collane che pendevano sul seno. Eri magra, magrissima ma con le giuste forme di donna, truccata quanto basta, un filo di rossetto rosa, un po’ di ombretto e il fondotinta. Garbata e pudica, a differenza di zia Maria che si colorava gli occhi di nero, si metteva il rossetto rosso e si travestiva da donna di città e ora costringe zio Michele a dire il rosario tutti i santi giorni. Tu il rosario non lo hai mai detto e non avevi bisogno del rossetto rosso per sentirti giovane e bella, perché tu giovane e bella lo eri davvero.
Mi manchi, mi manchi ogni volta che mi succede qualcosa di bello che smette di essere bello nell’esatto momento in cui capisco che non posso raccontartelo. Mi manchi anche ogni volta che succede qualcosa di brutto perché anche se non te l’ho mai raccontato tu lo hai sempre capito. Non hai mai saputo dei miei disastri adolescenziali e ho invidiato e invidio i dialoghi di chi mi dice che invece lo ha fatto e continua a farlo.
Mi piacerebbe ora raccontarti che ieri sera io ho visto un film che parlava di te e si lo so che non parlava di te ma fidati, croce sul cuore, parlava di te. Credo che Elisabetta, Luigina, Stefano, Barbu, Fabrizio, Antonio, Claudio, Marco, Ciccio, Carlotta e Daniela non lo hanno ancora visto ma so che in quella splendida madre riconoscerebbero te, esattamente te, in tutta la tua rassicurante figura. E quanto mi piace parlare di te mamma, raccontare a chi non ti ha conosciuto dei tuoi vizi e dei tuoi difetti, di quel modo tuo e solo tuo di prendere le mani e stringerle come se fosse l’ultima volta. E quanto vorrei che non ci fosse imbarazzo negli occhi di chi mi ascolta, quanto vorrei poter raccontare di te senza lo spettro della tua assenza, come se ci fossi ancora, perché per me ci sei ancora, e io meno orfana e ancora figlia.
Dicono che per elaborare un lutto ci vogliono esattamente 18 mesi. Ne sono passati 20 e io credo che la psicologia in certi casi e per certe persone non possa darci risposte che sappiamo di non poter avere. Giancarla il giorno del funerale di papà mi disse che dopo 12 anni continuava a piangere l’assenza di suo padre e io subito pensai che non sarei arrivata a tanto. Ora io voglio dirti che non voglio smettere di sentire la tua assenza come il dolore che mi accompagna, voglio dirti che non mi fa più paura perché non si soffre l’assenza di chi non ha avuto mani così belle da riuscire a riempire giorni e vuoti che ci rendono vivi, vivi, vivissimi. Il dolore sta cambiando forma, ogni giorno un tassello in più, ogni giorno un ricordo di te, di noi, a quella sorella che mi dice pubblicamente che le manco, a quella sorella che non sento da mesi e non me lo dice ma io so che le manco. A me, instabile e spaesata, sola allo specchio e con troppa vita da soddisfare e a cui dar retta. La vita degli altri, quasi mai la mia.
Questo posticino qui, che è cuore molto più di quello che in apparenza può sembrare, me lo ha regalato Fabrizio che per te è stato cuore, figlio e chissà cos’altro. I tuoi ragazzi ci leggono e ci fanno compagnia, e tu mamma esisti al di sopra di ogni assenza, in ogni abbraccio ricevuto in cui io cerco un po’ di te e un po’ di papà.
Non ci sono solo film a parlarmi di te. C’è Vincenzo, c’è Paolo, Serena, Paolina, Valeria e Bobberta, Annina e i Chiga, il Bat e Fiorda, Egidio, Elena e Daniele e l’amaro Tilus con papà, Mamma Claudia e quanto è bella la nostra Carlotta, Maria, Matteo e che meraviglia è, e poi la bella Carlottina, Marco e quella volta con la sua bellissima mamma Mariella, Bruno e quella prima volta che per voi ho pianto, Federico e quando gli hai stretto le mani, la lontananza di Marani e poi Rita Chiara e la Mezzadri, Letizia per ogni volta che ha capito, Manuela e il suo dolore, gli abbracci di Sara, il rigore di Martina e i caffè con Paolo, l’umanità del Rosa, la gentilezza di Bob, il sorriso delle Simoni, l’ascolto della Milani, la lontananza della mia Jenny.
Questo è il mio mondo mamma e Fabrizio voleva che io te lo raccontassi.

Posted on Apr 19, 2015 in Giuro sulla testa dei miei figli | 3 comments

sturm und drang

Mi fermo in una piazza, trovo finalmente una panchina libera da badanti dell’est e da umarells che attendono la fine dei lavori in città. E’ notte, è primavera e le notti a Bologna in primavera hanno gli odori di campi di margherite calme e morbide e su una panchina nel centro di Piazza Aldrovandi mi fermo sicura che non ci sarà brutto ceffo a togliermi la possibilità di sapermi perfetta lì, esattamente in quel posto, tra i miei sturm und drang e la meraviglia di potermi sapere felice.
Seduta e ferma oscillo tra la perdita e l’acquisto, la domanda e l’offerta, il sapere e il non voler sapere che in un unico sonoro ceffone il giorno dopo ti si pianta nella faccia.
Din din din, game over. Infilo un’altra monetina e il gioco riparte, le biglie si fanno più grandi o forse sono io che torno bambina e immagino di vagare in uno spazio nero alla ricerca delle stelle. Leggera e carica di speranza rincorro la seconda stella a destra perché dicono che questo è il cammino, e poi dritto fino al mattino, e al mattino sono carichi da novanta che i sogni non avevano preannunciato, i colori di una primavera bolognese sono caldi e rossi e l’azzurro del cielo è più azzurro che in tutto il resto del mondo perché in tutto il resto del mondo quel rosso lì non sanno come possa essere rosso solo in quel modo lì, bolognese, appunto. E la perfezione non basta a sentirsi perfetti.
Touché, débacle, mon dieu.

Posted on Apr 16, 2015 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

benedizione pascale

Questa volta non ci sono state telefonate né messaggi né gentili intercessioni che mi chiedevano di tornare per le feste.
Questa volta nessuno mi ha chiesto di tornare perché le feste si passano in famiglia e quindi tocca prendere ormai atto del fatto che nessuno sentirà la mia mancanza in una tavola imbandita con ogni ben di dio e io che mangio mangio e poi mi divincolo per digerire.
Le feste sono famiglia e Antonellina è famiglia a sé e per sé.

Odio le feste, le odio moltissimo.

Benedizione Pascale - aprile 2015

Benedizione Pascale – aprile 2015

Posted on Apr 5, 2015 in Culona inchiavabile | 0 comments