Annina mi diceva si, io le dicevo no, lei ribatteva il suo si, io ribadivo il mio fermo no.
Annina è un surrogato salentino di Earl perché Annina crede fermamente nel karma e io, acciaccata dal gioco della vita, al karma ho dovuto smettere di crederci.
Con l’anno nuovo mi sono promessa dei “si” in risposta a tutti i “no” e alle occasioni perse degli ultimi tre anni.
Ed è bastato un solo “si” all’invito sanremese per regalarmi nelle ultime due settimane onori, gloria, red carpet e incontri meravigliosi.

La storia è questa: Antonellina arriva a Sanremo ospitata dall’uomo col megafono. L’uomo col megafono regala ad Antonellina il sogno di una vita e l’intelligenza e la sensibilità di cui è certamente dotato a poco gli servono per riuscire a capire la grandezza dell’invito. Ci prova a capirlo, in punta di piedi azzarda un passo un po’ più in là, Antonellina crossa la domanda e nella deviazione dice il suo fermo “no”, stufa ormai di dover sempre riconsiderare il passato nelle sue forme di dolore. Il passato è stato anche gioia, Antonellina lo ha capito. Era ora.
L’uomo col megafono fatto di gentilezze e intelligenza, racconta ad Antonellina del perché, del per come e del quando è successa una certa cosa e Antonellina quelle parole se le porta ancora addosso, nella convinzione che occorre lavorare duramente per riuscire a sentire la vita addosso come una scelta e non una successione di eventi non sempre fortunati. I cornetti al mattino sono poi un buon momento per raccontarsi e sentire raccontare.
Coccolata di gentilezze Antonellina attraversa i viali alberati sanremesi che ricorda benissimo, perché Antonellina a Sanremo ci era già stata con sua sorella e il Barbu, e di quelle strade e di quelle palme porta con sè ancora un bellissimo ricordo. Che si, Sanremo è graziosa, ma la gioia dell’essersi ritrovati regala profumi, suoni e sapori vicini alla perfezione.
Quando Antonellina è così felice attira la felicità altrui e se Antonellina è felice anche chi la incontra diventa felice. Lo sanno tutti. E mentre Antonellina è lì ferma ad assistere allo scuoiamento animale del red carpet sanremese, con non poca indignazione e dispiacere, attira a sè una cinese che le regala la sola cosa che l’uomo col megafono non era riuscito a regalarle. Un biglietto per la prima serata sanremese, la possibilità di poter assistere alla reunion contornata di zeri di Albano e Romina, la Tiziana e il suo desiderio di far da valletta e l’emozione di poter mettere l’ennesimo check alle cose belle della vita. Antonellina passeggia sul red carpet altera ed emozionata, saluta La vita in diretta, sorride compiaciuta e sa che in quel momento è bellissima. La più bella di tutte. Lì sul loggione risuona l’ululato di Albano che vibra funesto, si ride della provvidenza e ci si accerta che per fare 16 figli basta spegnere la tivvù. Il gruppo di discussione che Antonellina riesce a crearsi intorno è pazzesco: accade esattamente quello che comunemente accade sui social o nelle cucine delle famiglie riunite per assistere alla kermesse, però dal vivo dove per vivo si intende che ce l’hai proprio lì di fronte. Commenti più o meno cattivi, giudizi insindacabili, ricordi di un Sanremo che non esiste più. “Perché Baudo non avrebbe mai permesso di far salire sul palco una rovinafamiglie” dice la signora alle spalle di Antonellina quando spunta la valletta spagnola, e lei ride compiaciuta perché ora sa che al mondo ci sono ancora persone che come lei rimpiangono il garbo del buon Pippo nazionale. Fine della kermesse, Antonellina sa che le è successo tutto ciò che di bello nella vita di una persona può succedere.
Non sa Antonellina che il giorno dopo l’uomo col megafono le avrebbe detto “vieni al DopoFestival”, “eccerto che ci vengo al DopoFestival” dice Antonellina, ma non pensa che il DopoFestival è quel posto in cui tu entri, ti fanno firmare una liberatoria e poi ti piazzano su una sedia tra uno che ha scritto un libro sull’utenza sanremese e un’altra che dice di essere una giornalista di moda anche abbastanza famosa. Cosa ne sa Antonellina che al termine della puntata le sarebbero arrivati fermo immagine e decine di commenti sulla sua performance in tivvù. “Sembri più ciccia in tivvù”, “sembravi la Boldrini che legge le schede”, “ma chi è quel cafone che ti s’è messo in braccio?”. Antonellina ride, e come si fa a non ridere.
Ma cosa resta di tutti i lustrini e i gioielli da kermesse quando lì, a pochi metri dall’Ariston, hai un piccolo orto botanico con palme che toccano terra e due bellissimi esemplari di ficus che belli così si trovano solo a Palermo?
Antonellina mette da parte tutto il chiacchiericcio musicale, non c’è Festival che tenga di fronte a quel monumentale silenzio fatto di rami, radici e disarmante bellezza. Bellezza chiama Bellezza, Antonellina chiama sua sorella e si parlano come da anni non si sono mai parlate, si raccontano e si promettono un futuro di abbracci e felicità.
E’ ora di tornare a casa sicura che se fosse rimasta un paio di giorni in più le avrebbero chiesto di salire sul palco e duettare la sua canzone preferita, al termine della quale le avrebbero chiesto probabilmente di candidarsi a sindaco ma no, Antonellina deve tornare e sale a bordo dell’auto di Igor che oltre ad essere bello come il sole, le racconta di una vita fatta di cene a casa De Andrè con Fossati che cantava le canzoni e Antonellina pensa che no, non può essere vero, e invece è vero e le foto sono lì pronte a dare testimonianza di un passato fatto di incontri e canzoni. E visto che Antonellina è proprio una bella persona e a distanza di anni difficilmente riesci a dimenticarla, si scopre che la teoria dei sei gradi di conoscenza con lei si riducono a due, quando non a zero, e si scopre che il bell’Igor e la bella Antonellina hanno amici in comune pronti a chiamare e dire “ma lo sai con chi sono in macchina?”. L’Italia è grande, è vero ma non abbastanza per Antonellina, suvvia. E poco importa se al termine del viaggio il bell’Igor azzarda inviti genovesi e manierosi complimenti alla bella Antonellina, e come dargli torto? Bella così Antonellina non lo è mai stata davvero.
E se siete convinti che sia finita qui, che le cose belle siano state già raccontate e chiuse in un cassetto di ricordi meravigliosi, non avete assolutamente idea di tutti i giorni bellissimi che dal ritorno in poi ci sono stati. Due lavori, la possibilità di un altro lavoro stupendo, la certezza che i risparmi rimarranno risparmi, nuovi incontri, amici che tornano a trovarti e si ride si ride si ride moltissimo, un San Valentino gentile e garbato a cui puoi dire tutto e che ti dice tutto, giorni pieni e carichi di meraviglia, il sole che ti bacia, il vento tra i capelli, una mano che ti si appoggia sulla spalla e ti parla di coraggio, i ricordi di una madre e di un padre a cui stai raccontando di Sanremo e di baci e abbracci e riconoscenza, un amico che conserva l’immagine di Bogart che anni fa gli avevi regalato e ora che è andato a vivere da solo l’ha incorniciata in un quadretto semplice e bellissimo, gli incontri al bar, gli incontri fuori dai bar, la voglia di innamorarsi e sentirsi pronti a farlo, il riconsiderare famiglia e casa come valori che grazie al cielo hai avuto, il rispetto e la certezza che Annina forse aveva ragione e che bisogna dirsi pronti a dare alla primavera la possibilità di arrivare.

Posted on Feb 23, 2015 in Canto meglio di Apicella, Torno perché avete bisogno di me | 4 comments