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“io mi sto preparando, è questa la novità”

Ciò che mi è successo nell’ultimo anno lo so solo io.
Ciò che mi è mancato nell’ultimo anno lo so solo io.
Ciò che sono riuscita a dare nell’ultimo anno voi lo sapete.
Per ciò che non sono riuscita a dare nell’ultimo anno pazienza, ve ne sarete fatti una ragione.
Ne sono uscita forte, orgogliosa, ho tolto la doppia mandata a tutte le speranze che nel cuore coltivavo e alla paura del sentirmi totalmente orfana. Ho pianto, ho viaggiato, ho lavorato e a modo mio ho amato. Da lontano e da vicino, fino a che avete voluto e fino a che ho voluto. Ho elaborato i miei lutti che da tristi ricordi si sono trasformati in valori, presenze, odori, figure bellissime e imperfette.
“Chi ha perso il padre e la madre non se lo deve mai scordare che aveva un padre e una madre…chi sta in casa con il cuore sulla punta di un coltello deve sapere che si può uscire, che fuori ci sono gli alberi e soprattutto il cielo” ha scritto Franco Arminio. E questo posto qui, dall’alto del suo scranno ma timido e attaccabile come pochi posti virtuali hanno ragione di essere, è stato il portone aperto di via Pitagora numero 10 in cui, salendo le scale, trovavi la cucina, la mamma vicino al camino, il papà sulla sdraio a guardare la tv e noi tre che varcando quella soglia siamo state casa e famiglia per tutti quelli che come voi sono ancora per noi casa e famiglia. E anche ora che quel portone è chiuso da troppo tempo e quella casa è triste come tutte le case prive di vita, io sarò ancora qui a raccontare a chi non c’è mai stato cosa siamo stati noi che abitavamo in via Pitagora numero 10. E che belli che eravamo.

E allora grazie e tanti auguri ammè!

Posted on Feb 26, 2015 in Giuro sulla testa dei miei figli | 2 comments

album di famiglia

Annina mi diceva si, io le dicevo no, lei ribatteva il suo si, io ribadivo il mio fermo no.
Annina è un surrogato salentino di Earl perché Annina crede fermamente nel karma e io, acciaccata dal gioco della vita, al karma ho dovuto smettere di crederci.
Con l’anno nuovo mi sono promessa dei “si” in risposta a tutti i “no” e alle occasioni perse degli ultimi tre anni.
Ed è bastato un solo “si” all’invito sanremese per regalarmi nelle ultime due settimane onori, gloria, red carpet e incontri meravigliosi.

La storia è questa: Antonellina arriva a Sanremo ospitata dall’uomo col megafono. L’uomo col megafono regala ad Antonellina il sogno di una vita e l’intelligenza e la sensibilità di cui è certamente dotato a poco gli servono per riuscire a capire la grandezza dell’invito. Ci prova a capirlo, in punta di piedi azzarda un passo un po’ più in là, Antonellina crossa la domanda e nella deviazione dice il suo fermo “no”, stufa ormai di dover sempre riconsiderare il passato nelle sue forme di dolore. Il passato è stato anche gioia, Antonellina lo ha capito. Era ora.
L’uomo col megafono fatto di gentilezze e intelligenza, racconta ad Antonellina del perché, del per come e del quando è successa una certa cosa e Antonellina quelle parole se le porta ancora addosso, nella convinzione che occorre lavorare duramente per riuscire a sentire la vita addosso come una scelta e non una successione di eventi non sempre fortunati. I cornetti al mattino sono poi un buon momento per raccontarsi e sentire raccontare.
Coccolata di gentilezze Antonellina attraversa i viali alberati sanremesi che ricorda benissimo, perché Antonellina a Sanremo ci era già stata con sua sorella e il Barbu, e di quelle strade e di quelle palme porta con sè ancora un bellissimo ricordo. Che si, Sanremo è graziosa, ma la gioia dell’essersi ritrovati regala profumi, suoni e sapori vicini alla perfezione.
Quando Antonellina è così felice attira la felicità altrui e se Antonellina è felice anche chi la incontra diventa felice. Lo sanno tutti. E mentre Antonellina è lì ferma ad assistere allo scuoiamento animale del red carpet sanremese, con non poca indignazione e dispiacere, attira a sè una cinese che le regala la sola cosa che l’uomo col megafono non era riuscito a regalarle. Un biglietto per la prima serata sanremese, la possibilità di poter assistere alla reunion contornata di zeri di Albano e Romina, la Tiziana e il suo desiderio di far da valletta e l’emozione di poter mettere l’ennesimo check alle cose belle della vita. Antonellina passeggia sul red carpet altera ed emozionata, saluta La vita in diretta, sorride compiaciuta e sa che in quel momento è bellissima. La più bella di tutte. Lì sul loggione risuona l’ululato di Albano che vibra funesto, si ride della provvidenza e ci si accerta che per fare 16 figli basta spegnere la tivvù. Il gruppo di discussione che Antonellina riesce a crearsi intorno è pazzesco: accade esattamente quello che comunemente accade sui social o nelle cucine delle famiglie riunite per assistere alla kermesse, però dal vivo dove per vivo si intende che ce l’hai proprio lì di fronte. Commenti più o meno cattivi, giudizi insindacabili, ricordi di un Sanremo che non esiste più. “Perché Baudo non avrebbe mai permesso di far salire sul palco una rovinafamiglie” dice la signora alle spalle di Antonellina quando spunta la valletta spagnola, e lei ride compiaciuta perché ora sa che al mondo ci sono ancora persone che come lei rimpiangono il garbo del buon Pippo nazionale. Fine della kermesse, Antonellina sa che le è successo tutto ciò che di bello nella vita di una persona può succedere.
Non sa Antonellina che il giorno dopo l’uomo col megafono le avrebbe detto “vieni al DopoFestival”, “eccerto che ci vengo al DopoFestival” dice Antonellina, ma non pensa che il DopoFestival è quel posto in cui tu entri, ti fanno firmare una liberatoria e poi ti piazzano su una sedia tra uno che ha scritto un libro sull’utenza sanremese e un’altra che dice di essere una giornalista di moda anche abbastanza famosa. Cosa ne sa Antonellina che al termine della puntata le sarebbero arrivati fermo immagine e decine di commenti sulla sua performance in tivvù. “Sembri più ciccia in tivvù”, “sembravi la Boldrini che legge le schede”, “ma chi è quel cafone che ti s’è messo in braccio?”. Antonellina ride, e come si fa a non ridere.
Ma cosa resta di tutti i lustrini e i gioielli da kermesse quando lì, a pochi metri dall’Ariston, hai un piccolo orto botanico con palme che toccano terra e due bellissimi esemplari di ficus che belli così si trovano solo a Palermo?
Antonellina mette da parte tutto il chiacchiericcio musicale, non c’è Festival che tenga di fronte a quel monumentale silenzio fatto di rami, radici e disarmante bellezza. Bellezza chiama Bellezza, Antonellina chiama sua sorella e si parlano come da anni non si sono mai parlate, si raccontano e si promettono un futuro di abbracci e felicità.
E’ ora di tornare a casa sicura che se fosse rimasta un paio di giorni in più le avrebbero chiesto di salire sul palco e duettare la sua canzone preferita, al termine della quale le avrebbero chiesto probabilmente di candidarsi a sindaco ma no, Antonellina deve tornare e sale a bordo dell’auto di Igor che oltre ad essere bello come il sole, le racconta di una vita fatta di cene a casa De Andrè con Fossati che cantava le canzoni e Antonellina pensa che no, non può essere vero, e invece è vero e le foto sono lì pronte a dare testimonianza di un passato fatto di incontri e canzoni. E visto che Antonellina è proprio una bella persona e a distanza di anni difficilmente riesci a dimenticarla, si scopre che la teoria dei sei gradi di conoscenza con lei si riducono a due, quando non a zero, e si scopre che il bell’Igor e la bella Antonellina hanno amici in comune pronti a chiamare e dire “ma lo sai con chi sono in macchina?”. L’Italia è grande, è vero ma non abbastanza per Antonellina, suvvia. E poco importa se al termine del viaggio il bell’Igor azzarda inviti genovesi e manierosi complimenti alla bella Antonellina, e come dargli torto? Bella così Antonellina non lo è mai stata davvero.
E se siete convinti che sia finita qui, che le cose belle siano state già raccontate e chiuse in un cassetto di ricordi meravigliosi, non avete assolutamente idea di tutti i giorni bellissimi che dal ritorno in poi ci sono stati. Due lavori, la possibilità di un altro lavoro stupendo, la certezza che i risparmi rimarranno risparmi, nuovi incontri, amici che tornano a trovarti e si ride si ride si ride moltissimo, un San Valentino gentile e garbato a cui puoi dire tutto e che ti dice tutto, giorni pieni e carichi di meraviglia, il sole che ti bacia, il vento tra i capelli, una mano che ti si appoggia sulla spalla e ti parla di coraggio, i ricordi di una madre e di un padre a cui stai raccontando di Sanremo e di baci e abbracci e riconoscenza, un amico che conserva l’immagine di Bogart che anni fa gli avevi regalato e ora che è andato a vivere da solo l’ha incorniciata in un quadretto semplice e bellissimo, gli incontri al bar, gli incontri fuori dai bar, la voglia di innamorarsi e sentirsi pronti a farlo, il riconsiderare famiglia e casa come valori che grazie al cielo hai avuto, il rispetto e la certezza che Annina forse aveva ragione e che bisogna dirsi pronti a dare alla primavera la possibilità di arrivare.

Posted on Feb 23, 2015 in Canto meglio di Apicella, Torno perché avete bisogno di me | 4 comments

pippo non lo sa

E’ l’anno 2015 ormai e io ripesco dal passato i ricordi di una famiglia che mangiava intorno allo stesso tavolo, litigava per il solo bagno presente in casa e viveva insieme non sempre amando lo stare insieme.
Per l’anno 2015 ho preventivato grossi cambiamenti con la certezza che i “si” saranno certi e forti come un “affermativo signore” e i “no” decisi e netti come un “negativo signore”.
E’ febbraio 2015 e un tizio che ho incrociato un paio di volte – e con pessimi risultati – mi ha proposto di andare a Sanremo tra luci, paillettes, colori, pessima musica e ingranaggi pazzeschi.
“Ho quattro posti letto liberi a 100 mt dall’Ariston – mi ha detto – io non potrò starti dietro perché ci devo lavorare, ma immagino te la saprai cavare”. Eccerto che me la so cavare, perdio, è la kermesse musicale capace di lasciarsi raccontare anche da chi considera Sanremo un prodotto datato e pregiudizialmente osceno. Ed è evidente come delle opinioni di certa gente io riesca a non curarmene, visto e considerato che di defezioni emozionali trattasi per le quali, ahimè, non ci si può far molto.
Quando io parlo di Sanremo, ai più che non ce l’hanno ancora ben chiaro nella testa, parlo di famiglie che appuntano su un foglio il loro insindacabile giudizio su questo o quel brano, che giudicano il vestito della valletta di turno come osceno o come impeccabile, che si ok Mike ha fatto la storia, ok Fazio ma mai come nel ’99, la Clerici proprio no vi prego e alla Raffa Pelloni si perdona sempre tutto, e il sogno del trionfale ritorno del grande Pippo nazionale in smoking come il solo in grado di riconsegnare garbo e splendore al carrozzone targato Rai.
Quando io parlo di Sanremo, e quando un tizio mi propone di farne parte, il pensiero corre veloce a quelle serate in cui nella cucina di via Pitagora una famiglia di cinque persone era giuria di qualità quasi sempre in disaccordo con quell’altra giuria di qualità, dove però gli ufficiali eravamo noi e quelli pagati da mamma Rai erano in realtà dei venduti asserviti alle logiche delle case discografiche. Noi eravamo quelli giusti perché popolari e sentimentalmente impegnati, loro quelli sbagliati perché non facevano mai vincere il migliore. Noi al massimo riuscivamo a far coincidere il nostro vincitore con il loro premio della critica, la sola giuria che riconoscevamo come legittima perché quasi sempre nostra alleata.
Non abbiamo mai vinto noi, un po’ come alle elezioni, per dire.

E allora mamma io mi sa che ci vado davvero a Sanremo. Cambi d’abito tu mi dici? Cavolo non ci avevo pensato. Meno male che ci sei tu a ricordarmi che noi soubrette abbiamo il cambio d’abito tre volte in una sera. Meno male mamma.

Posted on Feb 7, 2015 in Canto meglio di Apicella, L'Italia è il paese che amo | 2 comments

febbraio: è tempo di cantare

Non saranno le scellerate scelte artistico-organizzative della Rai a togliermi la gioia dell’attesa sanremese.
E allora, quando tuona il cannone, è la voce di Sanremo che chiama e noi risponderemo: presente!

Sanremo

“Tutti cantano Sanremo”
Sanremo – Ottobre 2013

Posted on Feb 1, 2015 in Canto meglio di Apicella | 0 comments