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bene di stagione

Lunedì sera ho sentito un tizio che diceva “a me una bella influenza stagionale mi ci vorrebbe proprio, finalmente potrei andare in ferie e disintossicarmi dai vizi ed eliminare un po’ di tossine” e ricordo che in quel momento ho pensato che si, in effetti l’influenza per quanto rognosa può rappresentare per alcuni persino un vantaggio.
Io esattamente non so per quale strano meccanismo casuale o inconscio o addirittura religioso sia successo, ma martedì mattina alle 5 mi sono svegliata tremante e spossata e taaaaac, ho attirato a me il desiderio espresso dal tizio di cui sopra che invece mi risulta abbia goduto in settimana di una splendida forma fisica. Al contrario mio che reduce e non contenta dell’ultimo mese in balia di emocromi, ecografie e blablabla, ho preso la forma più devastante e agguerrita di virus influenzale esattamente nella settimana in cui avrei cominciato la mia nuova attività di detentrice dell’altrui prole e s’è poi conclusa con un niente di fatto e un “ci risentiamo quando avrai spurgato tutto il male”. Si, proprio così, “spurgato tutto il male”, come se l’influenza fosse una condanna per colpe da espiare. Vagli a spiegare che la teoria del non agire non prevede dolo verso terzi ma solo verso se stessi e quindi non ci può essere accusa che non possa essere smontata senza doverci perdere nemmeno troppo tempo.
E allora mi sono ricordata di quella volta che circa un anno fa scrivevo che noi brave single siamo così abituate a servirci e riverirci da sole che anche in caso di influenza, abbiamo tutto l’occorrente sottomano per curarci e guarirci e farci del bene. E mentre pensavo a questa cosa la febbre ha cominciato lentamente a salire arrivando a picchi alti, ma così alti da far crollare il mito della giovane single capace di farcela da sola. “Houston, abbiamo un problema”, dove Houston è il buon Egidio che attraversa la city con il suo mantello rosso e in petto una E gigante tutta gialla che combatte le forze del male al suono di pappaparappàààpapapààà e scorte di tequila e genuinità lucana. Alla triste constatazione dell’immane tragedia che si stava consumando, anche il coabitante infermiere s’è visto costretto a continuare il suo turno giornaliero quando invece sperava solo di poter imbracciare il suo basso e condurre la sua doppia vita da musicista nero punk africano.
Mi hanno imboccata, cambiata, raccolta e difesa, e non approfondisco il discorso solo per non offendere la mia onorabilità di personcina a modo e garbata che anche in malattia mantiene sempre un certo aplomb. E nemmeno starò qui a scrivere di quanta fortuna e bellezza sia condita la mia vita in cui ad ogni mia richiesta di aiuto corrisponde quasi sempre un “arrivo” perché io oggi, onestamente, non ho alcuna voglia di piangere né di commuovermi.
Io so però che oggi ho pensato a me con moltissima tenerezza e non mi succede spesso. Perché c’è chi oggi mi ha raccontato che nel delirio febbrile io ho cercato la mia mamma e mi sono ricordata di quando mio padre, grande grosso con i capelli bianchi e i suoi 80 anni, quando parlava della sua mamma ancora piangeva e mi sono sembrati più vivi oggi di qualche anno fa, quando vivi lo erano davvero.

Posted on Gen 31, 2015 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

molisn’t

In Molise Paolo mi ha detto “guarda”. Alla mia destra sul mare che si posa su Campomarino io ho visto centinaia di uccelli che in un unico abbraccio e in contorni perfetti si sono organizzati per dirci “ciao, noi andiamo”.
Io credo che fra trenta o quarant’anni ricorderò quel giorno in cui Paolo mi ha detto di guardare al di là di lui, del parabrezza, delle macchine, del camion che ci tagliava la strada. In quel momento, in quel preciso momento, Paolo ha preso in mano il manubrio con una forza e un’attenzione che non gli appartengono, per quel “ti regalo ciò che io non posso avere ma di cui so che tu puoi godere”. E il mio Paolo quando parla e quando ama, è capace di condire i fatti con marinate e succulenti sughi di parole sparse capaci di dare incanto ad ogni singolo attimo di quotidiana routine. Ed è il motivo per cui chi ama me ama lui, e se mi ami abbastanza per sentirti migliore fai di tutto per trovare il modo, il tempo ed il luogo per potergli stringere la mano nella certezza che, salutandoti, lui ti stringerà nei suoi biblici abbracci. Di mani e corpi che sentono più di tutti quanti noi e lui è lì pronto a restituirti la bellezza che credi di aver perso. Paolo Mio è un miracolo, perdio se lo è.

Il link qua sotto è una delle cose che del uebbe ho conservato, quella cosa bella di cui non puoi fare a meno, è un regalo per cui non ho mai detto grazie e lo so che non di regalo spedito trattasi, ma io so anche che per ogni mia tristezza c’è il pensiero a chi ci ha voluto bene senza dircelo mai abbastanza e senza chiederci niente in cambio. Io da anni ho le mie fonti bellissime che hanno nomi, cognomi, sorrisi e abbracci e rocambolesche bevute che mi raccontano più di quanto io non sia disposta normalmente ad ascoltare.
Io sono una zia ormai, capace di far ridere e sorridere ed è tutto ciò che ora sono in grado di essere. E la mia bellissima Carlotta ha una zia pronta a dirsi sazia quando il pane le sarà insufficiente. Per amore dei suoi genitori, per amore di tutti i suoi pochi pianti e tutti i tanti suoi sorrisi.
La felicità, per chi ancora gioca al gioco dell'”abc…” della lattina di Coca Cola  e poi vediamo chi mi sposerà.

 

Posted on Gen 25, 2015 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

l’eleganza della vagina

Essere donna oggi significa riconsiderare ciò che ti è dovuto per diritto sessuale, consapevole della possibilità di scegliere se si o se no. Quando il margine di scelta si riduce considerevolmente a favore del no, quel diritto a cui non avevi mai pensato diventa sacrosanto e decidi dalla sera alla mattina di cambiare le tue abitudini a costo di difendere il tuo fottutissimo diritto di essere donna in quel modo lì.
I costi sono altissimi, le attese si allungano e la volontà di poter dire si è enorme.
Alla parola resilienza si può dare forma e contenuto e oggi s’è fatta contenuto.

Posted on Gen 22, 2015 in Giuro sulla testa dei miei figli | 0 comments

blue monday

In quello che gli esperti dichiarano come il giorno più triste dell’anno, reagisco spuntando dalla lista di cose da fare le cose già fatte. Poi guardo la lista delle cose non ancora fatte e il giorno più triste dell’anno diventa il giorno più faticoso dell’anno. Il fatto poi che alla base di tutta questa immane fatica ci sia la consapevolezza di un necessario cambio di prospettiva, consigliatissimo peraltro anche dall’illuminato Paolo Fox, contribuisce a far di oggi la Caporetto di ogni mio ormai dichiarato fallimento.
Costruisco alibi su alibi, mi perdono eppure non mi perdono mai abbastanza, non agisco né reagisco e punto i piedi sulla striscia gialla senza riuscire mai a superarla.
Raccolgo i segnali evidenti di ciò che negli ultimi mesi ho attribuito ad una vita esagerata e aspetto domani il responso ufficiale che può decolpevolizzarmi o nuovamente accusarmi e non ho assolutamente idea di come agire sia nell’uno che nell’altro caso.

Oggi è davvero un giorno triste, però anche gli altri non scherzano per niente.

 

Aggiornamento: e dopo un’ora arriva lei con le sue parole belle.

Posted on Gen 19, 2015 in Canto meglio di Apicella | 0 comments

vulesse a maronna

Io alla paura della morte non ho mai creduto, almeno fino a che non l’ho vista nei miei occhi.
Alla paura della morte si contrappone la vita e non c’è vita senza la sua buona dose d’amore.
Ero una bambina cinese sicura che mamma e papà mi avessero rubata alle mie origini.
Poi sono stata napoletana perché Roberto Murolo per me era il cuore e Roberto Carosone la gioia.
Poi Pino Daniele e poi Massimo Troisi.
Dritta su percorsi per me all’apparenza inagibili delineo il quadro perfetto dei ritagli che ho accantonato perché inutili o considerati superflui e inadatti. Riciclo e riuso, la new economy ringrazia e vi bacia moltissimo.

Non c’è abbraccio fra noi che non possa dirsi eterno.

Posted on Gen 9, 2015 in Canto meglio di Apicella | 0 comments