A dimostrazione evidente del fatto che il mio livello di cretinaggine riesce talvolta ad assestarsi su punteggi inferiori al 3, sfatando dunque l’annoso dramma del 7 ormai consolidato, domenica ho fatto le valigie e sono corsa giù in terrolandia. Stupore dei presenti e stupore anche degli assenti nel vedermi arrivare “già” il 21 dicembre e non il solito 23 o 24 o toh, forse un anno il 22.
Il viaggio con tappa molisana, a dimostrazione evidente del fatto che il Molise esiste e ad essere sincera Termoli è proprio una bella cittadina, si assestava su presupposti livelli di imbarazzo che gli esperti davano da 6 a 10. Mica per niente, è che 5 ore in macchina con uno il cui livello di intimità è pari a 5 e nel fine settimana 6, complice l’uso e abuso di alcolici e festeggiamenti vari, non è esattamente un presupposto favorevole al tedio che l’A14 riesce a riservare a noi emigranti che torniamo a casa per le feste comandate. Gli esperti, pur consapevoli degli abbracci e di quel “sei davvero una bella persona”, hanno messo in conto che una cabina piccola, seppur confortevole, non sarebbe stata sufficiente a quell’essere “talmente intimi da” poter essere talmente liberi di raccontarsi ogni singola paura legata all’ennesimo ritorno a casa. E invece.
A dimostrazione evidente del fatto che non ci sono distanze che nel rapporto tra due esseri umani che si vogliono bene da enne anni possano dirci cambiati o addirittura peggiorati, all’arrivo nel capoluogo barese ho avuto quattro braccia e una birra pronta sui binari della stazione. E il fatto che due di queste quattro braccia mi siano state lontane per circa un anno, non ha cambiato di una virgola la bellezza dell’incontro.
Ci sono molti modi per dirsi “ti voglio bene” e uno di questi è mangiare un panino al volo e correre in quella via Pitagora dove mi attende la certezza di qualcuno che ha bisogno di me per sentirsi totalmente felice. Il fatto poi che all’arrivo mi si sia presentato un lazzaretto tra sorella e compagno allettati e vittime di ennesimi virus stagionali, non ha precluso di un centimetro la gioia del comunicarmi che “ci sposiamo”. Che io lo sapevo già da un pezzo, che il paese è piccolo e la gente mormora e anche se lui vive a Londra e lei a Castellana, le notizie viaggiano su linee dell’etere sulle quali nessuno è capace di tenersi un pirito, figuriamoci se poi quel qualcuno mi è parente e pure abbastanza stretto. E a dimostrazione evidente del fatto che siamo di fronte ad un lieto evento, con tanto di anello e sbrilluccicosi cotillon che gli esperti davano per ovvi e imprescindibili visto il soggetto innamorato che si inginocchia e chiede di essere sposato, non c’è stata febbre nè virus che abbia inciso sul racconto di ogni singolo particolare della richiesta alla sorella che viene dal nord. E sono state carezze, abbracci e la certezza che di grande amore trattasi, che le coppie felici esistono e che è molto stupido rinunciare alla bellezza. Mancava lo spumante, eccerto, ma per quello c’è tempo, sono qui per restare quel tanto che basta per rendere giustizia alla fatica che avete fatto per arrivare fino a qui.
A dimostrazione evidente del fatto che di coppia seria trattasi, e anche di questo gli esperti ne erano a conoscenza, i giorni seguenti sono stati elenchi, calcoli di spesa, programmi di festeggiamenti in salsa pugliese che se in Puglia non ci sei mai stato e non hai mai avuto la fortuna di essere invitato ad un classico matrimonio pugliese, proprio non lo puoi immaginare. E a chi ritiene che in tutta questa macchina organizzativa ci sia un’inutile fatica, che basta un sindaco e due persone per sposarsi, non sa proprio che cosa si perde.
Passiamo dunque in elenco le varie voci di spesa e, a dimostrazione evidente del fatto che il matrimonio è rappresentativo dei soggetti che si uniscono a giuste nozze, anche gli esperti sono ben coscienti del fatto che ad allungare i tempi e riconsiderare il budget è certamente e senza alcuna ombra di dubbio, la qualità del cibo e la certezza che non v’è matrimonio che possa dirsi perfetto senza i frutti di mare crudi. E’ necessario dunque, e lo sanno anche gli esperti, che occorre fare un calcolo degli invitati che, visto il richiedente matrimoniale, supera di gran lunga le decine e centinaia.
Da aplomb matrimoniale, inoltre, si richiede la presenza di compagni e compagne, mariti e mogli e se ci sono dei figli contiamo pure i figli.
In cima alla lista degli invitati ci sono io e ci mancherebbe anche, sono la capolista nonché massima sostenitrice dell’evento.

Antonella più 1

Più uno cosa? Più uno chi?
“Il tuo più uno è sulla fiducia”.
Dunque, a dimostrazione evidente del fatto che mia sorella e il suo compagno mi amano moltissimo, ci si mobilità in favore di quel +1. Gli esperti si riuniscono in commissione permanente, sempre la stessa da una decina d’anni ad oggi, ed escludono la possibilità di redigere previsioni che possano dirsi almeno approssimative. Le variabili da considerare sono troppe e tante, il destinatario delle previsioni è vittima di continui turbamenti emotivi e la domanda, seppur costante e in crescita, non influisce in alcun modo sull’offerta che suo malgrado rimane invariata, con picchi di recessione non indifferenti.

Ora, se la cosa non ti fosse ancora chiara, quando io parlo di “più uno” parlo di onestà, di carezze e di baci, di fiducia e progetti futuri, di dormire insieme e di mani che si cercano nel sonno, di quel desiderio di autonomia e libertà a cui non è un problema rinunciare, della certezza che non ci sarà giorno in cui ogni mia azione sarà declinabile in te, per te e con te, dove per me intendo anche te e dove tu in me vedi un po’ di te.
E allora se il giorno del matrimonio di mia sorella non hai nulla da fare, io ti aspetto eh e sarò molto, molto carina. Lo dicono anche gli esperti. 

Tonino Guerra - Pennabilli, gennaio 2013

Tonino Guerra – Pennabilli, gennaio 2013

Posted on Dic 26, 2014 in Scendo in campo | 0 comments