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passaggi di tempo

Io a Bologna ci vivo da dieci anni e in dieci anni ho visto e vissuto l’abbandono di chi per mesi mi ha accompagnata, a volte anche per anni e poi è andato via. Pronta capace e sicura, che se non sei sicuro sicuro sicuro che il resto del mondo valga la pena, perché di pena trattasi, finisci per rimandare le valigie per mesi, anni, tanto.
Quelli che vanno via da Bologna si possono distinguere in due macro categorie: quelli che almeno tre volte l’anno cercano di tornare e quelli che non tornano per paura del rimpianto di averla lasciata. Poi ci sono anche quelli che non l’hanno mai amata ma sono pochi, pochissimi e quindi rappresentano un’eccezione che detta la regola di cui sopra.
E io ora avevo in mente tutto un discorso complicatissimo che andando a ritroso mi ha portata a pensare a te city mia, bagascia e villana, ma ora forse a causa del vino non riesco a rimettere insieme i pezzi. Che poi a voler essere sinceri sinceri sinceri, io a mettere insieme i pezzi non sono mai stata troppo brava.
Ciò di cui ho certezza ora, vino a parte, è che stasera non sono riuscita a spiegare di cosa parlo quando parlo di “casa” e forse l’interlocutore non era adatto o forse, altamente probabile, io non sono in grado di raccontare.
Tento mappe concettuali dall’età di 16 anni, la logica non è il mio mestiere e non mi riconosco meriti che non siano circoscrivibili nell’area del buon ascolto.
E’ venerdì sera, via San Vitale si popola di giovani scalmanati che sfogano le loro innate doti canterine intonando un “Macho man” nel tentativo di dimostrare alla gnocca di turno che loro cantano le canzoni dei gay perché sono così virili da non subirne la bellezza. E’ dunque chiaro come quelle sciacquette siano del tutto ignare di quel capolavoro che è In & out, poverette.

Ho avuto una settimana difficile. 1500 km in 40 ore di pugni nella pancia. Ho addominali pronti a qualsiasi cosa, chili che per adesso mi tengono ancora in piedi, rimproveri di chi mi vorrebbe sana forte e in carne, rimproveri di chi mi vorrebbe propositiva, gli abbracci di chi vive il rimpianto di non esserci stato come una condanna, i figli mai abbastanza, i genitori mai per sempre, quella fottuta tensione al meglio che non basta mai, la serenità che costa oro diamanti e platino che non abbiamo nelle tasche, un articolo da scrivere su cooperazione e capitale e mannaggia a me e al giorno in cui ho accettato, contratto in scadenza, conto corrente tra lo zero e l’uno e la certezza di un corpo che parla e urla il suo basta.
Che fatica esserci per quanti dei tanti mi chiedono un caffè, una birra e due chiacchiere. Che fatica faccio voi nemmeno lo potete immaginare.

Posted on Nov 29, 2014 in Culona inchiavabile | 0 comments

camere separate

La vita, a volte, produce confusioni semantiche di questo genere. E gli uomini vi si adattano e continuano a vivere dimenticando il fatto che ha cambiato di segno: le stesse cose, gli stessi gesti, le stesse persone, ma tutto nella direzione di un percorso opposto. L’elaborazione dei dati è la stessa, ma il segno davanti, quello che li colloca al disopra o al disotto dello zero, è cambiato. Ma a volte gli uomini riescono a elaborare, anche dalla più oscura catastrofe, qualcosa di vitale: l’idea di un nuovo assestamento. Una posizione, nel mondo, che non riproduce più quella infantile, che non tende più verso la quiete iniziale, ma che accetta di giocarsi nell’incognita del presente. Altre volte gli uomini procedono solamente per inerzia dimenticando che essa non tende ad altro che a spegnere l’energia, a affievolirsi verso un punto morto. E in un certo senso Leo è arrivato a questo punto. Ha bisogno di una nuova carica, ha bisogno di credere realmente che la vita stia continuando. Deve finalmente procedere al disimpasto fra chi è vivo e chi è morto.

Pier Vittorio Tondelli

Posted on Nov 21, 2014 in Scendo in campo | 0 comments

nuclei singleparentali

Al Comune di Castellana Grotte c’è un certificato che si chiama “stato di famiglia” nel quale c’è scritto che sono membro di una famiglia formata da due persone, io e mia sorella. Sorella che a breve prenderà un volo verso la sua nuova famiglia in cui saranno comunque in due, ma scelti, voluti, cercati con pazienza e contro la forza devastante degli anni e delle distanze. E allora il mio stato di famiglia cambierà di nuovo e al Comune di Castellana Grotte Antonella Pascale sarà famiglia a sè e per sè, sarà madre padre e sorella di sè stessa. Moglie, marito e figlia di uno specchio e di spalle senza mani pronte a farle compagnia. E quindi più che stato di famiglia dovrebbero avere la decenza, almeno, di cambiargli nome. Chessò…stato, punto.
E a me questa cosa onestamente mi dà molta moltissima tristezza. E no, non mi consola sapere che di famiglie così e anche peggio ce ne sono a iosa, io che fino a tre anni fa avevo una famiglia di cinque persone vorrei mi fosse concessa la possibilità di lamentarmi quando scopro che a breve non ci saranno più linee che mi legano ad altri se non dettate dall’affetto o da ciò che si è stato, non ci saranno più linee stabilite da quella cosa a cui non avevo mai pensato e che non ho scelto ma che scopro, solo oggi, che ha un nome ed è “famiglia”.

AAA: cercasi famiglia disposta ad adottarmi. Si accettano rimproveri, supporti morali ed economici, molto amore e qualche scazzo. Sono pulita, mangio il giusto, cerco sempre di guadagnarmi da vivere e non mi drogo.
Sono disponibile a trasferte in Italia e all’estero.

Posted on Nov 17, 2014 in Culona inchiavabile | 2 comments

film muto

Da quando ho il computer in assistenza la mia vita è diversa. Ho una connessione dal cellulare che funziona male, un pc decrepito del coinquilino che funziona peggio, un ufficio che mi fa cagare e qualcuno che mi aspetta a casa. Ho molti libri da leggere, una dieta da seguire e molte medicine da prendere. Ho braccia grandi che aspettano il mio arrivo, altre che aspettano un mio ritorno, altre che mi chiedono scusa, altre che mi chiedono per favore, un telefono che aspetta un mio cenno che stenta ad arrivare e dei biglietti da fare. Ho cuori grandi che mi aspettano e cuori che non hanno mai avuto voglia di aspettarmi se non per quel breve lasso di tempo utile alla sola idea di occuparlo. Il cuore, è chiaro, o altro. Mica lo so.
Pavia, Torino, Milano e dintorni. Poi la Puglia, l’ultimo saluto e una spalla ad accompagnarmi.

E’ un film muto, una mail mai spedita e ormai persa e moltissime cose da spiegarti. Intanto il disco si consuma e la processione non cammina, ah anvedi che santi, e quanto so’ belli, bevi sto vinello, ridi con me, ridi con lui, fuma qua, fuma là, tra qualche anno ti riconoscerà.
A Bologna la vita arriva sempre in ritardo ma che fa, trullallerò trullallà.

Posted on Nov 13, 2014 in La patonza deve girare, Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

una notte da leoni

Nei venerdì sera a Bologna non c’è anima che possa dirsi salva. E’ dark Bologna, una città che è un bosco, dove di lupi che vagano sotto i portici ne abbiamo a iosa, dove le persone migliori si travestono da Caino ed elemosinano consolazione sulle spalle dei poliziotti. Anzi pullotti, siamo a Bologna, perdio!
Questa volta l’accusa era violazione di domicilio, ci siamo superati perbacco.
“Ma tu dov’eri, dov’eri?” urla piangendo l’accusato.
Persa ed annebbiata ma lucida abbastanza per non rischiare la pelle, vagavo per la city con addosso qualcosa che non volevo. Cioè no ho sbagliato, volevo dire, ehm, cioè lo volevo eccome, ma quattro anni fa e dannata vita mia che arrivi sempre in ritardo.
“Attore romagnolo fermato dalla polizia: panico in un condominio di via San Vitale” titola Il Resto del Carlino, spregiudicato e sempre sul pezzo sulle notti cittadine tra bagordi e lupi mannari.
In fondo poteva andarci peggio, ce la siamo cavata con poco. E poi mi hai abbracciata. E poi l’ho abbracciato.

Ed è subito sabato.

Posted on Nov 8, 2014 in La patonza deve girare | 0 comments