Erano quelle pieghe del lenzuolo che non sai come stirare, poi arriva lui e i suoi anni tra giochi e volontà. L’umanità concentrata in quattro chili di bellezza, le braccia che ti stringono e ti raccontano la verità. Manca poco, un passo e siamo lì, ci fermiamo un attimo prima, ci raccontiamo le nostre intimità, basta così, la paura è passata, non ci fa più paura, eppure lo sappiamo, sono le preghiere di quel giorno in cui ci siamo incontrati per non farci del male e l’impegno nel dirci “grazie, per favore, arrivederci”. Come quei mesi in cui Petrella Guidi era quel posto in cui non era possibile arrivare per via di quel nome sbagliato che Petrella è pure carino ma il resto, perdio, è proprio un errore. Poi le braccia si sono aperte in quell’abbraccio tra Giulietta e Federico, quegli abbracci di cui ricordi la bellezza di due corpi nudi che chiedono rispetto, quella cosa che riempie le bocche di principi e convinzioni eppure no, io ero di là e tu eri di là, con l’oro in bocca ci siamo promessi onestà e onestà ti ho dato e onestà ho avuto. Sento queste note che mi accompagnano tra paura e ricordi bellissimi, per tutto ciò che ho avuto e tutto ciò che ho perso.
Il cappello dell’onestà, merce rara, abbraccio reale, devastante, fa paura, no non dirmelo però dimmelo. Ho accarezzato l’incanto di sapere che tu, almeno tu, sei stato la bellezza di chi a Bologna ti dice che “piotost che gnint l’è méi piotost”.
Così hai vinto pensieri bellissimi e cura quotidiana, per tutte quelle volte in cui non avrai voglia di fare e io sarò quella che tenterà di renderti la vita più lieve.

Posted on Ott 12, 2014 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments