In un giorno di settembre Antonellina decide di fare una gita fuori porta, in un borgo sperduto della campagna emiliana che corre verso la Romagna, e ci va perché là fanno tutti gli anni una rievocazione medioevale con indigeni vestiti con corsetti e tuniche e cappelli, eretici che ti servono castrati e boia che ti chiedono se hai fatto qualcosa per cui meriti di essere decapitata. E Antonellina avrebbe voluto dire che si, che in effetti di cazzate ne ha collezionate abbastanza per potersi dire umana ma è anche vero, e lo sa bene ormai, che da quelle cazzate è sempre risorta.
Antonellina beve e magna e chiacchiera e ad un certo punto arriva Raffaella Carrà e “lui è quiiiii”. Applausi applausi dal pubblico, in alto i bicchieri, lui è qui, “ma quindi esiste davvero” dice il pubblico, “eccerto che esiste, non lo vedete?”. E il pubblico, che dai racconti di Antonellina identifica lui come quello delle birre e delle bestemmie e dei discorsi sull’organo sessuale maschile, è incredulo almeno quanto lei di quell’incontro in un borgo sperduto e cazzo se è sperduto. Il fatto poi che lui fosse vestito da eretico e con un imbuto che gli forniva il necessario e quindi alcol, ha dato conferma al pubblico che proprio di lui trattasi e che non potrebbe essere che lui il tizio che quando si ferma nella city Antonellina annulla qualsiasi impegno e comincia ad essere contenta già dal giorno prima.
E se pensate che questo incontro possa bastare per colorare di rosso il giorno sul calendario, non avete assolutamente idea di quanto possa essere meravigliosa la vita di Antonellina.
Perché poi succede che Antonellina cammina gloriosa e sorridente e rispunta Raffaella Carrà che dal palco urla di nuovo e il pubblico non ci crede e non ci può credere, perché lì in quel buco di culo di mondo, in mezzo ad una folla di santi bevitori spuntano come funghi dal passato i ricordi di dieci anni fa, di serate e giornate a Bologna che sembrano passati mille anni eppure non sono mille, sono dieci, solo dieci, però sono tanti dieci anni fa. Sentite che suono fa “d-i-e-c-i-a-n-n-i-f-a”.
Abbracci a profusione, il pubblico sbigottito, la Carrà bionda d’emozione.
E dopo dieci anni loro sono ancora insieme e quanto amore c’è, quello che chiamavi Pierpa ma che in realtà si chiama Massimo è diventato padre, Miccio ha ancora molti capelli ricci e il pubblico sgomento ti chiede come fai Antonelli’, come cazzo fai a ritrovare ovunque pezzi di assoluta bellezza.
“Vorrei ringraziare il mio pubblico però ora zitti tutti, è il momento del ballo” risponde Antonellina. E dalla regia mandano cumuli di stelle cadenti e petali di margherite.

Posted on Set 20, 2014 in Canto meglio di Apicella | 0 comments