Io credo alle coincidenze, a quel modo talmente intimo di sentire le cose che riesce ad espandersi al punto che quello che era solo un desiderio diventa improvvisamente reale.
Per esempio, e racconto il raccontabile perché i fatti miei restano comunque fatti miei, giovedì pomeriggio pensavo che io di Tondelli non ho mai letto niente e che peccato, perdo tempo, perdo moltissimo tempo. E io, meridionale trapiantata a Bologna da dieci anni, so che se davvero voglio diventare il sindaco di questa mia city debbo per dovere di conoscenza e riconoscenza far mio ogni angolo di bellezza, bruttura, profumi, puzze e sapori del posto che devo governare. E quindi Tondelli, respiro cittadino di quest’anima contadina.
Pensavo che alla fine della pila di libri che ho di fianco al letto, prima o poi si sarebbe imposto un Tondelli. Troverai un’offerta, mi dicevo, o come più spesso capita, ci sarà qualcuno che un giorno deciderà di regalarti l’ennesima possibilità di rendere un giorno qualsiasi un giorno più bello. L’11 settembre ho compiuto 29 anni e tra i tanti regali inaspettati mi è arrivato quel Tondelli che solo poche ore prima avevo scelto come prossimo capriccio.
Io so che si vive di bellezza e a muso duro e con i denti stretti mi sono imposta una scelta. Riconoscere o non riconoscere.
E io mi sto allenando alla bellezza, per ogni giorno in cui tra il vedere e il non vedere c’è sempre un’occasione persa.
E, per esempio, succede che ferragosto a Torino è una pagina che dice:

La mattina è arrivata chiara e brillante. “Ti farò dei ritratti oggi Zinnia”. Il sole del Messico, ho pensato, rivelerà ogni cosa. Parte della tragedia della nostra attuale vita potrebbe venire catturata, niente si può nascondere sotto questo cielo crudele e senza nubi. Si è appoggiata contro un muro bianco. Mi sono avvicinato…e l’ho baciata. Una lacrima è scivolata giù sulla guancia e allora ho fermato quel momento per sempre”.

E io a questa frase devo averci pensato proprio tante volte per far sì che di lì a poco meno di un mese di quella frase mi sia stato regalata buona parte del suo contorno. E Marco non lo sa perché di noi ancora abbiamo tanto da scoprire, ma quel libro là è la conferma che siamo all’inizio stupendo di un’amicizia stupenda.
Ed è una magia tornare a casa e sentire che non ci sono assenze né distanze che possano dirsi eterne.
C’era una busta nella cassetta della posta e la certezza aprendola che al suo interno avrei trovato pezzi di un tempo di grande bellezza.
Eravamo abbracci, mani, giochi e baci baci baci e quanti baci ci siamo dati.
Oltre il Po, oltre le Alpi, lassù a Parigi e sul colle di San Luca, in via San Vitale e in Azzo Gardino, per quel biglietto in cui c’era la promessa di non lasciarmi mai sola, che con i miei tre ometti tutti speciali avrei vinto battaglie su battaglie e nella fatica ristoro e braccia pronte a tenermi.
E il desiderio che non hai bisogno di raccontare arriva là dove c’è un cuore capace di ascoltare e sentire. I cuori si riconoscono e si avvicinano anche quando sanno che il tempo della condivisione si accorcia e sai che è giusto così.
È una magia, perdio se lo è.

Ditelo alle zie che sto bene. Diteglielo dai.

Posted on Set 19, 2014 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments