Flâneur

Il dialetto bergamasco spiegato ad una meridionale, Paolina e la certezza che con lei il tempo è sempre bello e mai noioso, “quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno”, gli incontri fortunati a Bergamo Alta e tutti i Paoli B. della mia vita, i treni non sempre puntuali e quindi zaino in spalla facciamo un giro a Treviglio, Carlotta che dopo 17 anni continua a prendersi cura di me, la Menabrea dalla Marina, i neretti sul lago Maggiore, gli omosessuali sul lago Maggiore, Giancarla felice di sapermi con sua figlia, la polenta concia di Oropa, Fratus fedele compagno di scoperta di alberi belli sotto cui fermarsi, Fratus che mi chiama “ragazza di città”, Tina Modotti e i suoi passi, Torino e che bella sei, tu che sbuchi dalla porta e mi dici “ciao” e in quel momento ho ben chiara nella testa l’idea che si ne vale la pena, l’autista calabrese che un po’ marpione un po’ curioso mi chiede da dove vengo e dove vado, il 40enne calabrese in giacca e cravatta a ferragosto che in metropolitana mi chiede da dove vengo e dove vado e aggiunge “spero di rivederti” e invece io no perché in metropolitana eravamo solo io e te e non offenderti ma le notizie al tg le sento anch’io, l’anziano calabrese che a Porta Susa mi chiede di prendergli una bottiglia d’acqua e “signora quello zaino dev’essere veramente pesante”, no rispondo io perché ho davvero spalla e braccia forti per sentirmi leggera e bellissima in questo lungo viaggio, il dubbio che se a Torino sono tutti calabresi e a Piazza Bologna sono tutti calabresi e a Bologna ci vivono più calabresi che leccesi allora in Calabria chi ci vive? e non lo so, ma è chiaro che in Calabria alzano l’indice di natalità nazionale perché se no non si spiega proprio come fate ad essere ovunque, e poi Italo grissini salviettine e sorrisi e di nuovo una calabrese gnocchissima che fa la ballerina nelle discoteche e si ubriaca con il vino gentilmente offerto dal signor Italo, un po’ naif un po’ scema ma che tenerezza e allora tranquilla ti porto io la valigia, le tue unghie limate possono dirsi salve, Siena e gli abbracci alla stazione e una birra tra le mani e lassù sul Monte Amiata fa così freddo che il buon Igor di cui chiaramente capisco subito il talento di amante ci prepara la cena e quel lombo lì in crosta di pane è una delle cose più buone che io abbia mai mangiato e quindi felicità, eppure non basta perché il giorno dopo ci sono le terme e una cascata di acqua che rende ogni centimetro di pelle un formicolante punto g di pensieri sconci e statte ferma e buona Pasca’ ci sono dei bambini, e poi il festival motivo di reunion di noi giovani trapiantati a Bologna, dal Veneto alla Sicilia non ci facciamo mancare niente, l’intero stivale è lì sull’Amiata per Senti che Fiora, eccerto che lo sento che Fiora e Valeria che mi racconta gli effetti della presenza di mercurio nelle cave amiatine e io pugliese trapiantata al nord il mercurio l’ho sentito davvero lì sul monte, e poi Spinoza.it e la sola cosa che posso pubblicamente dire su questa faccenda è che i vippps dovrebbero chiamarsi tutti Francesco per sembrare più carini e meno scemi, e poi la carezza di mamma Rosalba e scusami se ho pianto, scusami se ho bestemmiato, non ero in me mamma Rosalba ma volevo comunque dirti che quella tua carezza mi ha guarita più di tutti gli antidolorifici del mondo, e le file di cipressi della Val d’Orcia, il gelato al pecorino e che bella compagnia, e fatto 30 facciamo 31, e quindi andiamo in Umbria e in Umbria non vuoi lasciarti offrire un caffè da una coppia di siciliani sul lago Trasimeno solo perché siamo una bella compagnia? eccerto, offrimi pure sto caffè, raccontiamoci le nostre vite e poi ciao noi andiamo a Jesi con guida locale che ci spiega, ci racconta di questo Federico II che lì è nato però attenzione perché qui ci è nata pure la Boldrini e allora ciao Boldrini, e scusa se non ci tratteniamo ma sono anni che sogno di andare a Senigallia e lì ho una rotonda sul mare che mi aspetta, e siamo rimasti tutti lì sulla spiaggia per i fuochi d’artificio sul mare, e che bello il mare e noi tutti zitti, per ogni sparo c’è il pensiero a lei a lui a noi, è tutto molto romantico, siamo un gruppo di persone fisicamente sole ma con nel cuore qualcuno che ci tiene compagnia, e che bello il bagno a Senigallia, la Pascale è lanciatissima per uno dei suoi mirabolanti tuffi ma no il mare a Senigallia è basso basso e quindi non si galleggia con le gambe penzoloni ma fa niente, sono spiaggiata come una vacca al pascolo beata e sorridente, andiamo Matteo è ora di tornare a casa, carichiamo la macchina e partiamo e che bella scoperta sei e scusa se ti ho raccontato di me più di quanto forse avresti voluto sapere ma grazie comunque perché era un bel po’ che non parlavo così bene con qualcuno, e poi Bologna, il pakistano sotto casa preoccupato della mia prolungata assenza e io lo rassicuro sul fatto che grazie a me e alle mie troppe birre potrà ricominciare a pagarsi il mutuo, infilo le chiavi nel portone e vedo questa casa così poco casa ma così tanto famiglia e capisco che partire è tutto ciò che voglio fare d’ora in avanti con la certezza che al ritorno avrò collezionato decine di bellissime cartoline e molte carte geografiche ancora da decifrare.

Posted on Ago 23, 2014 in L'Italia è il paese che amo, La patonza deve girare, Torno perché avete bisogno di me | 0 comments