Avevo scritto una cosa lunga lunghissima su quanto è stato bello stasera parlare con Roberta, su quel sentirsi talmente intimi da poter affidare a qualcuno quel pudore che difendi ad un punto tale per cui la posta in gioco è la perdita. Possibile, assolutamente reale, quasi attuale.
Alle 8 il risveglio e il pensiero a Davide e alla sua mamma, ai suoi capelli rossi e a quel giorno in cui ci aveva promesso il risotto alla pilota e ci sorrideva nonostante tutto.
Alle 23 un messaggio, poi una telefonata.
Quanto siamo piccoli di fronte alla morte. Noi lo sappiamo, eccome se lo sappiamo. È un destino comune il nostro fatto di perdite e assenze e il pudore come strumento per non sentirci sconfitti.
Ricominciare, lo abbiamo fatto nel 2012, poi l’anno dopo, poi l’anno dopo ancora.
Che stronzata questa storia del pudore, che stronzata assurda.
Abbracciateci, pretendiamo amore affetto e baci perché è il nostro diritto di figli orfani e soli.
Quando ci chiederete “come stai” vi risponderemo “bene”, ma voi non credeteci. Chiedetecelo di nuovo, la risposta sarà sempre “bene”. E ancora una volta, un’altra volta ancora. Alla fine poseremo le armi, spegneremo i sorrisi e allora in quel preciso istante voi ci dovete abbracciare e noi poi piangeremo. Finalmente.

Posted on Ago 8, 2014 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments