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#iodiconoallammorbidente

Sarà forse perché molti dei tanti non hanno idea di cosa so fare.
Sarà forse perché alcuni sono convinti che io “faccio i social network” e quindi di base non faccio una sega, e altri invece sono convinti che io vendo prodotti tipici e quindi “allora chissà quanto mangi”.
Sarà forse perché qualche tempo fa ho detto qualcosa sui fenomeni virali. Parecchio tempo fa.
Sarà forse perché ho una smisurata passione per Gianni Morandi e per qualsiasi cosa lui dica, faccia o pensi.
Sarà forse anche per altro, ma non mi importa.
Fatto sta che da qualche giorno in tanti mi chiedono cosa penso dell’ice bucket challenge convinti probabilmente che la mia passione per Gianni Morandi, che tra i primi s’è sottoposto alla secchiata, sia in contrasto evidente con il mio giudizio, voi credete, certamente negativo dei fenomeni virali in chiave social e da lì smascherare la mia datata battaglia tra testa e panza.
Ora, io un’idea sulla faccenda ce l’ho eh ma ora come ora, sarà forse per noia o per una rinata attenzione verso le piccole piccolissime cose quotidiane, ho molta più voglia di raccontarvi del motivo per cui sono contraria all’uso dell’ammorbidente per fare il bucato.
Sicura di farvi cosa gradita, aspetto impaziente il prossimo stronzo che nel prossimo bar comincerà a pormi domande cretine a cui, senza offesa, non ho assolutamente voglia di rispondere.

Posted on Ago 28, 2014 in Si contenga! | 2 comments

tenderly

In barba ai vostri lamenti su un’estate ballerina e a tratti autunnale io prendo il plaid, lo poso sulle gambe, stendo tutti i muscoli, arriccio i capelli tra le dita, mi accarezzo la pelle fresca e poi rallento il respiro. Vado piano, proprio adagio, bevo l’ultimo sorso di birra, mi rullo l’ultima sigaretta e mi tocco con tenerezza.
Occorre averne ricevuta proprio tanta per dirsi capaci di darne a sufficienza e per restituire il favore.
Bellezza chiama e riceve bellezza, è così.

Posted on Ago 25, 2014 in Canto meglio di Apicella | 0 comments

flânerie per principianti

Flâneur

Il dialetto bergamasco spiegato ad una meridionale, Paolina e la certezza che con lei il tempo è sempre bello e mai noioso, “quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno”, gli incontri fortunati a Bergamo Alta e tutti i Paoli B. della mia vita, i treni non sempre puntuali e quindi zaino in spalla facciamo un giro a Treviglio, Carlotta che dopo 17 anni continua a prendersi cura di me, la Menabrea dalla Marina, i neretti sul lago Maggiore, gli omosessuali sul lago Maggiore, Giancarla felice di sapermi con sua figlia, la polenta concia di Oropa, Fratus fedele compagno di scoperta di alberi belli sotto cui fermarsi, Fratus che mi chiama “ragazza di città”, Tina Modotti e i suoi passi, Torino e che bella sei, tu che sbuchi dalla porta e mi dici “ciao” e in quel momento ho ben chiara nella testa l’idea che si ne vale la pena, l’autista calabrese che un po’ marpione un po’ curioso mi chiede da dove vengo e dove vado, il 40enne calabrese in giacca e cravatta a ferragosto che in metropolitana mi chiede da dove vengo e dove vado e aggiunge “spero di rivederti” e invece io no perché in metropolitana eravamo solo io e te e non offenderti ma le notizie al tg le sento anch’io, l’anziano calabrese che a Porta Susa mi chiede di prendergli una bottiglia d’acqua e “signora quello zaino dev’essere veramente pesante”, no rispondo io perché ho davvero spalla e braccia forti per sentirmi leggera e bellissima in questo lungo viaggio, il dubbio che se a Torino sono tutti calabresi e a Piazza Bologna sono tutti calabresi e a Bologna ci vivono più calabresi che leccesi allora in Calabria chi ci vive? e non lo so, ma è chiaro che in Calabria alzano l’indice di natalità nazionale perché se no non si spiega proprio come fate ad essere ovunque, e poi Italo grissini salviettine e sorrisi e di nuovo una calabrese gnocchissima che fa la ballerina nelle discoteche e si ubriaca con il vino gentilmente offerto dal signor Italo, un po’ naif un po’ scema ma che tenerezza e allora tranquilla ti porto io la valigia, le tue unghie limate possono dirsi salve, Siena e gli abbracci alla stazione e una birra tra le mani e lassù sul Monte Amiata fa così freddo che il buon Igor di cui chiaramente capisco subito il talento di amante ci prepara la cena e quel lombo lì in crosta di pane è una delle cose più buone che io abbia mai mangiato e quindi felicità, eppure non basta perché il giorno dopo ci sono le terme e una cascata di acqua che rende ogni centimetro di pelle un formicolante punto g di pensieri sconci e statte ferma e buona Pasca’ ci sono dei bambini, e poi il festival motivo di reunion di noi giovani trapiantati a Bologna, dal Veneto alla Sicilia non ci facciamo mancare niente, l’intero stivale è lì sull’Amiata per Senti che Fiora, eccerto che lo sento che Fiora e Valeria che mi racconta gli effetti della presenza di mercurio nelle cave amiatine e io pugliese trapiantata al nord il mercurio l’ho sentito davvero lì sul monte, e poi Spinoza.it e la sola cosa che posso pubblicamente dire su questa faccenda è che i vippps dovrebbero chiamarsi tutti Francesco per sembrare più carini e meno scemi, e poi la carezza di mamma Rosalba e scusami se ho pianto, scusami se ho bestemmiato, non ero in me mamma Rosalba ma volevo comunque dirti che quella tua carezza mi ha guarita più di tutti gli antidolorifici del mondo, e le file di cipressi della Val d’Orcia, il gelato al pecorino e che bella compagnia, e fatto 30 facciamo 31, e quindi andiamo in Umbria e in Umbria non vuoi lasciarti offrire un caffè da una coppia di siciliani sul lago Trasimeno solo perché siamo una bella compagnia? eccerto, offrimi pure sto caffè, raccontiamoci le nostre vite e poi ciao noi andiamo a Jesi con guida locale che ci spiega, ci racconta di questo Federico II che lì è nato però attenzione perché qui ci è nata pure la Boldrini e allora ciao Boldrini, e scusa se non ci tratteniamo ma sono anni che sogno di andare a Senigallia e lì ho una rotonda sul mare che mi aspetta, e siamo rimasti tutti lì sulla spiaggia per i fuochi d’artificio sul mare, e che bello il mare e noi tutti zitti, per ogni sparo c’è il pensiero a lei a lui a noi, è tutto molto romantico, siamo un gruppo di persone fisicamente sole ma con nel cuore qualcuno che ci tiene compagnia, e che bello il bagno a Senigallia, la Pascale è lanciatissima per uno dei suoi mirabolanti tuffi ma no il mare a Senigallia è basso basso e quindi non si galleggia con le gambe penzoloni ma fa niente, sono spiaggiata come una vacca al pascolo beata e sorridente, andiamo Matteo è ora di tornare a casa, carichiamo la macchina e partiamo e che bella scoperta sei e scusa se ti ho raccontato di me più di quanto forse avresti voluto sapere ma grazie comunque perché era un bel po’ che non parlavo così bene con qualcuno, e poi Bologna, il pakistano sotto casa preoccupato della mia prolungata assenza e io lo rassicuro sul fatto che grazie a me e alle mie troppe birre potrà ricominciare a pagarsi il mutuo, infilo le chiavi nel portone e vedo questa casa così poco casa ma così tanto famiglia e capisco che partire è tutto ciò che voglio fare d’ora in avanti con la certezza che al ritorno avrò collezionato decine di bellissime cartoline e molte carte geografiche ancora da decifrare.

Posted on Ago 23, 2014 in L'Italia è il paese che amo, La patonza deve girare, Torno perché avete bisogno di me | 0 comments

baci e saluti

Milleottocentonovantanove chilometri.
Ad ogni fermata un abbraccio, ad ogni città un bacio. “A presto” ci siamo detti. A presto io rispondo sorridendo consapevole che il presto a volte dura mesi o anni. Non importa finché ci sarà un treno, un autobus, un’automobile, una carezza nel palmo delle mano.
Ho paura? Certo che ho paura, ma so che mi basta allungare le braccia per avermi tutti qui con me, belli bellissimi e imperfetti. Ho passi silenziosi, gradini troppo alti, siete il mio rifugio di pasti e cuori caldi, vado adagio, continuo la scalata, uso tutte le precauzioni di cui sono dotata, cammino piano e trovo te, e poi te e poi ancora te.
In ogni luogo ho trovato bellezza e braccia pronte a stringermi.
Non sono riuscita ancora ad arrivare in cima al mio Himalaya ma ho fianchi morbidi che mi fanno da cuscinetto e mani pronte ad aggrappare gli spuntoni nella roccia. Non sono sola, non lo sono mai.

Posted on Ago 21, 2014 in Canto meglio di Apicella | 0 comments

senti che po

– Come stanno?

– Stanno tutti bene.

Cammino gloriosa e altera su un lungo tappeto rosso di orchidee e gardenie. Anche a Pontida non fanno caso alla o chiusa di “due ravioli alla bergamasca per favore” e insieme ai ravioli mi consigliano anche il cotechino. Bbbono il cotechino, e com’é ‘sta festa della Lega? E che ne so, la Lega dev’essere in disgrazia perché celti non ne ho visti e mentre io meridionale e fiera addentavo il mio cotechino gli altri, polentoni e meno fieri, mangiavano la pizza.

Spotted: se conoscete qualcuno il cui nome inizia con la P. e il cognome con la B. vi prego di presentarmelo. É destinato a diventare subito il mio migliore amico.

Qui Biella, al bar della Marina mi aspettano per la colazione. É stato difficile trovare in questo feudo sabaudo qualcuno capace di sorridere e quando lo trovi, perdio che fortuna, entra di diritto nella cartolina che di Biella porteró a casa.

Io e Carlotta siamo proprio belle insieme, la casa dalle finestre che ridono é la scenografia ideale per i nostri racconti. Io parloparloparlo come non faccio mai, Carlotta ascoltaascoltaascolta e poi ride e poi mi dice “ti voglio bene”.

Altro che sciarmelsceic.

Posted on Ago 12, 2014 in L'Italia è il paese che amo | 2 comments