Casa è approfittare di qualche minuto libero per chiamare qualcuno che non senti da due giorni per sapere come va.
Casa è quel qualcuno che ti chiede “come lo hai saputo?” e al tuo “cosa?” ti dice “te l’hanno detto Valeria o Roberta”. No cuore mio, non mi hanno detto niente ma cosa, io volevo solo chiamarti per raccontarti la bella notizia che poi è sfumata ma ero felice e volevo solo dirti che.
E allora si, capisco che tu sei casa quando ho la nettissima percezione che in quel momento è giusto chiamarti. Come le mamme, come la tua di cui mi parli sempre e le mamme, cuore mio, sono sangue fatica e amore. Noi lo sappiamo.
Casa è quando rimani sveglia fino a tardi a consolare i pianti della tua piccina che torna a Bologna e ti racconta della fatica che sta facendo per amarsi e sentire in sé tutta la fierezza dei suoi passi.
Casa è avere l’urgenza di far sapere a lui, sostanza e spalla da enne anni, che sei triste e magari colori il magone con la leggerezza che lui da te si aspetta ma lui lo sa che hai bisogno di lui però non può, però va bene, e no non va bene ma piuttosto che niente è meglio così.
Casa è chi ti accompagna a casa e ti abbraccia e dopo averti dato della borghese ti saluta con “ciao Pasca’”.
Casa è la sveglia del mattino che ti dice “Antonelli’ sveglia, alzati, non è che ora chiudiamo la telefonata e ti riaddormenti”.

E si, sono giorni brutti brutti brutti, ma datemi un angolo di pace e da domani ricominceremo a scalare la montagna.

Posted on Lug 24, 2014 in Giuro sulla testa dei miei figli | 4 comments