Ogni volta che torno a Bel Air succede sempre qualcosa di molto bello e che appunto su fogli sparsi per far sì che fra tre, quattro o dieci anni mi ritorni dentro gli occhi tutta la bellezza di cui ho goduto.
Oggi tornando da Bel Air su un carro bestiame che qualcuno chiama “treno”, ma boh valli a capire a me sembrava proprio un carro bestiame ma tant’è, mi sono accorta che quello che doveva essere il mio week end in solitaria di cui avevo proprio proprio bisogno, s’è trasformato nel week end “Parla con Antonellina”.
Il bagnino e il suo sogno di continuare a fare il bagnino perché “ah dio bò qua di gnocca se ne vede così tanta che ti basta per tutto l’inverno”, la signora della crema solare convinta che la giovane donna della city abbia bisogno di occhialini protettivi per il sole, il motociclista e “signorina che me lo tiene il casco?” “signorina mi scusi ma oggi fa veramente caldo” “signorina lei non deve avere proprio niente di meglio da fare che dare una mano a me” e io seduta su una panchina sul lungomare di Bel Air con il libro ancora tra le mani e sorrisi in quantità e “no si figuri, nessun disturbo”.
A Bel Air quando vai nei boschi ti salutano tutti, è tutto un “buongiorno” “buon giro” “buona giornata signora”, ehi ehi signora a chi?
È dunque evidente come la mia fedeltà alla Bel Air di Romagna sia apprezzata dai suoi indigeni tanto da convincermi, e non ci vuole poi tanto, che forse il mio futuro di sindaco è lì, proprio lì, tra il mare e quei luoghi dell’anima che se non ci siete mai stati voi proprio non li potete immaginare.
Bel Air è casa, ed è casa anche quella smorfiosa ventenne che al mio ritorno nella city mi dice che sono bella, e grazie adorata smorfiosa è bello tornare e fingere di non essere contenta di averti tra i piedi solo perché i nostri ruoli geografici ce lo impongono.

Disfo la valigia e so che non devo essere triste. Quando non ci si capisce è perché il più delle volte non si è parlato abbastanza.

Il Marecchia - Verucchio

Il Marecchia – Verucchio

 “In verità non si vedevano molto. Ma quando capitava era un completarsi. Uno depositava nel cavo dell’altra un po’ d’amore, come una farfalla che si poggia nella conca della mano”.

Come sasso nella corrente – M. Corona

Posted on Lug 20, 2014 in Torno perché avete bisogno di me | 0 comments