Ti senti mai speciale?
Oh si, a volte.
E le altre volte come ti senti?
Sola, credo.
Quindi per sentirti speciale hai bisogno di compagnia?
Praticamente si, ma credo sia una questione di abitudine perché sai, io sola non ci sono mai stata, fisicamente dico. Una famiglia di cinque persone è una famiglia grande e se anche la mamma fa la spesa, il papà lavora, la sorella è a scuola e l’altra fa i fatti suoi, il tempo massimo in cui non c’è nessuno nel raggio di 10 metri può al massimo durare cinque minuti. E nemmeno.

Una famiglia di cinque persone in una casa grande ma non così grande da dividerci, è una famiglia di persone che sole non lo sono mai. Anche la stanza delle bimbe è una stanza grande grande gigante, con tre lettini rossi intervallati da comodini rosa, una lunga scrivania che deve bastare per tutte e tre le bimbe e un armadio grande, ad ognuna il proprio cassetto, gli spazi condivisi, le grucce un po’ per ognuna.
E anche quando la mamma ha provato a dividere gli spazi con delle librerie nell’enorme stanza per dare ad ognuna il suo piccolo angolo di pace, non è durata poi tanto. Forse due o tre anni non di più, nessuno avrebbe potuto dividerci.

Nelle famiglie di cinque persone e con tre bimbe piccole quando una si ammala non si è soli nemmeno nella malattia, perché se una si ammala poi si ammala anche l’altra e il giorno dopo l’altra ancora. Non c’è scampo. E quando ci si ammala anche l’affetto bisogna dividerlo per tre, e anche per quattro se poi il quarto è un uomo e in quanto tale bisognoso di essere rassicurato su come il mal di denti non faccia di lui un malato terminale.

Sai, nelle famiglie di cinque persone la frase più usata è “è mio”, seguita da “no è mio”. E poi “mammaaaa, quello è mio ci stavo giocando io” e poi la mamma “non c’è mio tuo o suo, è di tutti”. E cosa si risponde ad una mamma che sin dall’infanzia ti ha raccontato che la proprietà privata non esiste? No no, si collettivizzano i beni e si impara a goderne insieme. Era il suo senso del giusto, senza alcun bisogno di definizioni strettamente ideologiche.

In una famiglia di cinque persone anche gli scazzi sono collettivi, perché quando due litigano poi la terza ci sta male e la mamma si dispiace e poi arriva il papà che moderatore impeccabile ed estremamente pragmatico risolve tutto con un “se non la smettete vi mando da don Francesco”. Panico in famiglia, redenzione, scuse, finito tutto e quindici anni dopo tre pecorelle in meno per il mondo cattolico. La grande con le dimostrazioni matematiche dell’inesistenza di dio, la mezzana con i moduli per lo sbattezzo pronti sulla scrivania e la piccola con un trascorso da nuovo messia e una maglia dell’UAAR nel cassetto.

In una casa di cinque persone si ragiona con “uno per tutti e tutti per uno” e quanto più si vogliono prendere le distanze dall’altro più ci si sente legati, non ci si muove tutti i giorni e in tutti i momenti senza chiedersi se per quel fare o non fare ci si sentirà dire “brava” o “hai fatto una cazzata”. E per ogni cazzata fatta c’è un “non ti preoccupare, ora risolviamo”. Le famiglie di cinque persone sono così, anche nell’errore commesso da uno dei cinque il senso di preoccupazione ricade anche sugli altri a cui segue la certezza di cinque soluzioni diverse.

E credi che sia sano tutto questo?
E non lo so mica, io so solo che quanto più cerco di staccarmi fisicamente da loro meno mi sento sola e per ogni sbaglio che faccio c’è un senso di colpevolezza multipla che rende lo sbaglio più grave dello sbaglio in sè. Io non lo so cosa sia sano e cosa non lo sia, ma so ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e quando sono triste cerco di essere triste da sola così che gli altri non sapendomi triste siano un po’ più felici.

E non sei mai triste?
Solo una volta sono stata triste, ma triste triste triste e alla mia tristezza la sorella ha risposto con “finalmente”.
Finalmente? Io piango e lei dice finalmente!
Si, mi sarei preoccupata del contrario, ha detto.
Quel giorno per farmi felice mia sorella mi ha regalato un ferro da stiro. E lei lo sa che è stato per me il regalo più bellissimissimo del mondo. 

Antonellina prende i panni e stira, e poi stermina le formiche e poi prepara le patate novelle e tu no no, lascia stare faccio io. No tranquilla, il bidet ho imparato a farmelo da sola e si, sto mangiando e come sto mi chiedi? Ah sto molto bene, sto imparando a rendere i sogni reali e quando cammino per la city mi sembra di volare. Ho una nuvola bellissima tutta bianca che mi tiene strette le caviglie e mi porta esattamente lì dove voglio andare. Si si, tranquilla, c’è molto amore nella mia vita. Sola io? No no che dici, ti piacerebbero tutti e tu piaceresti a tutti e vedessi quante belle cose hanno da raccontare. Si ma stai tranquilla eh, e no dì pure alle zie che non ce l’ho il fidanzato ma fidati che un giorno anch’io avrò un Barbu che mi vorrà bene in quel modo là e questa volta ti piacerà, lo so. No no tranquilla, quell’altro non mi farà più male, so’ mica scema però tu potevi dirmelo che non ti piaceva così da capirlo anch’io un attimo prima del disastro. Mi fa ancora male? Mannò, un po’, vabbè mi lecco ancora le ferite eh e no tranquilla, non sono arrabbiata, tu però la prossima volta dimmelo se non ti piace eh che io me lo segno. Vuoi venire a Bologna? Ma sono felicissima e anzi sai cosa pensavo l’altra sera? Pensavo che tra tutti quelli che vorrei farti conoscere ce n’è uno che adoreresti più degli altri. Chi è? Lascia stare chi è, chiediti piuttosto cos’è? Ecco sai quelle persone capaci di rendere le giornate più belle? Ecco esattamente quello e no, non lo so come fa ma lo fa. E non ci crederai ma parla parla parla più di te. Quanto? Ah ah, lascia perdere non c’è gara. Uh, si si lo so a cosa stai pensando, ma se le dicessimo che è di origini meridionali dici che cambierebbe qualcosa? Si dai, è solo un gioco, un nostro scherzo. Mi manchi? Si mi manchi. Torni? No non ce la faccio. Scusa.

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E quindi quando ti senti speciale?
Eh adesso che ci penso io speciale mi ci sento sempre se non altro perché io sola, anche volendo, non mi ci sento mai.

Posted on Lug 14, 2014 in Scendo in campo | 4 comments