Proprio così: stavo morendo. Avevo appena scoperto l’orribile notizia che ogni essere umano scopre un giorno o l’altro: quello che ami, tu lo perderai. “Quanto ti è stato dato, ti verrà ripreso”: è così che formulai il disastro che sarebbe diventato il ritornello della mia infanzia, della mia adolescenza e di tutte le successive peripezie. “Quanto ti è stato dato, ti verrà ripreso”: tutta la tua vita sarà scandita dal lutto. Lutto del paese prediletto, della montagna, dei fiori, della casa, di Nishio-san e della lingua in cui le parli. E sarà sempre e solo il primo di una lunga serie così lunga che nemmeno te lo immagini. Lutto in senso stretto, poiché non recupererai niente, non ritroverai niente: cercheranno di raggirarti come Dio raggirò Giobbe ‘restituendogli’ un’altra moglie, un’altra dimora, degli altri figli. Ahimè, non sarai abbastanza stupida da lasciarti ingannare.
– Che cos’ho fatto di male? – dissi singhiozzando.
– Ma niente. Non è colpa tua. E’ così e basta.
Se almeno avessi fatto qualcosa di male! Se almeno questa atrocità fosse una punizione. E invece no. E’ così perché è così. Che tu sia odiosa o no, non cambia niente. “Quanto ti è stato dato, ti verrà ripreso”: questa è la regola.
[…]
Di fronte alla scoperta di questa futura spoliazione, esistono solo due comportamenti possibili: o si decide di non legarsi agli esseri e alle cose, allo scopo di rendere meno dolorosa l’amputazione oppure, al contrario, si decide di amare ancora di più gli esseri e le cose, di mettercela tutta – “siccome non passeremo molto tempo insieme, ti darò in un anno l’amore che avrei potuto darti in tutta una vita”.
Scelsi subito la seconda possibilità.

Metafisica dei tubi – Amélie Nothomb

Posted on Giu 1, 2014 in Giuro sulla testa dei miei figli | 1 comment