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un cuore che non basta agli occhi

Si, ore profumatissime e verdi. Un cuore grande, la bellezza dei nostri libri e quella matita sempre a portata di mano, gli appunti sui libri.
Cerchiamo alcove in cui giacere, leggiamo di bellezze che come un pugno nello stomaco ci hanno cambiati, migliorati, ci hanno dato la dolcezza del vivere e ci hanno abbracciati quando il vivere ha smesso di essere dolce.
Nel bosco mi tendi la mano per non farmi cadere, ci fermiamo meravigliati di fronte a quel cervo che ci guarda e non ha paura. Cabiria corre e ci guarda chiedendoci se è giusto andare avanti o fermarsi dove a volte si può cadere. E chi lo sa vorremmo dirle, cosa ne sappiamo noi di precauzioni e mani pronte a salvarci?
Cerchiamo gli occhi di Terzani e nel cercarli troviamo Renato che ci racconta del cancro da cui si è salvato, “Tiziano no, perché Tiziano credeva ai santoni dell’Asia”. Renato ci racconta le ultime lacrime di Terzani e di tutto ciò che ho letto e di quell’ultimo giro di giostra capisco di non aver capito. Viviamo di miti, viviamo per poter credere che i nostri miti hanno la capacità di superare il dolore meglio di noi. Sono miti, eppure sono umani, e a volte sono amici, e a volte sono genitori. Invece i miti piangono e noi guardiamo gli occhi blu di Renato e la bellezza del suo chiamarlo semplicemente Tiziano.
L’albero con gli occhi non lo abbiamo trovato e non ci importa. Vestiremo i nostri alberi di occhi e toppe di filo all’uncinetto a ricordarci che siamo vivi e vicini ogni volta che leggendo un libro pensiamo l’uno all’altro.
Chiudo gli occhi e sento i boschi, respiriamo il freddo pungente di questa notte d’estate e gli abbracci cuore mio, ci raccolgono sotto quel tappeto di stelle toscane. Restiamo vicini e in silenzio, sogniamo l’estate e ogni volta che cadremo avremo una mano tesa per farci rialzare.

Posted on Giu 19, 2014 in Canto meglio di Apicella | 0 comments

è il mondo che me lo chiede

Dopo continue vessazioni e ingiurie sul mio reticente rapporto con la tecnologia, dopo svariati tentativi di “te lo regalo io”, dopo storiche gaffes che per fortuna m’hanno caratterizzata come simpatica piuttosto che scema, dopo mesi e mesi di “lo faccio, no non lo faccio”…L’HO FATTO!
Convinta dai miei numerosi fans ho proceduto (e quanto suona male) all’acquisto nientepopòdimenoche online di un nuovo giocattolino che pare abbia il merito di potermi facilitare la vita. Così dicono almeno.
E come nella migliore delle storie d’ammmore, dopo le prime e continue insistenze finalmente soddisfatte, ne sono arrivate di nuove.
“E ora devi farti uozzapp”.
Da circa 24 ore tento con fatica di fare una lista dei pro e dei contro dello strumento senza riuscire a venirne a capo.

Ma io sono pronta, sono quasi pronta. Non sono proprio prontissima, ma ecco se voi mi date un mese e mezzo, sei-sette settimane, a fine aprile io sono pronta. (cit. dio)

Posted on Giu 16, 2014 in Torno perché avete bisogno di me | 4 comments

stanno tutti bene

Cara SignoraMia,
le scrivo per il piacere di condividere con lei la gioia che in questi giorni ci è cascata addosso come un regalo. Se lo ricorda il nostro piccolo calabrisello? E va là, è tornato a trovarci quel gran maraglio. Che caro è stato, ci ha fatto rivivere momenti che l’ultima volta c’era ancora la guerra.
Dice che mo’ sta studiando per fare il lobbista. Madonna SignoraMia, io mo’ non lo so bene cos’è un lobbista ma credo di aver capito che si tratti di una cosa buona, con tanta pilla e la giacca e la cravatta. E’ cresciuto il nostro bel zovanotto sa…dice che s’è fatto tanti nuovi amici con cui andare a bere il gingerino in Piazza Navona, e pensa che tanto vuole bene ai castellanesi che s’è fatto amici castellanesi pure laggiù in meridione.
Ah SignoraMia, peccato non averla avuta qui con noi. C’eravamo proprio tutti sa, una gran balotta! C’era l’Elena di Lomello, il Danielino che ussignur vedesse che gran vecio…che dispiacere, poi c’era quel gran busone del Bat che quasi piangeva, e poi la Letizia, la Paolina, il Ciccio terrone, l’Egidio, insomma c’eravamo proprio tutti.
Io SignoraMia glielo dico, mi sentivo una vacca al pascolo in primavera. Poi sa, qui è tornato il fresco e per fortuna Beata Vergine di San Luca, per fortuna, che questa settimana sa la pressione m’è scesa a 90 e la salute non m’ha accompagnata tanto. Poi l’Italia ha vinto, ha saputo? Che poi signora cara, lei lo sa che tutto ciò che ci piace del calcio son quei bei cinazzi in pantaloncini. Quel nizzo lì poi è così bravino…dicono che è italiano però secondo me sarà un po’ meridionale pure lui. Scuro scuro com’è non sarà mica un po’ calabrese, che dice?
Bhè, insomma SignoraMia, io vorrei dirle che ci siam fatti delle gran ghignate e che il nostro bel Fiorda ha le spalle forti e larghe e che possiamo stare tranquille, farà strada il nostro bel ragasso.
È grande il nostro Fiorda, l’è un bel giandonazzo.
E anche i nostri regaz si, stanno tutti bene. Faticano un po’ ma vedesse come stan venendo su bene.
La saluto e le mando un abbraccio con tutta la serenità che nel cuore m’è tornata, finalmente.
Stia bene e saluti al caro Artemio.

Posted on Giu 16, 2014 in Canto meglio di Apicella | 0 comments

qualcosa è cambiato

Io forse ho un super potere perché mi capita spesso di sentire che qualcosa sta per succedere e quella cosa poi succede. Non prevedo le cose nello specifico, ma in linea parecchio generale e quando le percezioni diventano reali e i fatti mi cosano riesco a dire solo che si, lo sapevo già.
Uno dei miei amati dice che in realtà non ho alcun potere di previsione, semplicemente ho ben chiaro nella testa quel limite di sopportazione che mi porta a superare pigrizia e tristezza e a reagire verso il migliore dei mondi possibili.
Ma io non sono d’accordo perché riesco a prevedere anche l’arrivo delle tempeste.
Per esempio quando 13 mesi fa sapevo che quella tournè in giro per l’Europa non avrebbe superato la prima tappa, che il Portogallo l’avrei visto quel tanto che basta per sognarlo ancora e che tutto ciò che sarebbe venuto dopo avrebbe avuto il suono di un urlo straziante e ad oggi non ancora del tutto risolto. Ammesso che la cosa sia possibile.
O per esempio quando esattamente 26 mesi fa avevo capito che quella era la sua ultima carezza e che la telefonata di Stefano era tutt’altro che vera, che era necessario stringere la mano di mamma ancora più forte per prepararla alla perdita che di lì a poco le sorelle ci avrebbero annunciato.
E spesso mi sono chiesta se le mie previsioni sono state solo un modo per dire basta e la necessità che anche al dolore si può mettere la parola fine. Il fatto poi che in un paio di occasioni dire fine era dire morte, rende questa capacità di previsione ciò che in questi mesi mi ha svegliata di notte con la tachicardia, l’ansia e l’incapacità di farcela il giorno dopo, e il giorno dopo ancora.

A fine marzo ho avuto una nuova illuminazione. La tachicardia, l’ansia e l’incapacità sarebbero passate con l’arrivo di aprile, la primavera mi avrebbe rinvigorita al punto da poter ricevere solo bellezza e nuovi entusiasmi, e mai previsione è stata più azzeccata.
E’ arrivata la vita, quella nuova e che non vedi l’ora di conoscere per rendere giustizia e riconoscenza a quel miracolo bellissimo che nonostante tutto riesce ad essere la vita stessa. Non c’è più solo la certezza della morte, ma la certezza che è solo la fine e che prima c’è la vita e la sua capacità di tornare a sentirci umani.
Ci sono stati gli abbracci, quelli sotto il piumone, quelli cacio e pepe, quelli romagnoli, quelli bolognesi, quelli a forma di polpette di zucchine, quelli al thè sulla veranda, quelli al kaminwurtz, quelli bagnati, quelli veri che si raccontano, quelli alla birra e quelli alla maria.
Ci sono stati i lavoretti, quelli ben pagati e che ti permettono di andare a dormire con la certezza il giorno dopo di poter meritare l’affitto che paghi.
C’è stato il risparmio e la volontà di investire solo in ciò che si ritiene davvero importante.
Ci sono stati i ritorni, e più volte, utili a ricordare il valore immenso del tempo e la bellezza dell’attesa, e che non c’è vita peggiore del treno che non si è voluto prendere. E allora brava Antonellina, che tra l’autunno e l’inverno hai lavorato inconsapevole per l’arrivo della primavera e che a Natale ti sei costruita l’oroscopo speciale dell’anno che verrà. Non avevo calcolato i tempi né il carico di meraviglia che da quei treni è arrivato, ma credo di aver arato bene tutti i giorni, forse non sempre con diligenza, ma comunque con scrupolo sempre, per meritare la realizzazione della mia previsione di bellezza.

Un paio di giorni fa mi hanno dato una notizia che aspettavo da nove mesi e in cui ormai non speravo più. Fino a che non ne avrò certezza lascerò lo spumante in fresco, sono meridionale e anche un po’ scaramantica ma la bottiglia è lì pronta ed è bellissima e ha tutto il sapore della speranza a cui per mesi mi sono aggrappata.

Ho ricominciato a sognare e nel sogno vedo ancora tagliatelle, vino, braccia immense che ti tengono, treni che arrivano anche se poi ripartono, Piazza Maggiore alle 7 del mattino, ubriachi e carezze, racconti di una vita difficile da custodire, quella capacità di bussare alla tua porta e dire “ciao, mi chiamo meraviglia, mi apri?”.

Forse non si tratta di previsioni, forse è bastato solo fermarsi un attimo per riconciliarsi con il dolore, renderlo reale, piangere e ricominciare.
Si, qualcosa è cambiato.

Alla fine di un anno tribolato festeggiò come mai aveva festeggiato l’arrivo di altri dodici mesi pieni di casini e fioche speranze. Si sbronzò per ventisette giorni, quasi tutto gennaio, che non è poco. Dopodiché mise la testa in quadro e riprese a lavorare. Lavorò in ginocchio attorno a tronchi di legno e chino sopra fogli bianchi che riempiva con grafia minuta e fitta per intere notti, senza pace. Beveva e lavorava, lavorava e beveva finché non cantarono i cuculi. Era venuto il tempo di cambiare, sapeva che si deve partire a primavera per iniziare qualcosa di importante. Voleva prepararsi un posto buono lassù, in quella radura solitaria dove cervi e camosci, uccelli e vento, neve e pioggia sarebbero passati a salutarlo. E non avrebbero chiesto il conto, fatto domande, rotto le palle.

Come sasso nella corrente – M. Corona

Posted on Giu 12, 2014 in Torno perché avete bisogno di me | 4 comments