Avevo le valigie pronte per correre giù da te, poi tu mi hai detto “no, vengo io e ci godiamo la city”.
Avevo approntato tutto, il nostro letto, i tuoi asciugamani, lo spazzolino nuovo, le birre in frigo e le braccia spalancate al tuo “ciao cuore mio!” e l’abbraccio che a farla breve sono almeno trecento secondi. E mentre eri lì pronto con le valigie il dovere t’ha richiamato.
E che belli che siamo, tu mi chiami per dirmi che non puoi più venire nell’esatto momento in cui io ho scelto di ascoltare quel “Com’è profondo il mare” che quando te l’ho detto poi tu mi hai detto che siamo comunque vicini anche se lontani. Epperò non puoi più superare il Rubicone ma è solo questione di giorni, la lontananza per noi non è come il vento.
E allora io che faccio? Ripiego su quel libro che a letto insieme mi avresti letto e lo sai quanto mi piace quando mi leggi le storie.
Corro nella nostra libreria e si, è lui, sono proprio le pagine con cui mi sarei addormentata. Lo prendo, si lo prendo, così che leggendolo io riesca a sentire comunque la tua voce e al di là di quanto bello bellissimo possa essere il libro, quando tu mi leggi le cose io riesco a sentire davvero “la vòusa dla mi pòra ma”.
I tuoi abbracci corrono veloci lungo tutta la via Emilia ed è tutta la consolazione che riusciamo a darci.
Poi sono andata a quel concerto di quel gruppetto lì, che a noi ci piace ancora chiamarli complessi, che con il plaid gentilmente offerto ci siamo goduti. Ci siamo innamorati di quel bel ragazzone che ci cantava della tua Romagna in lingua russa, ci siamo stretti a noi e guai a sentirsi soli se sai che a pochi centimetri hai buona parte della bellezza di cui hai bisogno.
La prova del nove non c’è stata, è solo rimandata. E quindi va bene così perché vuol dire che dovrò aggiungere un mattone alla biografia che di me conservi, per tutto quel vivere che mi costa caro e a come i costi riescono comunque ad essere di gran lunga inferiori alla fatica che ho fatto per metterli insieme. Eppure quella fatica è per noi la più bella ambizione.

“Da la figa l’è avnù fura ènca la figa, 
oscia la figa!”

Posted on Mag 31, 2014 in Canto meglio di Apicella | 0 comments