Siete di una bellezza che mi fa commuovere.
Vi ascolto, discutiamo, non siamo quasi mai d’accordo ma riconosco in voi la bellezza del chi ti ama nonostante l’enorme diversità.
Mi piace ascoltare le vite degli altri, mi piace sentirvi raccontare e mi piace vedere che siete capaci di raccontarmi dei vostri insuccessi. Che sono i miei e di chissà chi altri.
Ascolto ciò che mi dite e se non al primo, al massimo secondo incontro mi raccontate i vostri drammi personali. Ho la capacità di catalizzare le vostre noie quotidiane, le custodisco, me ne prendo cura, non c’è niente di stupido in ciò che dite, siete belli perché vivi e capaci di emozioni fortissime.
Sorridete quando non avete voglia di farlo, piangete quanto non avreste mai pensato di poterlo fare con una conosciuta un paio d’ore prima. Mi raccontate le vostre vite difficili e anche se a parità di condizioni fino ad ora la mia ha vinto su tutte in termini di dispiaceri recenti e non risolti, continuo a vivere le vostre vite come se fossero mie e talmente mie che dei miei dispiaceri mi dimentico fino a sera.
Che voi non lo sapete ma i racconti dei vostri drammi quotidiani sono materia d’uso per tutte quelle volte in cui io non so proprio cosa fare.
Perché il più delle volte io non so davvero cosa fare. Eppure i vostri drammi, le vostre paure, le vostre incertezze fanno di voi degli esseri umani e così umani, ma talmente umani che siete bellissimi e proprio perché umani avete bisogno di amore.
Che meraviglia è la vita e quanto quel vostro raccontare mi fa star bene.
Vi ascolto e non rispondo quasi mai. Vi lascio raccontare e cosa volete che vi dica? Io soluzioni non ne ho e non pretendo di averne. Non ho perle né prospettive sul futuro, non ho algoritmi né incasellamenti per risolvere i vostri insoluti. Sono piccola e incapace di dire la parola giusta nel momento giusto. Farfuglio qualcosa, mi vesto dei vostri panni e mi sforzo di trovare il modo di. Ad avercelo il modo di, mannaggia.

Eppure laggiù c’è qualcuno a cui sento di dovere delle scuse, dei racconti e dei “ora ti spiego cosa mi è successo”. Ma come faccio a raccontarti di tutte le volte in cui ho saltato i fossi per la lunga e nell’esatto momento in cui ho provato il volo sono rimasta ferma e sospesa e dall’altra parte non ci sono mai arrivata? Che io ti penso tutti i giorni e in tutti i salti, ma visto che tu di salti ne fai di più grandi e più pericolosi tutti i giorni, io mi fermo sempre un attimo prima, quanto ti scrivo e poi cancello e poi rimando al giorno dopo e lo sai quanto sono brava nell’arte del rimando. Rimando i tuoi rimproveri e quel modo tuo e soltanto tuo di dirmi che sto sbagliando e ad ogni tuo rimprovero io fingo di darti torto, di smentire ciò che dici per tornare il giorno dopo a dirti che “si hai ragione ma comunque ho sempre ragione io anche quando ho torto”. Che stronzo che sei, cuore mio.
Però ti penso. Tutti i santi giorni.

Posted on Mag 25, 2014 in Giuro sulla testa dei miei figli | 5 comments