La mia è una vita meravigliosa.
La febbre e i muchi che arrivano fino alle unghie dei piedi non mi escludono dalla bellezza di un “ehi ciao come va, che bello rivederti”.
La tachipirina diventa una storia scritta sui muri di fronte casa e sembra scritta lì apposta per te.
Poi c’è Saragozza, il Meloncello, i muchi ma chissenefrega se alla fine del cammino hai la lucidità giusta per capire ciò che quel posto ti ha dato. E anche basta, che di bellezza ne hai avuta per 10 anni e ora c’è il mondo che ti aspetta e lo sai. Perché lo sai che in qualsiasi posto tu finisca sai che per dieci anni tu sei Bologna e “dimmi cosa vuoi e ti dirò dove andare”.
Ennò non è vero, io non sono Bologna ma da dieci anni ne respiro il profumo e ne assaporo il tedio e l’amore che questa città riesce a dare.
Si dice “sai di essere tornato a casa quando dalla tangenziale vedi lassù la Basilica di San Luca”.
Beato chi non c’è mai stato perché è ancora capace di cercare e sa che il mondo reale non inizia e non finisce con San Luca.
Sono 666 portici che collegano via Saragozza a San Luca. Ci siamo fermati un attimo prima quando il sole stava calando e c’era una piazza che aspettava te, soltanto te, per sapere che sei la persona giusta nel momento giusto. E quel momento giusto non è solo la piazza o un comizio o un cugino, ma il regalo bellissimo per qualcuno la cui quotidiana routine è scandita dal “boh bih bah chi lo sa”.
E anche se nel frattempo qualcuno con meschinità ha assunto la parte del salvatore di tre giovani figlie abbandonate ricalcando quella zona proibita del ricordo che con pudore cercano di difendere, chissenefrega se poi dall’altra parte abbiamo avuto la fortuna di incontrare qualcuno che riesce a rendere più lieve quel ricordo anche se solo per 48 ore.
Si chiama Londra, si chiama fatica, si chiama comizio e chi ci ha scelto come persone utili a rendere quella Londra, quella fatica, quel comizio come luoghi di cui poter un giorno raccontare.
Io ho una vita meravigliosa quando mi ritrovo in casa due personcine capaci di trascinarmi tra salumi, formaggi e vino per raccontarci di tutto ciò che non va.
E tra un bicchiere e l’altro, non voler tornare a casa perché lì c’è qualcuno che ti racconta di montagne e arrampicate e tutto ciò che ha visto tu nemmeno lo puoi immaginare. Ma fidati, ragazzo mio, tutto ciò che ho visto io nemmeno tu lo potrai mai immaginare. O comunque non te lo auguro.
E poi, come nella migliore delle situazioni, spunta il grillino di turno che come in una litania, ti dice che i tuoi discorsi sono più infornati che informati. E allora parliamone se vuoi, prima però lasciami emozionare con qualcuno capace di raccontarmi di montagne e scalate e paura e coraggio che io, piccola come sono, ho ancora bisogno di sapere prima che di convincerti. E allora facciamo che quel discorso sulla rivoluzione proletaria lo riprenderemo quando riuscirò a baciarmi i gomiti nell’esatto momento in cui sarò arrivata in cima alla mia montagna, che per quell’altro è roccia ma per me è ricordo e paura. E le cose, maledetta vita, a volte combaciano.
Che vita meravigliosa è la mia. Non c’è nemmeno bisogno di mettere il becco fuori casa per ritrovare qualcuno che con insistenza mi telefona e subito dopo mi citofona solo per sapere e raccontare e chiedermi se ho ancora la tachipirina e lo sciroppo e le coperte pesanti.
Che vita meravigliosa è la mia quando mi permette di lavarmi, vestirmi e prepararmi a degli incontri meravigliosi.

Non ti ho preso la verdura stasera, ma grazie per quei dieci minuti in cui ti racconterò del mondo bellissimo che mi è capitato.

Posted on Mag 21, 2014 in Giuro sulla testa dei miei figli | 0 comments