Sto facendo scorta di baci e carezze di uomini e donne della tua età.
Portano i loro nipoti nel centro commerciale, giocano e si divertono e sorridono. Mi presentano come la signorina che fa le domande, gli dicono “dì ciao alla signorina” e il loro ciao è stringermi il dito, mi sorridono e mi tirano i capelli.
Io gioco e sorrido e non sento più la fatica nella schiena e nelle gambe. Ecchissenefrega se da cinque diventeranno dieci o venti minuti, chissenefrega se strapperanno un foglio, chissenefrega se vedendoli andar via mi faranno ciao con la mano piccola e io rimarrò lì sola con la voglia di poter continuare a guardarli.

Ieri una signora di Minerbio mi ha detto che sono speciale, che l’amore di chi ci lascia è la sola eredità che conta. Poi mi ha chiesto se poteva darmi un bacio e me ne ha dati tre, stringendomi la testa tra le mani. E in quelle mani ho sentito tutta l’umanità che mi è stata negata.
La signora di Minerbio non conosce la nostra storia e non c’è stato bisogno che gliela raccontassi per fare tutto ciò di cui avevo bisogno. Due mani e un cuore grande, gli occhi di una bellezza disarmante e i baci di chi non vorrebbe saperti solo e triste e incapace di scegliere tra il fosso e la rimonta.

Tutti mi chiedono se sono parente di quell’altra Pascale, io gli dico “assolutamente no” e subito dopo avergli sorriso, sento l’immenso valore di quell’eredità che in quel cognome ci hai lasciato.
Saresti stato un nonno bellissimo, il più bello di tutti.

Posted on Mag 18, 2014 in Canto meglio di Apicella | 0 comments