Io non ho mai letto niente di Gabriel Garcia Marquez e so che la cosa disturba i tanti che “non lo hai maaaaiiii leeeeettooo?”.
No, non ho ancora letto niente della buon’anima, ma voi non avete mai letto Desiati e quindi tra voi e la bellezza il passo è ancora troppo, troppo lungo. Quindi no non ho letto Marquez, ma a colpevoli mancanze siamo 1 a 1, palla al centro.
E non ho nemmeno mai letto Erri De Luca, e non serve star qui a sgranare troppo gli occhi perché vale lo stesso discorso fatto per Marquez.
E vivo questa mia mancanza con la certezza che prima o poi lo affronterò, ce l’ho lì che dagli scaffali della Feltrinelli mi guarda e mi dice “arriverà il mio momento”. In attesa di quel momento, sono comunque felice di sapere che al mondo c’è un Erri De Luca che in un paese piccolo come l’Italia viene accusato di reato d’opinione per quella schifezza lì che chiamano Tav.
Nel frattempo investo in bellezza, con la meravigliosa sensazione della scoperta di non appartenere a nessun luogo, ma che di tutti i luoghi riesco a sentire con forza radici, sapori, vite familiari che si intrecciato in storie di paese. E so anche che prima o poi dovrò affrontare il paesello da cui vengo e che, a differenza di tutto il resto del mondo a cui si contrappone nella mia testa, mi fa paura perché a volte non basta essere belli per farsi amare.
Pensato e detto questo, mi capita poi di leggere questa cosa qui:

“Non si è di nessun posto finché non si ha un morto sotterra”. Questa frase incontrata in “Cent’anni di solitudine” mi ha dato una definizione carnale dell’appartenenza. Si è di un posto quando quel suolo e’ stato scavato per ospitare il corpo di un congiunto. Quella terra diventa abitata da una radice. Grazie americano del sud per la tua formula della cittadinanza.
Erri De Luca

E allora proseguiamo con il nostro viaggio di nozze immacolato, che ormai abbiamo una lista infinita di posti da visitare, nomi e cognomi a cui lasciare un fiore, storie lette a cui dare una scenografia finalmente non solo immaginata.
Perché la scoperta di quel pezzo di Himalaya in Sud-Tirol è un incastro perfetto di luoghi e di vite che quei posti hanno vissuto e sopravvivono ad oggi. E magari un giorno riuscirò anche a raggiungere Orsigna per sentire tutta la vita che è in quell’albero, nella forma del dono di un nonno a suo nipote. E sotto quelle bandiere tibetane ci fermeremo ancora una volta, per sentire tutta la terra sotto i nostri passi.

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Posted on Apr 23, 2014 in L'Italia è il paese che amo | 0 comments