E vabbè, cosa avrei dovuto fare? Rimanere a casa a chiedermi “come sarebbe stato se”? Per carità d’iddio!
Spettacolo delle 18.30, cinema Rialto, “Quando c’era Berlinguer”, regia di Walter Veltroni.
Azz, eh si, Uolter s’è dato al cinema.

Mi vesto, mi trucco, metto i fazzoletti in borsa e rimetto gli occhiali. Si va al cinema. Mi svesto di tutti i pregiudizi positivi sul protagonista, e di tutti i pregiudizi negativi sul regista. Si va.
Poltrone centrali orizzontalmente e verticalmente, mi siedo e aspetto che lo spettacolo abbia inizio. Libera da tutti quei retaggi che in passato mi hanno convinta a votare da una parte piuttosto che…si vabbè, ci mancherebbe altro.
E metto da parte anche le chiacchiere del buon Gino con cui per mesi sono rimasta chiusa nelle stanze della sezione dei DS per andare a lezione di sinistra. “Perché Antonellina il marxismo è stato questo, il leninismo quest’altro, lo stalinismo quest’altro ancora. Noi però eravamo diversi sai? Perché Antonellina, noi c’avevamo Berlinguer”. E ora? Gino ora lo incontro sempre al paesello nella sede della Cgil. Che lui ormai è un po’ anziano, ma sempre Beato. Fa il nonno Gino e io sono sempre felice quei giorni in cui, incontrandolo, mi fa una carezza e mi chiede se e quanto sono cresciuta da quei 16 anni in cui tra il partito e i ragazzi io preferivo sempre e comunque il partito.
Poi è arrivata la prima cotta adolescenziale che, ovviamente, era destinata ad un ragazzo del partito.

Ma dicevo, Berlinguer. Anzi no, Uolter.
‘ndo vai cretino? Ma che pensavi davvero di poter fare un film SU BERLINGUER con Movie maker? Ma che pensavi di emozionarmi con quei fogli di giornale tipo piuma di Forrest Gump nel prato secco di San Giovanni?
Che io di emozionare mi sono pure emozionata, ma il gioco per te è stato fin troppo facile.
“Ciao sono UolterVeltroni e voglio girare un film su Berlinguer. Posso intervistarti caro il mio Pietro Ingrao?”. “Ehi sto girando un film di Berlinguer, mi racconti com’è andato l’ultimo comizio?”. C’hai avuto culo Uolter, che se non fossi stato Uolter col cazzo avresti avuto accesso a tutto quel popò di roba lì, col cazzo la figlia Bianca ti avrebbe raccontato cosa significa perdere un padre anche quando tuo padre è Enrico Berlinguer.
Chiamala pure invidia se vuoi, ma il punto non è questo. Mi spieghi cosa c’entra Jovanotti? Ma che pensavi di potermi emozionare con Jovanotti? Ce l’hai piazzato lì per parlare a noi ggggiovani che, capre ignoranti e con ‘ste gran facce da pirla, all’inizio del film ti abbiamo detto che Berlinguer era boh bih bah chi lo sa?
E poi quegli spezzoni di cose che tanto ti piacciono piazzate lì senza nessun filo narrativo.
E Benigni che prende in braccio Berlinguer? Pensavi fosse scontato raccontare di quel bel giorno in cui una bell’anima ha abbracciato e coccolato un uomo come tutti quelli che lo amavano avrebbero voluto fare? Non credi che quelle immagini avrebbero raccontato, molto più di tutto il resto, ciò che quell’uomo rappresentava per voi tutti?
E invece no, mi hai fatto vedere le immagini di un sempre grasso ma sbarbato Giuliano Ferrara che tra un pugno chiuso e una bandiera rossa, era lì che marciava con te. E io cosa dovrei fare, ridere? Ennò scusa, ma non mi viene da ridere.
E, caro il mio Uolter, non sarebbe stato nemmeno scontato sentir dire a Gaber “perché Berlinguer era una brava persona”. Di ‘sti tempi, caro il mio Uolter, non è per niente scontato.
E invece no, continuiamo così, “continuiamo a farci del male” con Giuliano Ferrara che marcia.
Avresti potuto riscattare l’uomo politico che è in te con l’appassionato di cinema che è in te. E invece no, hai pensato che con qualche bel video, qualche intervista, una bella canzone alla Gino Paoli, il solito Servillo e la tua bella voce un po’ triste, ci saremmo tutti alzati in platea per applaudirti.
Che io non solo son rimasta lì incollata alla sedia, mi sono pure incazzata con quei dementi che intorno a me hanno fatto più casino che se, invece che al cinema, fossero rimasti sotto le coperte.
Ebbene si, signori miei, mentre passavano sul grande schermo i volti e i discorsi di Berlinguer e delle persone che lo hanno conosciuto e amato, in platea a Bologna c’era gente che limonava.
Ed è chiaro che la cosa mi ha inorridita quasi quanto le prime interviste ai ggggiovani ignari di una delle poche cose buone che ‘sto paese ha partorito.
Che poi, dico io, se vai al cinema a vedere un film su Berlinguer ci vai perché sei di sinistra, o perché all’epoca votavi a sinistra (e ora Grillo, poveretti), mica per limonare?

Uolter, la gente limonava durante il tuo film. Capisci il dramma? Capisci che c’è qualcosa di enormemente sbagliato in ciò che è stato e in ciò che hai fatto sotto tutti i punti di vista? Lo capisci questo Uolter?

Posted on Apr 3, 2014 in Scendo in campo | 2 comments