Quello che prima o poi tutti dovrebbero sapere prima di porgermi la mano e dirmi “ciao, piacere”.

Io sono un’ingenua, ma un’ingenua di quelle che prima di capire quanto bene ci possa essere, è lì che combatte per negarlo.
Io sono una di quelle a cui le cose devono apparire chiare, ma proprio chiare, se non addirittura scritte. Perché se le scrivi…ah bello mio, carta canta. L’hai detto? E che lo vuoi negare dopo averlo scritto? Dire puoi dire quello che vuoi, ma se lo scrivi io ci metto subito la cera con il mio sigillo, ci sputo su e alla prima deviazione lo ricaccio fuori. E lì poi so’ cazzi tuoi.
Io sono una di quelle ingenue che crede a chi chiedendole l’elemosina dice “sono messo male”, perché è giusto che io ti creda. Perché non hai motivo per mentirmi, tanto io spiccioli comunque non posso dartene, quindi a che serve che tu mi dica una bugia?
Io sono un’ingenua del tipo che se sei sbronzo e mi abbracci, io ci credo davvero nella tua volontà di chiudermi in un abbraccio. Se poi il giorno dopo mi incontri e mi dici “scusa sono stato molesto” io non ti credo, perché anche se eri sbronzo io alla bellezza di quell’abbraccio ci credo, perché ci voglio credere.
Se una volta mi dici “tranquilla ti aiuto io”, anche a distanza di anni e all’ennesima fatica, io mi sentirò sollevata dal fatto che quella volta lì mi hai detto “tranquilla ti aiuto io” e mi consola l’idea di poterti chiamare per dirti “ehi ciao, mi aiuti?”. Poi chiaramente non lo faccio ma anche solo la possibilità di poterlo fare mi fa stare bene.
Poi quando succede che non ce la faccio, e ultimamente succede spesso anche se sono Sailor Moon, e comunque non ti chiamo, tu rispunti e mi dici “perché non mi hai chiamato?”. E io lì allora mi arrabbio perché penso che con quel “tranquilla ti aiuto io”, tu hai siglato un patto d’acciaio con l’universo per cui senza bisogno che io te lo dica, tu arriverai in mio soccorso. Perché non ci vediamo e non ci sentiamo da mesi, ma proprio quel giorno l’universo ti avrà detto “chiamala” e tu mi hai chiamato. E guarda caso io quel giorno lì avevo esattamente bisogno di te. Quindi ascolta l’universo e chiamami una volta in più, perché in una di queste volte in più io avrò bisogno di sentirti, e sai anche che di mio non lo farò mai.
Io sono un’ingenua di quelle che non crede al rancore. Se per un po’ di tempo mi hai voluto bene più che ad altri non vedo il motivo per cui a distanza di tempo tu debba negarmi il tuo aiuto. Che poi, lo sai che io non lo chiedo mai, ma se lo chiedo è perché sono nel marcio più marcio, quindi sentiti speciale se fra tutti, nonostante tutto, io abbia chiamato proprio te. Che poi tu sia tendenzialmente un cretino e non abbia capito l’immane valore della richiesta e le conseguenze del tuo diniego, conferma il fatto che io sono talmente ingenua da non aver capito da subito che le persone belle come me hanno un’idea di umanità che quelli come te non hanno. Ma io sono un’ingenua, perché sta cosa era già nell’aria prima di conoscerti ma proprio perché sono un’ingenua, non ci ho mai creduto. E sono doppiamente ingenua perché nell’esatto momento in cui l’ho capito, ho pensato che insieme ci saremmo contaminati e quindi migliorati. Ah che ingenua.
E io sono talmente ingenua da non accorgermi che le conseguenze di tutto sto ambaradan sono peggiori dell’ambaradan stesso. Perché sono talmente ingenua da pensare che da quel momento in poi, per avercela fatta nonostante tutto, posso uscire viva da qualsiasi situazione. Che se da una parte mi son tolta dalle scarpe quei macigni di paura che non mi facevano camminare da sola e quindi tocca pure ringraziarti ma col cazzo che lo farò, dall’altra mi hai costretta ad una vita fatta di “no grazie, non ne ho bisogno” che mi fanno perdere il valore stesso del “ti aiuto io”. Come se quel “ti aiuto io” fosse dettato solo dalla circostanza. Che poi si, accade spesso che certe offerte di soccorso non siano proprio dettate da un impeto d’umanità, ma tante altre volte dietro quel “ti aiuto io” c’è un cuore, ci sono delle braccia pronte ad abbracciarti e delle mani che premono sulla schiena e a cui ripensi ogni volta che là fuori e anche dentro, è un brutto mondo. E che ingenua a non aver pensato prima a ciò che quel “ti aiuto io” potesse voler dire, non prima dell’arrivo di una mail che è arrivata a cascata nella pancia e che conserverai per tutte quelle volte che non avrai più ben chiaro il senso di certe cose.
E poi ci sono quelle persone che non ti diranno mai “ti aiuto io”, ma sanno esattamente ciò di cui hai bisogno e sanno esattamente come soddisfare quel tuo bisogno. E quindi ti propongono una fuga romantica romana con un itinerario preciso, i luoghi che della capitale non hai mai visto e di cui hai sempre detto “prima o poi ci andrò”. Quel tipo di persone che sanno quanto tu abbia letto e amato Frida Kahlo e alla prima occasione son lì pronte con orari, indirizzi, biglietti e “andiamoci a godere questa grande bellezza”. Ecco, quel cuore lì che sa esattamente ciò di cui tu hai bisogno e ti ha imposto un “si, vengo”, perché alla fine lo sai che lui ha ragione, perché è lo stesso cuore che ha rinunciato alla sua tranquillità di provincia per correre da te nella city, pronto ad offrirti il soccorso di cui hai bisogno senza nemmeno il bisogno di invito. E follia sia. Che io ora non sono proprio una figlia di Rockfeller ma perdio, il cuore sa anche questo e anche in questo ha fatto in modo che la risposta sia stata “si, vengo”.
Che poi è vero, io sono un’ingenua di quel tipo di cui sopra, ma è anche vero che sono anche abbastanza intelligente per rendermi conto che quel “si, vengo” è la cosa più intelligente che ho detto negli ultimi sei mesi. E credo, proprio perché a volte sono intelligente, che quel “si, vengo” sia venuto fuori dalla pancia. Che se ci avessi pensato anche solo per 5 minuti il risultato non sarebbe stato esattamente lo stesso.
Bene, io tra qualche ora ho un colloquio per una roba fighissima e visto che ho capito che le cose intelligenti mi vengono più dalla pancia che dalla testa, ho giusto qualche ora per cercare di capire come venirne a capo senza dover per forza dar voce ai gorgoglii intestinali.
Facciamo che intanto comincio decidendo il dress-code, convinta (perché sta personcina qui la conosco vecchia) che non me ne frega proprio un cazzo di che maglia infilarmi e non per mancanza di riverenza verso voialtri disposti ad offrirmi un lavoro, ma perché so che proprio a voi, di come mi vesto, non frega una beneamata mazza.

Intanto la colonna sonora della giornata c’è…cama cama cama camiiiiliaaaaa…e via dicendo.

Posted on Mar 12, 2014 in Canto meglio di Apicella | 2 comments